Dopo appena 8 mesi dall’uscita di Mutant, torna Arca con Entrañas. Un’uscita a sorpresa composta dalla raccolta di 14 tracce con la presenza di Mica Levi. Vi racconteremo questo disco attraverso 5 punti, in modo chiaro e diretto.

Chi è Arca?
Il disco
Tracce migliori
Ambientazione
Conclusioni

CHI E’ ARCA?

Alejandro Ghersi, meglio noto come Arca, nasce nel 1990 a Caracas. E’ una delle uscite più interessanti e complesse degli ultimi 3 anni, un vero e proprio fenomeno che ha generato non poche discussioni sulle sue uscite. Arca fa il suo esordio nel 2012 con ben 3 EP con l’etichetta UNO: Barón Libre, Stretch 1, Stretch 2. Nel 2013 collabora al disco di Kanye West ed FKA Twigs, e pubblica allo stesso tempo il suo mixtape &&&&&. Rilascia nel 2014 il suo album di debutto Xen, e collabora con Björk per la produzione di Vulnicura. Nel 2015 esce Mutant, suo secondo album. Entrañas è la sua ultima uscita, una raccolta autoprodotta di 14 pezzi.

IL DISCO

Arca in questi anni ha coniato uno stile tutto suo, un vero e proprio marchio di fabbrica che sembra raccontare perfettamente quest’epoca. Stravolti tutti i modi di fare e concepire la musica, mischiando insieme generi e influenze, riesce sempre a lasciare il segno come pochi. Entrañas è una uscita controversa, e non per qualche pecca, ma per la solita celata interpretazione che Arca vuole trasmettere. Alejandro Ghersi gode di una personalità pazzesca che riesce ad imprimere benissimo in ogni uscita. I suoi mondi sonici, che ti lasciano immaginare società distopiche in alcuni momenti, in altri si avviano verso pensieri pregni di esistenzialismo. Questa raccolta non manca di momenti che potremmo definire violenti, disorientanti, pieni di un caos industrial e suoni che si trasformano in immensi mostri come a rappresentanza di intriseche paure nascoste nel subconscio dell’umanità. Arca è spietato, sputa in faccia tutti i tratti più melodrammatici di questo mondo, mette a nudo una sorta di erotismo mutante, cibernetico. Entrañas è pertubante, è il racconto di un dramma nascosto, pronto a palesarsi, lasciandoti in una disarmante entropia.

TRACCE MIGLIORI

Entrañas scorre per 25 minuti come se fosse una performance live, è una raccolta da ascoltare tutta d’un fiato e che il fiato alla fine te lo toglie. Difficile è stabilire esattamente quali siano le tracce cardine di questa produzione, ma spiccano su tutte sicuramente Think Of con Mica Levi, Girasol e la chiusura con Sin Rumbo. Think Of è un misto di ritmi frenetici, con una struttura R&B che muta in qualcosa di estremamente pesante, snaturandosi fino a prendere una vita propria. Girasol inizia con delle inquietanti urla, suoni ponderosi e distinti fra di loro, come a sottolineare un’aria di violenza che si impossessa dello scenario, sfociando poi in un delicato canto che desta irrequietezza e trepidazione. Sin Rumbo è il finale perfetto e probabilmente la produzione più umana mai composta da Arca e allo stesso tempo la più turbante. Il canto lirico che accompagna tutto il pezzo mette in risalto tutta crudeltà evidenziata nel disco. La chiusura con i fuochi d’artificio sembra celebrare l’instaurazione di un nuovo distopico mondo.

AMBIENTAZIONE

Le ambientazioni nella musica di Arca danno sempre delle visioni industrial, cibernetiche, soniche che si intrecciano e creano questi mondi dal sapore post-moderno, a volte post-umano si potrebbe dire. Le sue sono produzioni accelerazioniste, che a volte ti trasportano altrove dando la sensazione di trovarsi su un altro pianeta, dove le uniche sfumature percepite sono luci limpidissime e ombre fitte. Alejandro Ghersi ci mette di fronte a scenari onirici e apocalittici a cui si affiancano suoni taglienti, freddi, cupi. Dominano spasmi, la schizofrenia, la discontinuità, il caos, diventando una lucida fotografia di quel che è la complessità del presente. Suoni tirati, trame fredde e affilate. Arca riflette l’immaginario, gli umori e lo stato emotivo della società tecnocapitalista. Il racconto nudo e crudo di una modernità ostile che avanza nello smarrimento.

CONCLUSIONI

Entrañas è una produzione lodevole, dove Arca supera sè stesso mettendo in mostra quello che è forse anche il suo lato “umano”. L’immaginifico affiancato al reale, a creare un dualismo che ha del sublime. La bellezza terrificante di un racconto di questa mastodontica società. Spettacolarità e imprevedibilità sono come al solito una prerogativa di Arca che anche questa volta riesce a sorprendere ed innovare passando questa prova a pieni voti.