Era da un po’ di tempo che Nayvadius D. Wilburn, in arte Future, cercava di dirci qualcosa.

Il pater familias della trap, primo mescitore di purple drank e indimenticato amatore dei motori francesi più prestigiosi, a meno di due settimane dall’uscita di FUTURE, un disco tutto sommato rassicurante (ego straripante, autotune, skrrt-skrrt), sceglie di giocare a carte scoperte con un nuovo disco dal titolo tanto povero di vocali quanto ricco di suggestioni: HNDRXX.

Con HNDRXX il rapper di Atlanta inaugura un nuovo ciclo della sua già piuttosto prolifica produzione artistica, quello confidenziale e intimista. Il vento dell’R’n’B sta soffiando forte e il nostro Future è sufficientemente lupo di mare da capire che è giunto il momento di assecondarlo.

Il senso profondo del disco è semplice quanto potente: Future non è soltanto un fenomenale catalizzatore di soldi e successo. E’ un uomo e come tale a volte ha bisogno di prendersi il suo tempo e di leccarsi le ferite: la ferita in questione è unsurprusingly la separazione (neanche troppo recente per la verità) da Ciara, consumatasi a colpi di tweet e saggi di shaming affatto urbani.

Pur genuinamente convinto a mettere da parte la corazza da gangsta per parlare finalmente in maniera onesta di sé stesso, Future non parte proprio benissimo. My Collection vorrebbe essere la prima mossa di un processo sincero di riconciliazione (Left every pair fo Margielas at the condo/technically i never packed up and leave/left 80 racks in the dresser you can keep) ma quel “Even if I hit you once you part of my collection” ci mantiene ben piantati in territorio Pluto (ma esattamente lo stesso si potrebbe dire di Looking Exotic).

Rispetto ai suoi predecessori tuttavia HNDRXX può vantare anche collaborazioni di un certo spessore: Coming Out Strong, dove ben figura un professionista dell’ autocommiserazione come The Weeknd (si scheza, Abel, si scherza), rappresenta un momento di pregevole introspezione dove la produzione sfuggente à la Kissland di High Klassified si sposa perfettamente con l’attitudine passive-aggressive del brano (quel costante “do you know who i am?” racchiude in maniera abbastanza esaustiva buona parte dell’ R’n’B degli ultimi 5 anni). Ad aprire una breccia nelle tesi granitiche di Future, (illustre teorico del grande topos these bitches ain’t loyal), giunge più che mai gradito Incredible, un fruscìo di synth squisitamente ‘80s degno del miglior Johnny Jewel.

Se il duetto con Rihanna in Selfish si limita a riproporre tutto quello che di buono avevamo sentito nella loro precedente collaborazione, Loveeeeeee Song, con I Thank U Future riesce ad esprimere a pieno la valenza catartica delle frizioni e della sofferenza dissimulata dietro a HNDRXX, “Girl I thank u ‘cause you make me hustle”: ammettere di poter migliorarsi deve essere in fin dei conti il presupposto con cui Future ha deciso di misurarsi con un disco tanto diverso dai suoi lavori precedenti.

Sorry, traccia fiume prodotta da Metro Booming che chiude il disco e chiaro riferimento alla rottura con Ciara, fotografa bene in un certo senso le contraddizioni che accompagnano la transizione importante vissuta dal nostro Future. “It’s hard to caress you/All your bad energy, it’s hard to bless you”: una boccata d’aria in una nottata più afosa del solito.