Devo ammettere che riponevo molte speranze in quest’ultimo lavoro di Alicia Keys. Forse più di quanto fosse lecito. Fatto sta che avendola seguita sin dagli ottimi esordi (Songs In A Minor e The Diary Of Alicia Keys) in cui spiccava il binomio piano-voce che l’avrebbe resa famosa ero rimasto un po’ deluso dalla sua graduale svolta pop iniziata con As I Am. Va comunque riconosciuta una coerenza di fondo che le ha permesso di non bruciarsi completamente, diventando una delle tante star da classifica, e di mantenere una buona qualità musicale quasi sempre riconducibile alla sua figura.

Con HERE, vuoi per la lunga pausa vuoi per la nuova florida stagione della musica black, sembrava fosse avvenuto un radicale cambio di rotta. Molto banalmente riscontrabile nelle lampanti differenze tra questa copertina e quella del precedente album Girl On Fire. Tanto è genuina ed essenziale l’una tanto è costruita l’altra tra pose da diva e sguardi accattivanti. Vediamo da subito quindi il tentativo della Keys di “darsi un ripulita” mostrandosi in tutta la sua genuinità: capelli sciolti e al naturale e assenza totale di trucco. Un ritorno all’essenzialità.

Come si accennava la musica black sta vivendo un periodo di grande fermento tra sperimentazione e un nuova consapevolezza civile, delineata nei suoi tratti essenziali da Luca Santoro nella sua recensione dell’ultimo disco di Solange. HERE segue questa scia che, oltre alle due sorelle Knowles, conta nelle sue fila gente del calibro di D’Angelo, Frank Ocean, Kendrick Lamar. Nomi ormai sulla bocca di tutti e in questo senso il cambio di rotta della Keys è apprezzabile solo in parte in quanto pienamente in linea con le tendenze del momento.
Da queste premesse è facile capire come HERE sia riuscito a convincere e a deludere al tempo stesso. Ma procediamo con ordine.

Le mie speranze verso questo disco erano iniziate con il lancio del primo singolo “In Common”. Ballabile, dalle sonorità fresche con il suo alt-R&B e sprazzi di elettronica, salvo poi risultare l’unico del genere insieme alla più cupa “Where Do We Begin”. È risultata abbastanza discutibile, inoltre, la scelta di inserire il singolo di maggior successo come Bonus Track della Deluxe Edition.
In ogni caso HERE tiene alto il livello di concentrazione per quasi tutta la sua durata. Forse solo la parte centrale risulta essere quella con meno mordente, su tutte la reggaeggiante “Girl Can’t Be Herself” e l’insipida “More Than We Know”.

Un elemento di novità va riscontrato nell’utilizzo di chitarre acustiche, ben coniugate in tre brani degni di nota. Due decisamente pop-oriented, ovvero “Holy War” e “Blended Family (What Do You Do For Love)”. Quest’ultimo vede la collaborazione di un A$AP Rocky inedito, alla prova con sonorità e tematiche più soft. Il risultato è un singolo veramente piacevole.
Discorso a parte invece per “Kill Your Mama” dove il canto di Alicia si avvicina al rappato sciorinando le liriche più cazzute della sua carriera. Parla delle storture del mondo, con sguardo preoccupato, vista anche la recente maternità (“Killing ourselves / Falling down with the sickness / Money is the king / It’s a dirty bloody business / There will be no trial / But the child will always witness / If we are in love with hell / Why the hell would heaven visit“).

Il rap prosegue in “The Gospel”, uno dei brani più infuocati e genuini del disco, e per questo motivo anche uno dei più interessanti. Stesso discorso per il soul di “Pawn It All” e “Work On It” (prodotta con Pharrell Williams) e per gli intermezzi lounge di “She Don’t Really Care_1 Luv”
Alicia Keys continua comunque a tirare fuori il meglio di sè in territori a lei abituali in grado di rendere al meglio la sua estensione vocale. Non è un caso che “Illusion Of Bliss”, ballata splendida e toccante (“I don’t wanna be a fallen angel“), avvicinandosi ai suoi primi lavori risulti la traccia migliore.
Alla luce di ciò la cantante americana si mostra leggermente confusa, non solo cambiando più volte stili ed influenze, ma soprattutto nel momento in cui volendo cambiare ed aprirsi a nuove sonorità in realtà si rifugia nelle formule già rodate dei primi lavori.

Piccola chiosa per i numerosi interludi, che sembrano andare molto ultimamente, funzionali nel creare coesione ed unità.

Tirando le somme HERE è un lavoro che segna un nuovo inizio per l’artista americana. Tuttavia questo cambiamento abbastanza radicale porta un po’ di confusione, quasi la Nostra non sapesse bene che parte fare. La genuinità e la semplicità che accompagnano questo nuovo album effettivamente portano ad ottimi esiti ma tante volte divengono forzate, apparentemente studiate a tavolino.
In definitiva HERE è un buon disco, a tratti acerbo, che soddisfa parzialmente e rinnova tutte le buone speranze verso Alicia Keys e la definitiva espressione del suo talento, augurandosi che si tenga lontana da quel pop da classifica verso cui si stava pericolosamente avvicinando.

Filippo Greggi