Kieran Hebden, alias Four Tet, fa parte della seconda generazione di artisti IDM (Intelligent dance music), l’antipaticissimo acronimo che significa la musica di Aphex Twin, Autechre, Boards Of Canada e compagnia. Four Tet, inseme a Burial, Oneohtrix Point Never, Jon Hopkins e altri, è un figlio di quegli anni ’90, gli anni della fine del rock e dell’invasione elettronica. Poi Internet ha mischiato le carte, i generi sono praticamente scomparsi e a ormai 14 anni da Rounds, il capolavoro di Four Tet, anche gli artisti della seconda generazione sono al capolinea del loro viaggio musicale. Proprio qui si collocano gli ultimi lavori di Burial, Tim Hecker, ma anche dei “sopravvissuti” Autechre e Aphex Twin. E proprio qui si colloca New Energy, l’ultimo disco di Four Tet, una splendida summa elettronica che chiude un percorso lungo decenni.

Sembra infatti di entrare in un mondo distante, ma familiare, almeno per tutti gli appassionati di musica elettronica. Fin dal primo breve brano del disco, Alap, che ci ricorda il Four Tet di Rounds, quello capace di scaldare i tiepidi, anzi freddi, suoni elettronici. Stesso discorso per Two Thousand and Seventeen, con il soffice ritmo alla Boards Of Canada sovrastato da un loop di Sitar, che ci riporta nel 2003, a brani come Hands. È un inizio folgorante, per quanto intimo, che prosegue a bassa intensità anche con LA Trance, in cui spicca un pluck non dissimile dal suono su cui è costruita On, il classico di Aphex Twin del 1993.

Nel corso della sua carriera Kieran ha saputo anche sperimentare e toccare territori più vicini alla microhouse e alla techno, soprattutto nei suoi ultimi dischi. Ed ecco che anche questo capitolo della sua storia musicale ritorna, con l’aumentare del ritmo, in Lush e Scientists. Soprattutto nella seconda si sente ancora Aphex Twin, stavolta non quello degli anni ’90, ma quello più recente di Syro. Nel brano ci sono anche i suoni acustici tanto cari a Four Tet: di nuovo il Sitar, un inedito assolo di tromba e un sample vocale, che vanno a chiudere uno dei brani più riusciti del disco.

A seguire, la breve Falls 2 ci introduce nel cuore del disco, verso due brani tanto diversi quanto rappresentativi di tutto New Energy. Il primo è You Are Loved, un richiamo ai ritmi jungle intriso di timidezza acustica, con i suoni elettronici che si intrecciano e fanno a gara per emergere, su un tappeto di sintetizzatori alla Brian Eno versione Music For Airports. Il secondo è SW9 SL, che già dal nome, cifrato e meccanico, ci parla delle ore piccole in un club di Londra inondato da techno sincopata condita con arpeggi di Arp 2600.

Ad aprire la parte finale del disco c’è un altro breve frammento, 10 Midi, un brano che sembra strizzare l’occhio al minimalismo di Steve Reich. Memories è un altro pezzo che ci racconta molto con il solo titolo. La memoria stavolta ritorna negli anni delle collaborazioni con Burial, alla dubstep, sempre contaminata dal calore acustico dei sample creati, o scovati, da Kieran. In Daughter invece ritorna il prepotente uso dei sample vocali, e nel sottofondo riappare anche il pianoforte, protagonista del già citato Rounds, che ci accompagna verso l’ultimo frammento ambient, Gentle Soul, e poi verso l’ultimo brano del disco, Planet, intriso di influenze musicali indiane, che vanno a scontrarsi con le drum machine europee.

New Energy non è un disco originale, ma non pretende nemmeno di esserlo. È la chiusura di un cerchio dovuta e forse anche cercata da Four Tet, che dimostra di non avere paura del passato, suo e dei suoi compagni di viaggio elettronici, anche conscio del fatto che il suo percorso sperimentale è finito, che bisogna passare la mano a un’altra generazione. Niente è meglio di un disco come questo per farlo.