“God Bless America”. Si, questo viaggio non poteva cominciare in maniera diversa. Soprattutto per un uomo, un classe ’48, che si trova a comporre il suo terzo album solista alla veneranda età di 67 anni. Charles Bradley, l’infinito. L’uomo da un altro universo. Anche perché la sua opera -chiamata in maniera evocativa Changes- guarda ad un passato che ai più sembrava essere perduto per sempre. Quello soul degli anni ’60 e ’70, quello di Ray Charles e di Otis Redding. Da questo punto di vista stiamo certamente parlando di un album che è un omaggio assoluto alla cultura black.

L’intro God Bless America è una chiara manifestazione d’intenti. Si, perché Changes è proprio un’opera che riesplora un passato musicale grandioso come quello degli USA. Senza però rielaborare, senza manifestare la voglia di andare oltre o di andare a cercare qualcosa di nuovo. Charles elogia ed omaggia gli artisti che gli hanno fatto amare la musica. Da Stevie Wonder a Sam Cook, da Aretha Franklin ai già citati Otis e Ray Charles. Non scadendo mai nell’imitazione, donando anzi un tocco personalissimo alla sua musica.

Changes è un viaggio spazio – temporale che dimostra ancora una volta come la musica sia senza età. Come il Jazz, il Soul e l’R’n’B siano tutt’oggi delle culture più che mai vive e che meriterebbero maggiori attenzioni da parte dei musicisti e degli ascoltatori. E la speranza che tutti abbiamo nel profondo è che questa opera di Charles non rimanga un caso isolato nella “tempesta”; bensì un avvenimento che possa sancire un parziale ritorno di questo genere nelle scene che contano davvero. Certo, anche prima di Bradley ci sono stati artisti altrettanto coraggiosi che hanno tentato di ribaltare ancora una volta le carte in tavola ma, e soprattutto, nessuno di questi è stato in grado di attirare su di sé un tale interesse mediatico. E, perdonatemi il cinismo, oggi è una delle cose che contano maggiormente.

Changes è nel complesso un’opera riuscita, certamente non rivoluzionaria, ma che ne complesso risulta essere coinvolgente, raffinata e vincente sotto tutti i punti di vista. Onore al suo autore, uomo coraggioso e nostalgico. Nient’altro da aggiungere. Applausi.