Chance the Rapper, al secolo Chancelor Bennett, compare sui radar agli inizi dell’ estate del 2013, quando la sua seconda mixtape, Acid Rap, out da circa un paio di mesi, fa numeri a sei zeri su piattaforme come DatPiff e improvvisamente il pubblico dell’hip hop scopre che c’è vita oltre Yeezus.
E non è affatto male.
Brillantemente prodotto e ricco collaborazioni eccellenti, Acid Rap è il racconto di due decenni di spensierata bravado urbana tra dipendenze, addii prematuri e molte, moltissime sigarette. In Coloring Book, il figlio più piccolo di Chiraq abbraccia l’ amor fati più devoto della tradizione gospel americana, una scelta tutt’altro che rivoluzionaria ma certamente azzeccata, a riprova i tanti, ottimi dischi degli ultimi mesi che hanno deciso di rendergli omaggio. Kendrick. Beyoncé. Kanye.

La fede, seppur raccontata con lo stesso divertimento sornione dei suoi aneddoti più scapestrati, non è però un semplice pretesto narrativo e Coloring Book non è Acid Rap.
La traccia di apertura, All We Got, suona come il prodotto di un improbabile scenario da universo parallelo in cui West nel bel mezzo di Ultralight Beam, lo splendido incipit del suo The Life of Pablo, decide di cedere il passo al collega. Il risultato è una dichiarazione di amore e riconoscenza che parla di paternità e di un senso di comunità vissuto in scala 1:1. “Man I swear my life is perfect / If I die I may cry on my own service” sembrano le parole incredule di chi ha appena corso il suo giro migliore ed il confine tra la chiusura di un percorso creativo coerente e con i piedi ben piantati per terra (“Am I the only nigga still care about mixtapes” è la provocazione che Chance affida al rookie Lil Yacht in Mixtape) e l’inizio di una nuova fase è più sottile che mai.

In Summer Friends, quinta collaborazione con il sodale Jeremih, il ricordo della sua infanzia a Chatham, tra le sparatorie estive e i banchi vuoti di Settembre, disegna un pezzetto di Chicago dove le lucciole da acchiappare e il prato che aspetta di essere falciato sono il contorno di un limbo dove anche appartenere alla normalità

“None of my Niggas ain’t had no Dad
None of my niggas ain’t have no choice”

a volte non basta.
Tuttavia, la gratitudine sembra essere finalmente diventata un elemento cardine della vita del rapper e in Blessings, già destinato a diventare un classico, suona quasi incredulo quando dice che “Blessings keep fallin in my lap”. I tempi del disincanto di Acid Rain (“And I’ll still be askin God to show his face”) non potrebbero essere più lontani.
Blessings è anche la traccia in cui il Manifesto creativo di Chance suona più chiaro che mai:

“I don’t make songs for free I make ‘em for freedom
Don’t believe in the kings believe in the kingdom”

Tra una passerella funk vecchia maniera (All Night) e un sermone corale (How Great, con un Jay Electronica davvero in grande spolvero), Coloring Book pur proponendo una miscela di forma e contenuti più omogenea dei suoi fortunati predecessori, suona solido e convincente anche nei suoi momenti più triti (uno su tutti la R. Kelly-ana Juke Jam che campiona Adriatic dei Mount Kimbie) dimostrando, senza sforzo apparente, una maturità rara e preziosissima.
Are you ready for your miracle? Assolutamente sì.