“Ora bisognerà vedere cosa nascerà da Toska, da questo bocciolo, che promette bene, ma che andrà nutrito con tanta pazienza e con i giusti elementi. Con i Gomma ci rivediamo fra qualche anno e con aspettative altissime”. Così si chiudeva la nostra recensione al disco di debutto dei Gomma. Sono passati due anni, un EP di transizione (Vacanza) e i Gomma sono tornati con il loro secondo album Sacrosanto, un disco di 28 minuti densissimo di idee, suoni e parole che squarcia ogni pregiudizio sulla band casertana, rispetta le aspettative e dimostra che anche dall’enorme deserto musicale italiano può nascere qualcosa che potrebbe – il tempo ce lo confermerà – ridefinire il panorama musicale alternative-rock nostrano.

E i Gomma lo fanno senza cercare rivoluzioni sonore forzate, ma semplicemente evolvendosi e lasciando che i semi piantati due anni fa con Toska diano i suoi frutti. Frutti meno acerbi e meno amari rispetto al passato. Le radici di Sacrosanto affondano nello stesso terreno musicale del predecessore: l’importante tradizione emocore italiana e il punk – più nell’attitudine che nei suoni – a cui si aggiunge una più marcata influenza alternative rock. Ma il passo da gigante fatto dai Gomma, oltre che da un importante miglioramento tecnico di esecuzione e produzione, è da attribuirsi alle idee.

I fantasmi non parlano sull’uscio
A spiare rimangono
Non sanno fare altro
Non sanno fare altro

Fantasmi

In ogni brano di Gomma ce n’è almeno una, melodica o testuale, ottima; nei casi migliori sembra di ascoltare un gruppo in piena esplosione creativa, ma in pieno controllo degli strumenti. “Fantasmi” mette subito in chiaro la faccenda: un brano strutturato con intrecci melodici complessi e poi la voce di Ilaria Formisano, non più urlata, ma controllata e meno spontanea – e nel suo caso è un bene. Il pezzo di apertura delinea anche l’immaginario testuale del disco: dopo la fase post-adolescenziale bisogna cominciare a fare i conti con la vita, con i fantasmi che la invadono, nascosti nei luoghi fisici o mentali più disparati, e con il fatto di diventare fantasmi noi stessi. Un’aura di sacralità profana che permea tutto il disco.

Disco che scorre come un fulmine. “Pessima Idea” inizia come un pezzo dei Fine Before You Came e finisce come uno dei Verdena stile Solo Un Grande Sasso. A unire due mondi così lontani ci pensa la chitarra di Giovanni Fusco, autore dei brani del disco, che si muove agilmente fra i diversi stili, da cui nasce il suo, composito, ma originale allo stesso tempo, visibile in tutta la sua potenza in “Quarto Piano”, il manifesto dell’evoluzione dei Gomma. Da molto tempo in Italia testo e melodie non si sposavano in modo così perfetto, creando un’atmosfera cupa, nostalgica, intrappolata fra gli arpeggi di chitarra e poi di colpo, nel sorprendente finale, liberatoria.

Lo stesso mood, ma in una forma meno strutturata e più diretta, si ritrova nel cuore del disco in “Strade” e “Come va, Paolo”. In quest’ultimo brano c’è la chiave di volta che definisce anche la macrostruttura di Sacrosanto: nel finale il pezzo esplode aprendo la seconda parte del disco, più frenetica e punk della prima. È evidente la voglia di costruire l’andatura dell’album: così “Balordi”, basato su un semplice riff di chitarra, da possibile punto debole si trasforma, con il suo testo da pseudo-dissing verso i trapper, in una pausa utile a stemperare la tensione emotiva. Ma è un inganno: gli accordi in minore di “Animali”, che ricorda – da qui forse l’assonanza con il nome – i Fast Animals and Slow Kids, e la sua martellante sezione ritmica ci risbattono in faccia la nostalgia delle stagioni passate, di ciò che è andato perso.

L’inverno rompeva tutte
Le lampadine che
Fanno durare il giorno
Fino a notte

Animali

“Tamburo” è il colpo di grazia. Una sedia vuota, gli sguardi a terra, una persona che se n’è andata e qualcuno che forse non ha fatto abbastanza per evitarlo. Di nuovo testo e musica sono in simbiosi perfetta. Il brano dura due minuti, ma si unisce in modo naturale con “Santa Messa” a costruire l’unità finale di Sacrosanto. Le ultime martellate, gli ultimi dei tanti arpeggi di chitarra e le ultime parole.

“La messa è finita, andate in pace”: chiude con un tocco di amara ironia, ricollegandosi all’inizio del disco, la (nuova) voce dei Gomma. La sensazione finale è quella di aver attraversato qualcosa di importante, per i Gomma e per l’ascoltatore: la potenza melodica e strumentale di Sacrosanto lascia il segno. Vedremo se lo lascerà anche nel deserto musicale italiano, che da diversi anni, soprattutto se si considera la superficie e poco più, non vedeva nascere qualcosa di così importante. Sicuramente nella discografia dei Gomma, e non solo, da ora in poi c’è un marchio indelebile.