Immagina di perdere il padre. Poi la migliore amica.

Sembra la trama di un film di Almodóvar, è vero, eppure è di un videogioco fantasy. Il motivo per cui Deck Nine, l’ideatore di “Life is Strange” ha scelto i Daughter per la colonna sonora del gioco diventa palese davanti ad una storia del genere. Infondo la loro musica è perfetta per descrivere sentimenti fragili, perdite e la sensazione di down verso il mondo che prima o poi sentiamo.

Affidare la musica di un videogioco ai Daughter significa avere intenzione di far salire il concetto di “videogame”, portarlo ad un livello emotivo più intenso, proprio grazie all’empatia che la musica e le parole di Elena, Igor e Remi offrono. Dalla parte della band, poi, c’è il coraggio di fare qualcosa di assolutamente diverso, uscire dalla  propria comfort zone e provare nuovi approcci alla musica e questo è assolutamente da apprezzare. Ecco che il gruppo, sulle poche interviste che hanno rilasciato si mostrano entusiasti ed emozionati per questo nuovo progetto, ma anche curiosi visto che questa volta ci saranno ascoltatori atipici, seduti con in mano un joystick invece che con i fazzoletti bagnati dalle lacrime.

Elena e Igor seguono la storia e i personaggi del gioco, scrivono le melodie e le inviano a Remi per registrarci le parti di batteria. Utilizzano il pianoforte per i momenti di debolezza di Chloe, la protagonista del gioco, e le chitarre per i momenti cazzuti, mentre i testi sono pochi, solo dove necessario.  “Burn It Down”, “Hope”, “All I Wanted”, “Dreams of William” e “A Hole in the Earth” sono le uniche canzoni dove Elena canta e lo fa impersonandosi nella protagonista, raccontando in prima persona i pensieri di Chloe e condividendone le emozioni.

Always said I was a good kid
Always said I had a way with words
Never knew I could be speechless
Don’t know how I’ll ever break this curse

Il resto dell’album è un flusso di melodie ambient e malinconiche tipiche dei Daughter, con atmosfere sempre in crescendo. “Voices” ad esempio sembra uscire da “If You Leave” con chitarre delicate in mezzo agli uhuh-uhuh di Elena, mentre “The Right Way Round” è nella sua semplicità il brano più coinvolgente: come un mantra trova la sua forza nella ripetizione, esplodendo con forza nel finale.

Forse la volontà di creare una colonna sonora che si reggesse in piedi anche da sola è troppo ambiziosa, intendiamoci, Music from Before the Storm è un album quasi interamente strumentale difficile da portare live per intero. Non è innovativo, ma dolce e assolutamente fluido nell’ascolto, proprio perché rafforza la magia degli album precedenti. Diciamo che Elena userebbe “lovely” per descriverlo.