WHERE ARE WE NOW?

Comincia esattamente così il secondo disco degli American Football. Una domanda emblematica, che probabilmente coglie a pieno il punto della situazione. Dove sono finiti gli American Football? Ebbene, dopo il loro primo disco datato 1999, Kinsella e compagni sciolsero la band prendendo strade e programmi differenti. Proprio Mike Kinsella in questi anni ha concentrato gran parte delle sue energie al progetto Owen, che gli ha fruttato non poche soddisfazioni. Ma a parte ciò, gli American Football sembravano essere finiti nel novero delle band di nicchia che non torneranno mai dato il lungo silenzio e la palese improduttività che non ha portato novità per più di un decennio. Un po’ la storia del primo amore che nessuno dimenticherà mai ma che non avrà ritorno, rimanendo solo un dolce ricordo. Accade però che nel 2014 Kinsella, Lamos e Holmes si riuniscono per una serie di performance dal vivo, facendo esultare i nostalgici e gridare ad una probabile reunion con annesso un nuovo disco. E succede proprio questo, ad agosto 2016, con tanto di annuncio che parla di un nuovo album in uscita ad ottobre.

Esplode così l’entusiamo dei fan che a quanto pare potranno ascoltare di nuovo il loro tipico sound agrodolce, portato dietro interamente anche in questo nuovo tanto atteso disco. Quasi come ad affermare di non cambiare mai il vecchio col nuovo. Ad ogni modo, LP2 segue la stessa identica linea del loro primo album, composta essenzialmente da suoni dolci ma nostalgici, velati da un certo grado di malinconia mai melensa ma comunque figlia di un malessere prettamente adolescenziale. Che poi l’intento era proprio questo, raccontare queste sensazioni in una chiave più matura, senza sfociare in patetismi e momenti estremamente umorali. Questo compito pare sia riuscito perfettamente a Kinsella col progetto Owen, ma con gli American Football sembra che la formula non sia funzionata esattamente al meglio. Il disco è una raccolta composta principalmente da momenti riflessivi, esistenziali, ma che peccano di originalità e lasciano il tempo che trovano. Gli standard qualitativi rimangono comunque alti, un esempio lo sono brani come “I’ve Been So Lost for So Long” o “My Instincts Are the Enemy” dove il grado emozionale delle tracce riesce a rompere anche i cuori più duri evocando lontanamente ciò che il cuore davvero lo aveva spaccato qualche tempo fa, ovvero il riff di “Never Meant”. Riesce a farci sprofondare interamente nel midwest americano “Home Is Where the Haunt Is” con la sua chitarra acustica mischiata all’elettrica creando una tela dai colori caldi e autunnali. Kinsella in “I Need a Drink (or Two or Three)” non fa segreto delle sue vicissitudini, del fatto che sia ancora ostaggio delle sue fragilità, senza però mai scendere nella resa definitiva pur essendo del tutto oppresso da certe sensazioni. Il lirismo degli American Football ha con sé una vena decisamente più matura ma che cade nel momento in cui tutte le tracce sembrano smarrite in una ricerca di un suono che in realtà non è altro che un continuo rimando al passato e a quel lontano 1999. Un po’ di vivacità prende piede in “Desire Gets In The Way”, in cui le percussioni sono più presenti del solito e il suono generale è più sprizzante ed energico. Un accenno di novità invece, e che per un attimo fa gridare al miracolo, c’è in “Everyone Is Dressed Up” dove i fiati di accompagnamento lasciano per un momento respirare qualcosa che probabilmente avrebbe dovuto ispirare l’intero disco.

Gli arpeggi, la voce limpida di Kinsella, i suoni cristallini, tutte cose che in un modo o nell’altro riescono comunque ad affondarsi nell’animo di chi per anni li ha attesi ma che non sono il quadro sincero di ciò che tutti si aspettavano per davvero. Tutti si sono innamorati degli American Football perdendosi nelle strade coperte dalle foglie, o durante un lungo viaggio passato ad ascoltarli, e tutti sono cresciuti adorandoli e creando addirittura un mito intorno a loro. Ma gli American Football purtroppo non sono cresciuti con il loro pubblico, trascurando dunque quello che è parte essenziale di chi pretende fare racconti emozionali, ovvero il contatto. Il tanto atteso ritorno degli American Football ha risvegliato sensazioni all’apparenza scomparse lasciando però un leggero amaro in bocca. Lo sguardo maturo e completo sul mondo c’è, ma cosa rimane esattamente? “Where Are We Now?”, non si sa esattamente dove, ma probabilmente un po’ lontani da qui. Purtroppo.