Normalmente quattro anni tra un album e l’altro non sono poi tanti, ma nel caso di Bassi Maestro, che ci ha abituato ad avere un suo disco all’anno (a volte anche due), sono un’eternità. Tuttavia non è solo per questo motivo che l’ultimo lavoro del rapper, beatmaker e produttore milanese era così atteso: Bassi è sempre stato un’icona dell’Hip Hop italiano, rappresentandolo anche all’estero e facendo scuola a più di una generazione; insomma, dal punto di vista musicale è sempre stato una sorta di secondo padre per tanti.

Deridono quei frà il mio nome ma non sanno come, né chi ha scritto il copione a più di una generazione

Come da consuetudine gli argomenti sono molto personali, ma questa volta forse anche più del solito, andando a scavare nel profondo del suo animo e trattando con naturalezza temi come la paternità (sia quella letterale che quella “della scena Hip Hop”), il divario generazionale tra lui e molti dei suoi nuovi fan, l’amore per il Rap classico e il desiderio di aprirsi ai nuovi suoni.

Ricordo che la storia fa il suo corso con o senza me, se sono rimasto qui a farlo un motivo c’è

Fin dall’inizio con Ridefinizione, Bassi ci anticipa quale sarà il sound dell’intero album, con un beat che cambia ben tre volte passando dall’Hip Hop classico alla Trap per poi tornare a un’influenza Funk, adattando ogni volta il proprio flow alla strumentale con una spontaneità disarmante. È proprio questo cambiamento che rafforza ancor più il concetto espresso dal testo: i tempi cambiano, i suoni ancora di più ma Bassi rimane sempre lo stesso eppure suona sempre attuale.

Sai, la vita non è sempre quella che aspetti, questi cambiamenti mandano in crisi, pochi amici veri che tu rispetti, tutto il resto è finto, prendila easy

La traccia successiva, Metà Rapper Metà Uomo, ha un beat classico, che ricorda molto Dj Shocca, con un testo che esprime perfettamente questa sua sensazione di sentirsi diviso tra l’essere un padre di famiglia –e di conseguenza dedicarsi a quest’ultima-  e l’amare questa musica al punto di non poterla abbandonare neanche se volesse.

Fottuto O.G. è il primo beat dell’album con un’influenza Trap, la particolarità del pezzo, tuttavia, è il contrasto tra la produzione molto moderna e il testo che parla del passato, citando i grandi dell’Hip Hop Old School degli anni ’90.

Qualche pezzo più ironico c’è, soprattutto intorno alla metà dell’album, ma una traccia che colpisce è Gesù Cristo, una sorta di “Dio è morto e noi lo abbiamo ucciso” scritta da un ateo come metafora di una società che si lamenta della perdita dei valori che ha intenzionalmente accantonato.

Mette l’arma caricata in tasca, dopo scende dalla gente in piazza che si aspetta un’altra messa, nada, Gesù Cristo è lì col mitra che li spara

Le collaborazioni in quest’album sono tutte molto sensate e varie e, a eccezione di quella con Fabri Fibra (una bellissima considerazione su come ai concerti non ci sia più voglia di divertirsi) e della CdB, tutte con artisti molto giovani. Poco Cash con Vegas Jones è quella che forse rappresenta al meglio il desiderio di Bassi di dare spazio alle “nuove generazioni”; ma abbiamo anche una bellissima armonia di “vecchio” e “nuovo” in Prendi Tutto con la CdB e Nitro e una vera e propria Posse Track con Lazza, Lanz Khan, Pepito Rella e Axos, con un beat che cambia completamente ben quattro volte.

La più grande pecca dell’album è probabilmente la durata: 19 tracce che diventano ben 22 con quelle bonus e, nonostante la presenza di alcuni skit, l’ascolto non è decisamente facile. Certo, ascoltando un disco di Bassi Maestro non ci si aspettano singoli da radio orecchiabili e spensierati, ma l’esperienza risulta comunque abbastanza impegnativa.

Estremamente personale e introspettivo, questo disco merita sicuramente l’attenzione dei fan di vecchia data di Bassi, ma può senza dubbio incuriosire anche chi conosce poco o niente del lavoro di questo straordinario artista che, come un buon vino, migliora con l’età senza mai scendere a compromessi e rimanendo sempre attuale e in forma pur mantenendo la propria attitudine con la stessa passione di un ventenne.