Sirene di polizia, subbugli tra la folla, spari diretti chissà dove e per quale motivo. Non poteva aprirsi in maniera più emblematica il nuovo album di Fatima Al Qadiri; una delle artiste più interessanti della Hyperdub, nota etichetta discografica specializzata in “musica elettronica” (anche se è ancora da capire cosa si intenda davvero con queste due parole). L’atmosfera si fa densa, cupa, e quello che all’apparenza potrebbe sembrare un album qualunque in realtà si fa forte di un messaggio sociale e culturale di più ampio respiro. Brute; come la forza, positiva o negativa che sia, che muove il nostro universo.

I suoni di Fatima Al Qadiri ci riportano immediatamente in una realtà a noi estranea. Un medio-oriente pervaso e distrutto dalle più oscure minacce; in una società in cui l’emancipazione della donna può essere considerata ancora un miraggio. È un affresco tenebroso di un mondo che molti noi percepiscono filtrato attraverso giornali e tv; impossibilitati a vivere in un luogo tanto affascinante quanto dannato. Ma la sua autrice, a tutti gli effetti un’ottima (non la migliore) producer, ha la pretesa di espandere questa parziale visione in un ambiente più ampio; ovvero il mondo intero.

Brute è un album che riflette appieno la delusione e il disagio di Fatima Al Qadiri per un modo di vivere che non le piace e che la tormenta. E se analizzata da questo punto di vista si può assolutamente parlare di un’opera riuscita in ogni sua parte. I campionamenti e i suoni modulati fanno da tramite tra le nostre più vive emozioni e il concetto esistenziale che muove l’intera opera. Forse la sua autrice, non rivoluzionando da un punto di vista tecnico / formale, è riuscita comunque in una sfida tutt’altro che facile: dare significato e senso al “suono”. Inteso nella sua accezione più pura e primordiale.

In tutto Brute non c’è una parola; ma il suo messaggio è assolutamente chiaro. E questo, lasciatemelo dire, non è cosa che tutti riescono a fare. Allo stesso modo, però, si rischia di cadere “nell’eccesso enfatico”; ovvero in quella costante ricerca di un significato estremo in qualcosa di molto meno complesso. Bellissima l’idea del disagio sociale e la ricerca sonora che con essa si sviluppa. Discorso diverso è invece cercare di capire come sia la realtà; nella sua dimensione più oggettiva. Sempre se, ovviamente, sia possibile stabilirlo.
Da questo punto di vista non bisognerebbe prendere come oro colato Brute, un’introspezione passata attraverso la mente di un’ottima producer ma, al tempo stesso, di una donna fragile e sensibile.

Fra i sample più stravaganti e le sonorità più eteree, Fatima Al Qadiri è riuscita a produrre un album riuscito che conferma per l’ennesima volta le sue qualità. Non è cosa da tutti trovare una forte componente spirituale e concettuale nella musica elettronica. E lei indubbiamente ci è riuscita. Ma attenti a  non scambiare questa musica per una reale rappresentazione di ciò che ci sta attorno tutti i giorni. La sua componente soggettiva è tanto, forse troppo, estremizzata.

Un album da vivere; forse in altri universi.

 

Elia Preto Martini
Twitter: @epretomartini
In collaborazione con: HOME
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