Forte dei successi ottenuti nei contest di freestyle e di una solida carriera musicale (sia in solitaria che con i OneMic), Ensi ci presenta il suo quinto disco solista: V. Nel complesso l’album scorre senza intoppi, anzi si lascia ascoltare piuttosto bene; la qualità –sia dei testi che delle produzioni- non è discutibile, tuttavia la vera carenza di questo lavoro si manifesta dal punto di vista contenutistico: anche molti dei pezzi che trattano argomenti diversi dal classico “ego-trip” celano un atteggiamento arrogante e combattivo di sottofondo che è difficile non notare.
Se, da una parte, ascoltando Ensi ci si aspetta un’attitudine “da battle” carica di foga e aggressività, dall’altra, conoscendo le capacità di scrittura del rapper, non sarebbe poi così irragionevole desiderare qualcosa di più profondo e riflessivo.
Il disco, pur non avendo un filo conduttore che accompagna dall’inizio alla fine, è diviso in due metà: la prima raccoglie le tracce aggressive e cariche, mentre la seconda quelle un po’ più introspettive e personali.

Ognuno coi suoi drammi chiuso in un garage a fumare fino a tardi e immaginare noi da grandi. E ora che siamo grandi dimmi che si fa

Il primo pezzo, Ribelli senza causa, è un viaggio nel passato, che racconta le aspettative dell’artista e di un po’ tutta la sua generazione –della quale Ensi è sempre stato il fiero portavoce- e nello specifico di come tutti sono cresciuti in bilico tra il vinile e i digital download, tra un tipo di Rap estremamente tecnico e “old school” e il desiderio di cambiamento e contaminazione musicale.

È una questione di attitudine, qua non ho pari. Tu mandi a casa gli scarsi, io invece quelli bravi

Procedendo con l’album entriamo nella sua parte più aggressiva, quella “da sfida”, con tracce come Boom Bye Bye e Mezcal, ma la più curiosa è Iconic: che, come suggerisce il titolo, sfoggia paragoni con personaggi o oggetti che hanno segnato delle generazioni intere e nella quale il rapper utilizza un flow che ricorda molto quello di Salmo, stranamente, però non sembra una scopiazzatura, anzi Ensi sembra quasi trovarvisi più a suo agio del “collega”.

Purtroppo, però, nemmeno Ensi è immune alle cadute di stile, includendo due tracce che definire imbarazzanti e squallide è un eufemismo: Sugar Mama e 420.
La prima è una sorta di ode alle MILF, cosa che non farebbe battere ciglio se a scriverla fosse stato un diciottenne in preda agli ormoni nel suo primo album, ma da un veterano come Ensi, per di più padre di famiglia, risulta a dir poco patetico.
Nella seconda traccia, però, il problema non è tanto l’artista –a parte per la scelta del tema dato che nel 2017 ormai sarebbe anche il caso di smetterla con i pezzi sulle canne-, quanto le collaborazioni: dopo una strofa tecnicamente impeccabile e un ritornello molto orecchiabile, saltano fuori Gemitaiz e MadMan e rovinano tutto con due strofe pessime, quasi facessero a gara per vedere chi dei due riesca a scrivere la peggiore.

Lungo il mio cammino ho chiamato “fratello” ben più di un Caino. Ho brindato col vino, ho spezzato il pane e l’infame l’avevo vicino

È nell’ultimo quarto dell’album che arrivano le tracce più profonde: Mamma diceva è un brano molto intimo, che parla di tutte le persone nella vita del rapper che si sono rivelate false e traditrici, con delle metafore potenti e tutt’altro che banali.

Prima la famiglia, il sangue è la sua linea. Sono felice perché quando ride ti assomiglia e perché non avrebbe senso se non con te

Altrettanto introspettiva è Vincent, traccia che l’artista ha dedicato al figlio e che risulta la più onesta e sentita del disco, con dei momenti toccanti al punto di far venire la pelle d’oca.

I beat sono abbastanza eterogenei, spaziando dal classico Hip Hop “Boom Bap” ai suoni un po’ più Trap, risultando godibili e per niente ripetitivi e includendo ogni tanto qualche strumento classico come pianoforte o chitarra.

Le collaborazioni, a eccezione di quella già citata e quella con Il Cile –la cui assenza non si sarebbe notata-, sono molto d’effetto, soprattutto quella con Clementino, che sfoggia un flow multiforme e mozzafiato. La strofa di Luchè, pur avendo un atteggiamento un po’ troppo “gangsta” e poco credibile, è spaventosamente ottima dal punto di vista tecnico.

Nonostante le cadute di stile e la carenza di argomenti, V è un album gradevole e ben realizzato, che mette in mostra le capacità dell’artista in maniera magistrale e che i fan di vecchia data potranno certamente apprezzare, ma sono proprio queste capacità a far desiderare qualcosa di più profondo. Tuttavia, come traspare dalle ultime tracce, Ensi stesso sembra voler esplorare questo suo lato più intimo. Staremo a vedere.