“Less Lana Del Rey, more PJ Harvey”.
Così ci imbattiamo in Anna Lena Bruland, al secolo EERA, così ci troviamo di fronte al suo disco d’esordio Reflection of Youth e così vogliamo immergerci in esso, nei tratti norvegesi della giovane cantautrice(solo 20 anni per lei). Sì perchè se il suo primo EP self-titled era più sul mood Lana, un dolce bussare alla porta in attesa che qualcuno ci apra, il suo esordio è uno sradicare la porta e gettarsi a capofitto in un turbine di emozioni e sbagli tipici della giovane età, ma pur sempre umani; con la grinta e la durezza tipica della cantautrice Inglese PJ.

Make me sail
Make me rise
Help me feel alive

Living è l’apertura perfetta: una chitarra sporca e cupa che accompagna la voce altrettanto scura che va a perdersi in un solo distante e pieno di echi, è il pezzo che determina il tiro dell’album già dalle parole del ritornello e si chiude con una coda che ci connette al tema del pezzo: le scuse ad uno dei suoi migliori amici per averlo tirato dentro i vuoti e le tempeste del suo animo.
Quello che ci sorprende della nostra EERA è l’assenza di paura verso i vuoti che la compongono e gli sbagli che hanno caratterizzato la sua giovinezza, notevole a questo proposito è la dedicata accorata alla sorella Christine in un’atmosfera lo-fi iniziale che si perde negli ultimi versi; proprio mentre Anna canta il suo amore verso la sorella “colpevole” di darle coraggio e farla sentire sempre a casa.

Drink a bottle of my courage
Swim in my skin
Drink a bottle of my courage
Swim in my skin

Christine I love you so much

L’onestissima percezione della sua vita fa si che questo album sia così intenso e bello, un modo di riconsiderare le cose e immergersi in esse senza alcun pregiudizio; tutti noi amiamo e sbagliamo, ci arrabbiamo e siamo estremamente scostanti in alcune circostanze, oppure pretendiamo tutto dall’altro ma pochi riescono ad ammetterlo con trasparenza come fa EERA nella title-track; “urla il mio nome con orgoglio/ci sono dentro per te/ti prego/fammi tua” o ancora “La tua lingua segue il percorso della mia schiena/mi inginocchierò”; il sesso come taboo che per Anna non lo è più, è una parte della sua vita e ce ne rende partecipi, ce lo fa quasi assaporare con una traccia scandida da accordi sporchi, mai drittissimi ed una voce che si fa richiesta a tratti disperata.

Your tongue follows the path of my spine
I’ll get down on my knees

Take me now
You have to believe in it

Scream my name with pride
I’m in for you