Amnesty (I) è il primo disco dei Crystal Castles con la nuova front-girl Edith Frances, e quarta produzione della band capitanata dal fondatore Ethan Kath. Vi racconteremo il disco attraverso cinque punti, spiegandovi tutte le sfaccettature di questa produzione.

Chi sono i Crystal Castles?
Il disco
Tracce migliori
Il cambio di line up
Conclusioni

CHI SONO I CRYSTAL CASTLES?

I Crystal Castels nascono nel 2004 dall’idea di Ethan Kath come solo project , diventando poi duo l’anno seguente dopo che Alice Glass registrò alcune parti vocali per cinque pezzi strumentali dello stesso Kath. Alcune case discografiche furono subito attratte, fra i vari brani, da “Alice Practice” e contattarono la band per offrirgli un contratto. La canzone divenne il loro primo singolo ufficiale lanciato dalla Merok Records. Nel 2008 viene pubblicato “Crystal Castles”, primo album ufficiale della band, seguito poi da “II” (2010) contenente la celebre collaborazione con Robert Smith nella canzone “Not In Love”, e “III” (2012) presentato con i singoli “Plague” e “Wrath Of God”. Nel 2014 Alice Glass annuncia tramite il suo account Facebook di aver lasciato la band e il consequenziale scioglimento del gruppo, il quale però era destinato a rinascere con l’annuncio nel 2015 della nuova vocalist Edith Frances.

IL DISCO

Amnesty (I) è un disco che non da un valore aggiunto alla band nè tanto meno risulta inferiore all’operato degli anni scorsi passati sotto l’egidia di Alice Glass. Il compito affidato ad Edith Frances di sostituire l’ex cantante non è arduo, se non per la parte di adempiere alla riconoscibilissima e imponente presenza scenica della Glass che era parte fondante del gruppo. Senza troppi patemi, però, i CC ripartono ed aprono il disco con l’illusoria “Femen” che con la sua strumentale sembra annunciare aria di novità, specie quando il pezzo si sposta su un versante dal sapore trap. Si tratta però di un raro episodo, in quanto già da “Fleece”, secondo pezzo del disco, la sensazione è quella di aver già sentito l’iter proposto nel brano, con le classiche sfuriate noise ballabili a ritmi frenetici. I tratti tipici di una produzione Crystal Castels restano a farla da padrone in canzoni come “Enth” e “Frail”; la prima proponendo dei chiari richiami a “III”, la seconda con un distorto fare house che riporta alla mente una saltellante e ormai lontana Alice Glass. Dal carattere notturno e tenebroso poi “Teach Her How To Hunt” e “Their Kindness Is Charade”, brani che costituiscono un po’ lo scheletro di questo duo che, ad ogni modo, sfrutta ancora la scia degli ultimi due capitoli della band, quasi a far da morboso sequel. Un altro episodio di novità si registra con “Sadist” dove la dinamica e la ritmica del brano si rifà ad una provenienza hip hop sempre però oscillando fra il melodico e la ruvidezza noise, ormai loro storico segno distintivo. “Chloroform”, infine, anche se non in maniera del tutto completa, riporta in auge l’ormai dimenticato chiptune e 8-bit utilizzato da Ethan Kath nelle originarie produzioni della band. Il disco, nonostante non si emancipi verso nuovi scenari, resta un passo in avanti rispetto a “III”, pur rimanendo una ri-proposta sonora poco attuale che comunque da in pasto ai fan materiale sul quale rimanere entusiasti e poco scettici.

TRACCE MIGLIORI

Le tracce migliori di questo disco sono probabilmente da ricercare in quei brani hanno comunque portato aria di freschezza al duo, senza ovviamente le troppe pretese che richiedeva il caso. E dunque, pezzi come “Femen” e “Sadist” finiscono per costituire tracce degne di nota. Ovviamente non si sdegnano “Chloroform” (per i nostalgici del chiptune di Ethan Kath) e la freneticissima “Enth”, poco adatta ai deboli di cuore.

IL CAMBIO DI LINE UP

Due anni fa la dipartita di Alice Glass scatenò non poche polemiche fra i fan della band che rimasero improvvisamente orfani di nuove produzioni dei CC. Ciò che però è sempre saltato all’occhio di tutti era il fatto che la Glass ricoprisse un mero ruolo scenico, figlio anche dell’estetica e dell’incredibile carisma che da sempre l’ha accompagnata (ben noti erano i suoi continui stage diving durante i live). Il compito della nuova front-girl Edith Frances è, suo malgrado, semplicemente quello di dare una continuità al progetto, dal momento in cui è difficile non notare le numerosissime analogie esteriori e artistiche con Alice Glass; ma dopo tutto era già noto il fare dispotico di Ethan Kath che ha ormai fatto completamente suo il brand Crystal Castles.

CONCLUSIONI

Amnesty (I) a quanto pare sembra essere un momento di transizione dei Crystal Castles che, usciti dalla tempesta di polemiche di qualche annetto fa, ora si son ristabiliti cercando una nuova rotta. Per il momento nulla di veramente nuovo ha portato questo disco, palesandosi a tratti fuori tempo massimo e con pochi spunti. Ciò non toglie che sia una produzione che abbia portato fuori qualche passo in avanti e che pecchi di decenza, lasciando comunque i fan della band moderatamente soddisfatti. Sperando in una discreta e riaggiornata prossima volta, cari CC.