Il quartetto di Oxford dopo l’incredibile successo di “Zaba”, loro primo disco ufficiale, torna dopo due anni con How To Be A Human Being, disco che li apre a nuovi orizzonti che vi racconteremo senza fronzoli in 5 punti.

Chi sono i Glass Animals?
Il disco
Tracce migliori
La svolta
Conclusioni

CHI SONO I GLASS ANIMALS?

I Glass Animals nascono nel 2012 aprendo la loro carriera discografica con il loro primo EP “Leaflings”. Vengono subito notati da Paul Epworth, noto produttore di Adele e Florence And The Machine, che rimane colpito dalla band durante una loro esibizione a Londra. Nel 2014 esce così “Zaba”, disco d’esordio che li ha portati al successo vendendo mezzo milione di copie in tutto il mondo e che ha ricevuto anche dalla critica diversi elogi. Un vero e proprio disco rivelazione che ha fatto sin dall’inizio i Glass Animals un vero e proprio marchio distinto. A due anni di distanza è arrivato How To Be A Human Being, album che apre la seconda parte della loro già fervente carriera.

IL DISCO

Appena uscito, How To be A Human Being è stato concepito come il “post-Zaba”, e quindi un disco che ha definito i nuovi territori che la band ha intenzione di esplorare. Con “Zaba”, il gruppo si addentrò in un viaggio esotico ma elegante, figlio di una certa coerenza e compattezza che li accompagnava ad ogni traccia. Nacque uno spassionato art-pop che è diventato poi il loro cavallo di battaglia. Con questa nuova uscità, però, le cose sono destinate a cambiare; il viaggio esotico nella giungla proposto nel disco d’esordio, si sposta in uno scenario molto più metropolitano, consapevole e definito. I Glass Animals scelgono di imboccare il versante di un fiume selvaggio per ritrovarsi nella scarna realtà cittadina. “Life Itself” e “Youth”, prime due tracce del disco, fanno da testimone al passato della band portando con sè delle sfumature impervie che si mischiano alla nuova realtà che avanza. Nei testi si fanno cenni, a volte beffardi, alla quotidianità che si sposano a dovere con suoni caotici concepiti di proposito per rendere al meglio il concetto urbano proposto e “Season 2 Episode 3” costituisce la prova con un modus operandi 8 bit. Gli stessi suoni caotici che accompagnano a grandi linee tutta la produzione del resto. In “Pork Soda” prende piede in modo deciso il retrogusto pop, risultando per nulla banale e fine a se stesso. La peculiarità più importante dei Glass Animals che salta da sempre all’orecchio è quella di accostare la sperimentazione alla leggerezza, creando una forma di espressione diversa, ben calibrata ed originale. “Cane Shuga”, “The Other Side Of Paradise” e “Take a Slice” si aprono all’ideale hip-hop, risultando meno eleganti delle precedenti produzioni, ma rendendo perfettamente il percorso che la band ha intenzione di intraprendere.

TRACCE MIGLIORI

Sarà che un po’ fanno sentire la loro mancanza i suoni selvaggi e pittoreschi tipici da giungla, ma fra i pezzi migliori risultano “Youth” e “Life Itself” che con le loro influenze tutte acquisite da “Zaba” portano indietro nel tempo. Ciò non toglie che il nuovo ordine stabilito dalla band non sia stato capace di portare brani degni di nota: “Season 2 Episode 3” e “Pork Soda” riescono a risultare empatiche col vivere quotidiano, risultando cariche d’energia ed ironiche allo stesso tempo.

LA SVOLTA

Reduci da “Zaba”, disco che ha fatto di loro una delle band emergenti più importanti di qualche anno fa, i Glass Animals sono tornati alla ribalta scegliendo di spostarsi dai suoni tribali, complessi e studiati a qualcosa di decisamente più leggero. Il tutto senza mai abbandonare la sperimentazione, mettendo insieme immediatezza e complessità in un connubio che fa di loro ancora dei validi maestri, seppur non ai livelli del disco d’esordio. Dave Bayley, loro frontman, è l’artefice principale di questo svolta melodica/hip hop essendo sin dall’adolscenza amante del genere. La strada intrapresa è contornata da sfumature hip hop e una retroguardia pop che orchestra il tutto, senza lasciare indietro ciò da cui sono nati.

CONCLUSIONI

How To Be A Human Being è il disco dove i Glass Animals hanno tentato il primo azzardo e che costituisce la seconda parte della loro carriera, dove per sopravvivere il tasso d’innovazione deve mantenersi sempre alto. Il quartetto di Oxford ci riesce con qualche riserva giustificata dalla tanta strada che c’è ancora da fare, senza però deludere e lasciando tanti spiragli aperti per il prossimo futuro.