Se c’è una band difficile da inquadrare, quella band sono sicuramente gli At The Drive In; difficili perchè non sono una band che si lascia ascoltare con distacco, vuoi per la corposità del suono o per i riff del signor Omar Rodriguez o per i testi e la voce del cantante Cedric Bixler, testi che donano surrealismo ad una band che è tornata dopo ben 17 anni con un disco, In·ter a·li·a, che sembra il proseguimento naturale di quel Relationship of Command uscito nel 2000 e tanto diviso tra fan entusiasti e critici indifferenti.

In·ter a·li·a ti trascina dentro la sua sfera di realtà e non lo fa con gentilezza, quasi ti prende al collo e ti lascia in balia di un fiume di parole e riff che fanno andare la mente ad un mondo devastato da catastrofi e guerre. Tre pezzi in successione che ci prendono a pugni in faccia con una forza mostruosa; si perchè aprire un disco con: No Wolf Like The Present, Continuum Tilting At The Univendor significa necessariamente che siete sempre lì, sulla cresta dell’onda con la voce di Bixler che sembra quella di un ragazzino e i riff di Rodriguez che farebbero impallidire chiunque.

Segue Governed By Contagions, primo singolo e brano decisamente più melodico che tuttavia non perde nulla in potenza; è dopo questo pezzo che troviamo uno dei migliori pezzi dell’album e probabilmente della carriera della band: Pendulum In A Peasant Dress. In questo pezzo c’è tutto: le liriche incalzanti, i riff che si aggrovigliano meravigliosamente, le divagazioni melodiche di Brixler e lo stop&go; tutto questo usato alla perfezione per tirare fuori qualcosa che è unico e bellissimo.

Stupire è qualcosa che gli At The Drive In sanno fare benissimo e probabilmente adorano farlo lasciandoci sul finale una traccia come Ghost-Tape No.9 che sembra venuta fuori da tutt’altro disco eppure si inserisce alla perfezione nella totalità di In·ter a·li·apur possedendo ben poche strutture dei pezzi precedenti e trovando una sensualità quasi destabilizzante. Si perchè prima ci avevano lasciato con Holtzclaw che con toni minacciosi ed estremamente teatrali racconta e condanna Daniel Holtzclaw, poliziotto condannato a svariati anni di prigione per aver commesso innumerevoli stupri.
Un disco che funziona e sembra urlare “Ci siamo ancora”, come In·ter a·li·a, non può non rientrare di diritto(merito) nella lista degli album più belli che questo 2017 ci ha regalato e ci sta ragalando.