Siamo nel 2011 a Leesburg in Virginia sulle rive del Potomac e alle porte di Washington DC. Will Toledo, un diciannovenne smilzo con un paio di occhialoni neri, è nella sua macchina. Cerca un po’ di privacy per registrare, in modo decisamente artigianale, le tracce vocali per il suo nuovo disco, “Twin Fantasy”, il sesto in poco meno di un anno e mezzo, da pubblicare su Bandcamp. È un concept album che esplora una relazione che sta vivendo proprio in quei giorni, dirà lo stesso Will qualche anno dopo sul suo blog. Un’ora di musica che a pochi mesi dall’uscita diventerà un piccolo cult lo-fi nell’underground musicale virtuale. E in effetti, al di là della qualità di registrazione, si intravedono trovate melodiche sorprendenti e una grande capacità di raccontare e universalizzare, in modo sincero e mai banale, i classici tormenti tardo adolescenziali.

Il vero successo arriva a cavallo tra il 2015 e il 2016. Will Toledo firma un contratto con la Matador, completa la band con altri tre membri e tira fuori il primo disco di inediti registrato come dio comanda, “Teens Of Style”: una rinfrescata che il mondo dell’indie rock aspettava da anni. Will intuisce che è arrivata l’occasione di tornare a quel disco, “Twin Fantasy”, pieno di potenziale, che non aspetta altro che essere ri-registrato e rifinito. La coglie e lo trasforma in un disco che rimarrà come un enorme monumento all’indie rock.

I wrote “Beach Death” when I thought you were taken
I wrote “Beach Funeral” when I knew you were taken
I wrote “Beach Fagz”—well it wasn’t about you
But it could’ve been- well, no, it couldn’t have

Il nuovo “Twin Fantasy” riprende le tematiche della prima versione, le spersonalizza un po’ (nel disco del 2011 c’è il cognome dell’altra persona coinvolta nella relazione raccontata nel disco, nel nuovo no) e le affronta con distacco, dando al disco una nuova sfaccettatura metanarrativa. L’amore non corrisposto, il sesso, lo scontro fra due persone e fra quelle due persone e il mondo, a volte inumano a volte troppo umano, e poi la cognizione del dolore e la speranza della riconciliazione. I testi sono densissimi di citazioni verso l’esterno, ma anche verso il disco stesso, con stralci di testo che ricorrono in più brani, con una struttura che ricorda quella di “The Wall” dei Pink Floyd, citato direttamente nel pezzo “Nervous Young Inhumans”.

Anche dal punto vista musicale, “Twin Fantasy” è un’esplosione di creatività, un torrente che scorre fluido per 70 minuti, in cui si incontra l’indie dei The Strokes, quello degli Arcade Fire, l’alternative rock anni ’90, ma anche quello dei Pixies. A mettere le cose in chiaro ci pensa il primo brano, “My Boy (Twin Fantasy)”: si inizia lentamente, con la voce flebile e sempre in bilico di Will, e poi nella seconda parte l’intensità aumenta e la chitarra distorta di Ethan Ives prende la scena. “Beach Life-In-Death” è invece una cavalcata di 13 minuti divisa in tre parti, un lungo viaggio fra potenti ritornelli e crescendo che sembrano non finire mai. Nella seguente “Sober to Death” è evidente la capacità di Will di creare melodie semplici e amalgamarle a testi che riflettono le emozioni raccontate dal suono completandole.

The ocean washed over your grave
The ocean washed open your grave

Lo stesso vale per la danzereccia “Bodys”, che contiene una delle incursioni metanarrative dell’autore, che ogni tanto commenta i brani a 7 anni di distanza. Mentre “Cute Thing” si snoda fra influenze grunge e alcune citazioni religiose e bibliche, sparse qua e là per tutto il disco. Il salto musicale e d’arrangiamento rispetto al vecchio “Twin Fantasy” è vertiginoso ed evidente soprattutto nei brani più lunghi. “Famous Prophets (Stars)” è l’altro gigante del disco, 16 minuti, un’opera rock che riempie le orecchie dell’ascoltatore e che alterna pause in cui fa capolino anche il pianoforte a deflagrazioni sonore confuse e distorte, fra chitarre e fiati. Al gran finale, la fine del viaggio, ci pensa il brano che dà il nome al disco. Qui sia l’organo d’apertura che la linea vocale rimandano alla “Motion Picture Soundtrack” dei Radiohead, che chiude Kid A, ma sul finale un crescendo di chitarre riprende la scena accompagnato da l’ennesimo mantra cantato da Will:

“When I come back you’ll still be here
(When you come back I’ll still be here)”

Tornando al passato, i Car Seat Headrest aprono un nuovo capitolo per il futuro. La nuova versione di “Twin Fantasy” infatti chiude un cerchio, probabilmente anche personale per Will Toledo, soprattutto sonoro. Un viaggio nella mente di un adolescente (nell’accezione meno banale del termine). Un viaggio attraverso gli occhi di chi non sa ancora nulla, ha paura di sapere e scoprire e ha voglia di farlo insieme a un’altra persona, con tutti i rischi che questo comporta. “Well you know that I’m mostly singing about you” canta Will, ammettendo anche i limiti dell’arte, che nasce sempre da esperienze personali. Esperienze da riascoltare sette anni dopo averle trasformate in onde sonore; rimaneggiarle e guardarle con occhi diversi, poter chiudere un pezzo di storia e andare avanti.