2000-2018 dicevano le magliette messe in vendita un anno fa sul sito dei Brand New. Una geniale mossa di marketing: mettere la data di scadenza al gruppo e quindi portare alle stelle l’hype per il nuovo disco. Ma anche un’arma a doppio taglio, perché l’ultimo disco è quello definitivo, quello che deve guardare al passato e al futuro, il più maturo. I Brand New lo sanno e prendono tempo, anche perché nella loro discografia c’è un album che si chiama The Devil and God Are Raging Inside Me, un monolite con cui è difficile fare i conti.

Science Fiction arriva come un monsone amazzonico nel bel mezzo di agosto. L’aria si fa pesante, carica di elettricità a basse frequenze. Il disco che sembrava non arrivare mai arriva a sorpresa e riscuote il mondo musicale dall’assopimento estivo fatto di tormentoni latino americani e becero pop rinfrescante. Il nuovo lavoro dei Brand New si allontana da tutto, anche dal passato stesso della band. Un disco, quasi un concept album d’altri tempi, vivo e pulsante, giustamente paragonato da molti con A Moon Shaped Pool dei Radiohead, per costruzione, fluidità e per il fatto di dire molto con il minimo sforzo sonoro.

Lit me up and I burn from the inside out
Yeah, I burn like a witch in a Puritan town

Anche se minimo sforzo sonoro è una frase che va interpretata. In Lit Me Up, brano che apre Science Fiction, tutto è calmo, inerme come mai la musica dei Brand New è stata. Ma il suono e l’attitudine Emo c’è ancora, molto forte in alcuni brani, come Can’t Get It Out e Out Of Mana, meno negli altri, ma in generale pervade tutto il disco, anche se in modo meno evidente rispetto ai precedenti lavori della band. Rimangono anche i temi affrontati e cantati da un Jesse Lacey, autore di tutti i brani del disco, che fa osservare di sfuggita la materia oscura che vive sotto la sua pelle: la depressione, il sentirsi fuori posto, il sentirsi costantemente in bilico fra il paradiso, anzi il purgatorio, e l’inferno.

Ma non mancano brani, come 137 e Desert, che guardano non dentro ma fuori, verso il mondo esterno e le contraddizioni della società occidentale. La prima prende il nome dal Cesio-137, un sottoprodotto della fissione nucleare, e canta della fine del mondo e di come alla fine impareremo ad amare la bomba che finirà per distruggerci. Nella seconda Lacey denuncia la violenta omofobia alimentata negli Stati Uniti dai peggiori fondamentalisti cristiani, accompagnato dal tono caldo e pulito della chitarra di Vincent Accardi, che sembra quasi sciogliersi fra i cori e i tamburi.

I seen those boys kissing boys
With their mouth in the street
But I raised my son to be a righteous man
I made it clear to him what fear of God means

Di contrappunto all’anima emozionale della band arrivano altre influenze sonore, tenute più nascoste in passato. Ci sono ovviamente i già citati Radiohead, ma anche PJ Harvey (soprattutto nel brano 451) e i Pink Floyd, con In The Water che sembra un mix fra la lunatica Us and Them e Wish You Were Here. Same Logic/Teeth, un brano complesso quanto vario di stili musicali, sprizza Modest Mouse e un pizzico di Pixies da tutti i pori. Nella delicatissima Could Never Be Heaven c’è, inaspettatamente, tanto Nick Drake. Tutto ciò rende Science Fiction mai banale o noioso, ma non originalissimo, complice anche i numerosi rimandi testuali alla discografia della band.

Da ammirare la produzione cristallina e stratificata, affidata allo storico produttore del gruppo Mike Sapone, che sommerge l’ascoltatore e lo trasporta, anche grazie ai frequenti sample di voci fantasma che parlano di sogni e terapie psicologiche, in quello che sembra l’inconscio creativo di Jesse Lacey. Un inconscio che invecchiando si è ammorbidito, ma non si è ancora liberato o forse si è arreso ai propri demoni. I demoni a cui canta Batter Up, la chiusura del disco, l’ultimo e più intimo brano dei Brand New.

It’s never going to stop
Batter up
Give me your best shot
Batter up

Ma di Science Fiction parla forse meglio della musica, dei testi e dei fantasmi sfuggenti la splendida copertina, una foto dell’artista svedese Thobias Faldt. Il momento prima e dopo la caduta, il fracasso che chiuderà un capitolo fondamentale di questo nuovo, a tratti sottovalutato, millennio musicale. E quando le gambe incontreranno il terreno il volo dei Brand New, durato diciotto anni, verrà interrotto e resterà solo questo splendido e meravigliosamente imperfetto impatto a echeggiare per sempre.