Crescere ed andare via, prima o poi tutti dobbiamo affrontare questo scoglio. Allontanarsi dai luoghi che ci hanno tirato su e ci hanno formato è sempre un processo difficile e tortuoso, e ahimè non tutti ci riescono. Aaron Powell è uno che di addii ne sa qualcosa e quando si vede costretto ad abbandonare la sua città natale decide di incidere un disco, Captain pubblicato sotto il moniker di Fog Lake.
Lui già conosciuto nell’ambiente Lo-fi indie si lascia andare ad una scrittura grigia e molto introversa per dire addio alla città che lo ha visto crescere e muovere i primi passi nel mondo della musica.

Wave goodbye to the dreams you never had
I’ve been a stray too long
I think I know what’s wrong
But I’m going nowhere fast
I’m going nowhere fast
I’m going nowhere fast

Se avete familiarità con le atmosfere Dream-pop/lo-fi beh questo è il disco giusto per voi, un disco dalle atmosfere gallegianti quasi surreali, la voce che riecheggia in spazi grandissimi quasi a voler abbracciare tutto il possibile. Si vede bene nell’opening track Dinosaur; le chitarre che arpeggiano in sottofondo e la voce che viene da lontano, quasi a voler già prendere le distanze da qualcosa che ormai non ci appartiene più.
È un’addio lento e per niente indolore quello che prende vita in questo album scritto, sembra, in riva all’oceano di notte; un’ultimo ballo con la persona che ami, così posso definire questo disco.

There’s a part of me that never wants to see you again
And there’s a part of me that needs you now
I don’t why my brain was wired fifty fifty but now
It seems I’m the only one oblivious

Il dualismo profondo che traspare dalla splendida ballata California è un filo che attraversa tutto l’album e non trova risposta: la voglia di partire e la voglia di restare; concludendo il tutto con i versi “But I’m not sure I wanna die slow/My heart’s still broken/But something would have done it somehow/Some things just never end up like you thought”.
L’atmosfera è tutt’altro che pesante però, ci viene tutto presentato con una leggerezza disarmante tra intrecci di chitarre acustiche e tastiere piene di riverbero Goldmine, ascoltatela e saprete di cosa sto parlando e nel caso voi doveste trovarvi nel bel mezzo di una notte insonne, beh, mettete su questo disco, vi farà compagnia.

No I don’t care if you’re dying out east
I’ll be coloring the walls with my head up
And every time you spill blood I’ll clean it up
If you just leave me alone

There’s something in those words
You sing that to me
Could only mean nothing
I don’t care if you’re dying out east