Pleasure mi ricorda i racconti della scrittrice americana Amy Hempel per due motivi. Il primo riguarda lo stile, la scrittura della Hempel è minimalista e le nuove 11 canzoni di Feist sono la massima espressione del termine. Le tracce sono concepite con al centro una chitarra e la voce, con piccoli arrangiamenti solo dove necessari. Il secondo motivo riguarda le tematiche, in entrambi i casi focalizzate nel superamento di periodi “difficili” concentrandosi nelle emozioni della quotidianità. Le due poi, si assomigliano in modo favoloso in “A Man Is Not His Song”

A man is not his song

A song is a promise

If a man is just his song

Then the song is beyond us

Tutto questo preambolo per dire che Leslie conosce gli uomini e che Pleasure è meraviglioso nella sua semplicità, sia nei testi che nel sound. Quello che senti in sottofondo non è un errore, un mixaggio fatto male, un’effetto per suonare vintage. È il brusio della stanza dove ha registrato un album interno quasi in presa diretta, come se fosse una performance live. I grilli, i rumori della strada che senti in “Any Party” appartengono a quella quotidianità accennata prima, evidenziata chiaramente canzone dopo canzone, facendo di tracce come “I Wish I Didn’t Miss You” amari manifesti d’amore.

Grezzo e ruvido, Pleusure è un’album sincero, dove i dettagli si trovano tra le corde di una chitarra acustica e una voce ricca di pathos e di storie da raccontare. Al contrario di artisti come Father John Misty, Feist non racconta ciò che vede, ma canta quello che vive. Si sa che ha avuto periodi di depressione, ma che ne sia uscita non lo sappiamo. Sono passati 6 anni dal melanconico Metals e la soluzione all’utopico “stare bene” l’ha trovata nell’artigianato, nel costruirsi una sedia o una mensola (no, non sto delirando, lo dice a Pitchfork in questa bellissima intervista). Sedia o mensola che sia, i sentimenti presenti nel nuovo album vanno dalla solitudine al piacere passando per il rifiuto, allontanandosi però dalla tristezza ed entrando nell’intimità.

Ascoltando Pleasure non diresti che Leslie Feist ha 41 anni e neanche che la sua musica è finita nelle pubblicità di tutto il mondo. Scrollatasi dalle spalle “1,2,3,4” riesce a mantenere una voce dolce e affascinante, avvicinandosi comunque alle radici punk dell’adolescenza. Si fa aiutare da Jarvis Cocker dei Pulp per la vera perla dell’album, Century, dove riassume con decisione l’essenza dell’album. Perché con Pleasure Feist esce dal tempo, esce dai secoli, si siede con una chitarra acustica e comincia a contare i 3,153,600,000 secondi.