Se fossero un pittore, gli Animal Collective sarebbero un incontro tra Mirò, Kandinsky e uno spacciatore olandese molto fornito. Il lyric video del singolo “Kinda Bonkers” realizzato da Jack Kubizne (che cura anche il visual durante i live di Panda Bears) rende bene l’idea, con un comico surrealismo che fa esclamare  “ma che cazzo sta succedendo?”

Il gruppo continua l’opera iniziata con Painting With, quindi forme esotiche, colori accesi, e uno spensierato pop. Sono artisti che cambiano sempre genere, negli ultimi anni sono più easy listening e non dovendo più dimostrare qualcosa, si lasciano andare suonando musica senza le pretese di Feels o Merriweather Post Pavilion. I 4 brani di The Painters infatti sono divertenti, immediati, con le caratteristiche voci intrecciate del trio. Il loro è un pop euforico fatto di allucinazioni e la copertina di Brian DeGraw, autore anche dell’artwork di Painting With, riassume bene il concetto.

Ma come si possono non amare versi come “Life is so French toast to me/ If you wait too long/ It gets black and weak”? Sembrano i classici cazzoni, però poi “Kinda Bonkers” si evolve in una lunga ricerca sull’incapacità di costruire legami affettivi profondi (Don’t you feel me, feel your heart shine?) sopra percussioni tribali e melodie dai colori accesi, ripetitive e ipnotiche come un mantra. Tappeti sonori e un pop rilassante caratterizzano una “Peacemaker” totalmente allucinata, nata per farsi giusto un trip tra le varie registrazioni, mentre “Goalkeeper” rimane la canzone più debole, con troppi e molto spesso inutili synth e un’atmosfera da mondiale di calcio.

The Painters finisce con “Jimmy Mack”, una cover di Martha & the Vandellas, classico degli anni ’60, immersa in sintetizzatori e suoni allegri che la rendono molto lontana dall’originale. Forse è l’unica traccia dove rimane quell’attitudine sperimentale che li ha resi famosi, tra l’euforia e la commedia, e anche se è una cover, ha rinfrescato la scaletta degli AC nell’ultimo tour. Questo EP va bene come conclusione del periodo più pop del gruppo, quindi se manterranno il loro lato eclettico e cambieranno ancora direzione, le pretese per il prossimo album sono molto buone.

Hanno sempre avuto questo atteggiamento ironico e sarcastico, da quando cantavano “You don’t have to go to college” nel lontano 2004. Ci sono stati Ep migliori, certamente, come Fall Be Kind, ma gli Animal Collettive ci ricordano che ogni tanto fa bene gettare via troppa serietà.