Il caso di Chance The Rapper è unico: un artista che è arrivato a una fama impressionante con tre mixtape e, solo ora che è indubbiamente affermato come uno dei rapper più famosi nel panorama, ha pubblicato il suo primo album ufficiale.
In tutta sincerità mai e poi mai mi sarei aspettato di ricevere una delusione da Chance, almeno non una delusione così profonda; fa male dirlo ma The Big Day è uno degli album peggiori che abbia sentito negli ultimi 10 anni, se non di più.

I problemi di questo disco iniziano con il concept, se si può definire tale: il suo matrimonio. Immagino le domande: “Che problema c’è se Chance fa un album allegro nel quale parla di essere sposato?” Nessuno –dico io– non fosse per il fatto che, al momento dell’uscita del disco, il rapper era sposato da appena tre mesi. È quindi evidente che non ci sia nulla di interessante di cui parlare dato che tre mesi sono un periodo di tempo estremamente breve e, inevitabilmente, gli argomenti finiscono in fretta. Come se non bastasse, l’album è composto da ben 22 tracce che si traducono in 80 minuti di straziante nulla cosmico.

È molto ironico il fatto che in copertina si veda un CD (nel 2019) trasparente con dei piccoli diamanti incastonati che Chance usa per rappresentare rispettivamente la sua trasparenza e le sue “bellissime” canzoni, mentre nel concreto sembra più un’allegoria del vuoto contenutistico tamponato a fatica dai nomi dei partecipanti al progetto.

The Big Day è proprio un album così pessimo? Sì, perché anche ciò che sarebbe dovuto risultare eccelso è in realtà a dir poco pessimo. Mi riferisco alle produzioni. L’artista questa volta ha provato a sperimentare e a fondere vari generi, cosa che generalmente è più che apprezzabile, il problema è l’assoluta mancanza di consapevolezza nel farlo. Chance non ha evidentemente idea di come produrre pezzi sperimentali e il risultato è imbarazzante: strumentali banali che mischiano tra loro tutti gli stereotipi dei vari generi, arrivando in alcuni punti ai limiti della sopportazione umana. Cosa inaccettabile considerando il budget che l’artista aveva a disposizione.

Fino a qui si può anche pensare “Beh, Chance è sempre stato bravo a scrivere, almeno i testi saranno un punto di forza.” Magari fosse così. I flow sono piatti e senza vita e nelle poche eccezioni diventano forzati, gli incastri e i giochi di parole squallidi come quelli dei ragazzini che fanno freestyle al parchetto sotto casa e la voce stonata in modo irreparabile, diversamente dai lavori precedenti nei quali l’artista riusciva sempre a farla funzionare bene in qualche modo.
Impossibile parlare del disco senza ricordare il fatto che quasi in ogni traccia (non è una battuta, sono letteralmente quasi tutte) Chance inserisce la frase “Sono sposato, amo mia moglie” fino a farla sembrare un mantra, quasi come volesse convincersi della cosa anziché parlarne al mondo. Inutile dire che ciò ha generato una quantità pressoché infinita di meme.

L’unica traccia che rasenta la decenza è We Go High, che racconta gli alti e i bassi affrontati negli anni durante la relazione con la sua attuale moglie su un beat minimale composto soltanto da piano e batteria. Tuttavia anche qui, purtroppo, il cantato lascia molto a desiderare e il testo non è sicuramente uno dei migliori che Chance abbia scritto. Questo spiraglio di luce, tra l’altro, è il quinto pezzo su 22, lasciando un’altra ora abbondante di sofferenza.

Come se non bastasse, il rapper non prende neanche l’ultima parola: la strofa finale, la conclusione dell’album che parla del matrimonio di Chance The rapper (nonché il suo primo disco ufficiale) è di Nicki Minaj.
The Big Day è un disastro sotto tutti i punti di vista e la cosa peggiore è che è il primo studio album di un artista che fino ad ora ci aveva dimostrato di essere più che capace, creativo e innovativo. Un grande passo falso in una carriera altrimenti brillante? Non ci resta che sperarlo.