Unico nel suo genere e famoso per essere uno chef gourmet oltre che un rapper, Action Bronson ci regala Blue Chips 7000, il terzo “episodio” dell’omonima serie Blue Chips che, al contrario delle uscite precedenti, non è un mixtape ma un vero e proprio studio album. L’ambizione del progetto si nota già a partire dai nomi coinvolti nelle produzioni: questa volta, infatti, i beat non sono stati realizzati esclusivamente dai Party Supplies, bensì abbiamo la collaborazione di produttori del calibro di The Alchemist e Knxwledge. Basteranno queste premesse a costruire un album migliore di Mr. Wonderful?
Sembrerebbe di sì.

I problemi principali del lavoro precedente del rapper di origine ebraico-albanese erano tre: la durata delle tracce –che, essendo troppo brevi, mancavano di solidità-, la disparità tra i singoli e il resto dei brani e, infine, la preponderanza del beat rispetto al testo, messo quasi in secondo piano rispetto alla strumentale.
In Blue Chips 7000 questi problemi sembrano essere stati risolti quasi del tutto: se da una parte le tracce rimangono un po’ troppo brevi (molte non arrivano ai tre minuti di durata e le altre li superano di poco), dall’altra, tutte le canzoni sono uniformemente di qualità abbastanza alta e, soprattutto, i testi sono in perfetta armonia con la base.

Dal punto di vista contenutistico niente di nuovo: Action Bronson, come al solito, dipinge se stesso come una sorta di boss, un uomo che controlla tutto e vive una vita completamente fuori dagli schemi, ma esagerando consapevolmente il tutto per dare un tono ironico e divertente, il tutto condito dagli abbondanti riferimenti al cibo che lo hanno contraddistinto fin dall’inizio della sua carriera musicale.

My chick said I look like Kevin Bacon. I’m not sure if that’s a compliment or not but I’ll take it

Quest’ironia è palese dalla prima traccia, Wolfpack, con un intro del rapper che fuma con la madre, mentre quest’ultima cerca di descrivere la propria sensazione di euforia. All’entrata del beat, l’artista apre il disco con una serie di immagini assurde dalla comicità surreale e nonsense come il fatto di indossare delle Air Force One portoricane a un matrimonio o di aver mangiato così tanta aragosta che l’aereo su cui si trova fatica a stare in quota, il tutto su di un beat che ricorda le colonne sonore dei film polizieschi anni ’70.

Too much lobster on the plane, the plane won’t even stay up. Bitch I’m butt naked, laid up, yo, what the fuck?

È proprio questo stile di produzione che accompagna l’ascoltatore per la maggior parte dell’album, come ad esempio in La Luna, nella quale Bronson finge di rappare sulla musica d’attesa di un servizio di taxi di lusso a domicilio fittizio.

Il terzo brano, The Chairman’s Intent presenta un beat più dinamico con un’atmosfera quasi tendente al western, sul quale Action Bronson si ritrae come una sorta di “padrino”, un boss della malavita con tutti gli stereotipi che ci potrebbero aspettare da un film trash di serie B degli anni ’70, raggiungendo così il picco della sua comicità dell’esagerazione.

I started clapping when the chef brought the duck to the table: that shit was shining like an angel. I never trust a dude named Angel, long sleeved 4/5th’s, turn them to an angel

Let Me Breathe è la canzone che, a livello di influenze musicali, si distingue di più: il beat ha un’inflessione più simile alla Trap, risultando comunque ballabile e, aiutato dal testo, un vero e proprio inno alle feste e alla vita sregolata.

L’ultimo brano, Durag vs. Headband, è un vero proprio tripudio di “battute” esagerate e sopra le righe, basti pensare al ritornello, nel quale Big Body Bes chiede che, una volta morto, il suo sangue sia sparso su una BMW. Il beat è senza dubbio il più semplice dell’album, con una batteria pesante, lenta e incessante accompagnata da degli hi-hats e da un basso, per un risultato decisamente d’effetto.

I do it for my mama, I do it for m people, I do it for myself because there should’ve been a sequel, but there was complications during bith giving

Nonostante l’ironia di fondo, non mancano delle frasi più serie e consapevoli che, purtroppo, si perdono molto facilmente facendo pensare che forse sarebbe stato più saggio riunirle in un unico brano dal tono più composto.

Le collaborazioni sono quasi del tutto irrilevanti e si notano a malapena, risultando tutt’altro che necessarie all’avanzamento del disco.

Le lacune sono presenti e impediscono all’album di essere definito un capolavoro o di risultare tra i migliori dell’anno, tuttavia il lavoro è solido e, forse, il migliore che l’artista abbia pubblicato finora. Detto questo, Blue Chips 7000 va preso per quello che è: un trionfo dell’ironia e del nonsense che sicuramente piacerà ai fan del rapper e a chi apprezza questo particolare tipo di comicità, ma che non può trovare consensi in un pubblico che esula da queste due categorie.
Nonostante questa considerazione, però, è evidente che Action Bronson abbia trovato la propria formula ideale: beats, rime e ironia.