A distanza di due anni dal precedente lavoro esce ancora per 42 Records Infedele, il terzo disco in studio del cantautore siciliano Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce

A primo acchito ciò che colpisce è la lunghezza di Infedele, parecchio più corto rispetto ai precedenti essendo composto da soli 8 pezzi. Si tratta di una scelta che lo rende più immediato e fruibile per un pubblico giovane (quello che si è formato con l’ultima ondata di band indie italiane) che magari Colapesce viene a conoscerlo solo ora. Prodotto con Mario Conte e Jacopo Incani (IOSONOUNCANE), offre indubbiamente un ottimo esempio di pop adulto. È interessante osservare come Colapesce si stia evolvendo, anche a seconda di quelli che sono i cambiamenti della scena indipendente italiana. Non sta a me dire se l’evoluzione sia in meglio o in peggio. Quel che è certo è che Infedele continua a posizionarsi, come i suoi predecessori (Un Meraviglioso Declino ed Egomostro), ad un livello altissimo.

Ci troviamo ad ascoltare singoli che si rivelano, per dirla alla buona, dei “pezzoni” decisamente più potenti rispetto a quelli degli album precedenti. Parliamo di Ti attraverso e dell’ancora più radiofonica Totale. Talmente radiofonica, azzardo, da finire per produrre una sorta di distaccamento dal suo cantautore. Dalle interviste si scoprirà essere un pezzo originariamente destinato a Luca Carboni. All’interno dell’album si sentono le influenze di Luigi Tenco, Piero Ciampi, Bruno Lauzi e una moltitudine di generi. Dal free jazz, passando per l’elettronica, fino al fado portoghese, dato che si tratta – giustamente – di un album Infedele. Essi sono però amalgamati in un equilibrio magistrale. Scoprire che nel primo brano, Pantalica, non vi sia lo zampino (brutta detta così) di Incani è piuttosto curioso, dato che possiede sonorità simili a quelle del collega sardo. Come in DIE, il secondo album di IOSONOUNCANE, vi troviamo inoltre la stessa carica evocativa che però in questo caso ci teletrasporta in un’altra isola, nelle rovine di una necropoli siciliana.
Vasco Da Gama è il pezzo che preferisco. Ci ritrovo gli elementi che mi convincono del fatto che Colapesce sia una perla rara nel panorama musicale italiano, perché è un brano in cui mi ci tuffo e non vorrei uscirne più. Mentre lo ascolto mi trovo sulla nave di Vasco Da Gama “San Gabriele pancia di legno” mentre da qualche parte, sotto di noi, forse nuota il Nicola della leggenda siciliana.
Decadenza e Panna riesce ad essere malinconico e di una tenerezza che però non sfocia mai nello sdolcinato. Maometto a Milano spicca già dal primo ascolto intrigandoci mentre affianca esotismo ad un ritornello pop, per poi risolversi in un pezzo che in un album, appunto, Infedele trova la sua giusta dimensione. Con il penultimo brano, Compleanno, Colapesce diverte con un testo striminzito e un tiro da club fortissimo.

La coda della ballata Sospesi conclude l’album con dei puntini di sospensione lasciandoci con una voglia matta di scoprire cos’altro ha da farci ascoltare Urciullo. Nel frattempo aspettiamo il tour che partirà con la data dell’11 gennaio alla Santeria Social Club di Milano (Ingresso 15 € + d.p ndr) e che continuerà con sette date nei teatri in giro per l’Italia.

Ilaria Chinelli