Alessandro Cortini è uno dei pochi musicisti italiani di cui dovremmo vantarci. Le sue mani, le sue frequenze elettroniche hanno toccato decide di dischi di decine di artisti, dai Muse agli M83 fino a Nine Inch Nails, di cui è tastierista in pianta stabile dal 2013. Poi ci sono i suoi tanti pseudonimi e i suoi tanti lavori da solista. Con il suo nome ha pubblicato sette album, fra cui spicca la trilogia dei Forse e il suo ultimo lavoro, AVANTI, un racconto della memoria attraverso il puro suono elettronico, che emerge dal bisbiglio dei ricordi, dalla nebbia del passato e a fatica costruisce un disco fra i migliori dell’anno ormai concluso.

Alessandro Cortini è anche un mago dei sintetizzatori (ci sarà un motivo se uno come Trent Reznor l’ha voluto così vicino). Ha dimostrato nella sua carriera di saper dare sempre una veste inedita a strumenti strausati nel corso degli ultimi cinquant’anni. AVANTI è un disco nato completamente dall’elettricità manipolata dall’EMS Synthi AKS, un synth del 1972 utilizzato da Brian Eno, Jean Michel Jarre, ma anche dai Pink Floyd (avete presente “On The Run” di Dark Side?). Un suono del passato che si fa presente e si intreccia con l’altro filo conduttore di AVANTI, un’altro suono dal passato: i frammenti di dialoghi casalinghi della famiglia Cortini.

Da queste premesse si ergono imponenti le sette tracce che compongono il disco, tutte nominate con verbi all’infinito, tutte che rappresentano un tassello di memoria che da familiare diventa globale. “Iniziare” è a tutti gli effetti una nascita, un invito all’ascolto; parte con un soffice suono sinusoidale che diventa sempre più vasto fino a sconfinare i limiti del percepibile e a concludersi con le voci familiari che fanno da collante per tutto il disco. La seguente “Perdonare” è un salto in avanti di ritmo, di suono e quindi di anni vissuti. Qui per la prima volta emerge una forte influenza sonora: i Boards Of Canada e i loro suoni che sembrano provenire da un tempo altro e indefinito, ma comunque passato.

La parte centrale di AVANTI è composta da tre lunghi brani che ci portano al fulcro del discorso. “Aspettare” è un viaggio dentro al viaggio. Il nostro Virgilio è un suono arpeggiato che svolge il ruolo di un faro sempre acceso che ci guida in una tempesta sonora sempre più rumorosa, da cui ci salviamo per un pelo. In “Nonfare” è il suono stesso che prende vita, che diventa quasi percepibile sulla pelle. Cortini qui mostra anche la sua capacità di destreggiarsi in un tipo di musica ambient che costringe l’ascoltatore a rimanere parte attiva nel disco. Mentre in “Vincere”, un altro tributo ai Boards Of Canada, a quelle melodie incerte da documentario anni ’70, è la copertina del disco a prendere vita. Ma al posto della nebbia e della neve c’è la frastagliata forma d’onda del rumore bianco; al posto della sagoma centrale un basso che sembra avanzare verso di noi.

Con “Perdere” la tipica struttura in crescendo lascia di nuovo spazio a un ritmo più veloce, però malinconico. Forse comincia a emergere un po’ di stanchezza data dalla ripetitività nel timbro sonoro, ma nulla di compromettente, nulla che i brillanti intrecci melodici di Cortini non possano sovrastare. A chiudere il disco ci pensa “Finire”, un congedo minimale, anche per il fido EMS Synthi AKS, che ci accompagnato per tutto il viaggio e che ora emette suoni quasi con riluttanza. Sono arrivati titoli di coda di un film a cui Alessandro Cortini ha voluto dare una durata precisa, 44 minuti, ma che può essere tagliato e allungato da ognuno di noi.

Se la musica ambient è quella che costruisce paesaggi su cui camminare e creare una storia, AVANTI è il ritorno a quelle storie che abbiamo già costruito e vissuto, un viaggio in cui possiamo osservare, ma non toccare. Questa universalità raggiunta con un’apparente semplicità sonora e con l’escamotage dei dialoghi rubati alla memoria è il punto forte di un disco passato troppo inosservato. Un disco italiano di cui dovremmo – anche se non ne abbiamo il diritto – vantarci di più. Così come del suo creatore.