“This Album is a letter for myself”, questo Disco è una lettera per me stessa.
Così Elena Tonra descrive il suo primo disco da solista, sotto il nome d’arte Ex:Re; si avete capito bene, la stessa Elena cantante e chitarrista dei Daughter, autori di 3 album ormai patrimonio del collettivo comune. Non per farvelo notare ma le aspettative sarebbero state enormi, se non fosse che abbiamo avuto solo quattro giorni per realizzare e capire che la Tonra avrebbe rilasciato un album solista. Aveva già deciso di sorprenderci, o magari, scelta più saggia, smorzare l’hype che si sarebbe venuto a creare, facendo circolare la notizia mesi e mesi prima; grazie a dio, mi viene da aggiungere.


Although the record is written for someone, a lot of the time it’s about the space without that person in it. In every scenario, there’s either the person in memory or the noticeable absence of that person in the present moment. I suppose it is a break-up record, however I do not talk about the relationship at all, and he hardly features in the scenes. He is only felt as a ghostly presence.”

Elena Tonra parla del suo album.

Si, avete capito benissimo, nel disco la Tonra si lascia andare e parla della fine, rottura, di un rapporto; eppure il diretto interessato, a cui sembra puntare il dito questo disco non si fa mai presenza, fluttua come un fantasma tra le centinaia di parole e versi. La contrapposizione Assenza/Presenza è la sensazione che più comanda l’album e le parole della cantante; le tracce di lui sparse nelle canzoni, il suo corpo assente e i sentimenti ancora vivi dentro un corpo che pulsa, si scaglia ad occhi chiusi sulla vita ma che, alla fine, torna sempre a quei sentimenti.


Leave me question where your heart lands
How you open-wounded withstand
Leave me into some false pretense
I will ruin you in a second
Leave it up to interpretation
Open-ended invitation
In your wedding, I can crush it
Whisper in your ear “God, I missed you”
It’s been too much, I can’t stand it

Da Where The Time Went

Così ci troviamo intrappolati nell’ipnotizzante voce di Elena, stesi sul divano ad ascoltarla sussurrare e cantare del fantasma che vede e che le manca, come in New York monologo ubriaco che ci porta a scoprire le vie della grande mela e, i coetanei della cantante che mettono su famiglia, mentre lei è lì da sola, fragile, “Hallucinating”. Pare quasi di scorgere un filo sottile che ci porta dalla delicata opening track al finale delicato di My Heart; una certa coerenza al discorso che stiamo affrontando, tra il grunge accennato di Crushing e le due tracce finali, un piano per la sognante 5AM; una chitarra ed un sussurro per la già citata ending.
Se c’è qualcosa nella quale la Tonra eccelle, quella cosa è saper cantare il dolore come poche altre persone; la genuinità con cui scrive e la precisione con cui l’ascoltatore si identifica in quei sentimenti è di una bellezza disarmante.

Gli ultimi mesi del 2018 ci hanno regalato un disco di una bellezza disarmante, presentato con una semplicità e una delicatezza fuori dal mondo. Preservarlo dall’hype che contagia qualsiasi produzione in uscita è stata una mossa stra-azzeccata.
Ma ve lo confesso, chi vi scrive ha una cotta per la Tonra dal lontano 2011, quando alle mie orecchie giunse l’EP His Young Heart.


Oh the artist shall suffer
‘Cause he’s scratching his back
Till there’s blood on his nails
Will you make yourself ill with the lies that you tell?
Still, in your hands, in your hands, my heart
My heart, my heart, my heart

Da My Heart