Lo ammetto: solo a sentire il termine “Jpop” soffro. Sarà per il disgustoso mondo degli Idol a esso associato o, più probabilmente, perché il genere porta con sé degli stereotipi che non fanno che alimentare la concezione negativa del Giappone in occidente (nonostante la sua scena musicale incredibilmente vivida e all’avanguardia), ma quella particolare etichetta mi fa ribrezzo come poche altre. Detto questo sarebbe un eufemismo definirmi scettico all’ascolto di quest’album, eppure 春と修羅 (Haru to Shura – Primavera e Carneficina) è riuscito a conquistare anche un hater come me.
A partire dal titolo, un gioco di parole sul significato del nome dell’artista Haru Nemuri, questo disco si è rivelato essere una completa demolizione di schemi e stereotipi legati al genere.

せかいの終わりはきみのためにはこない
だから
いますぐ鳴らして
きみのいのちをいますぐ鳴らして

La fine del mondo non arriva per te
Per questo devi urlare adesso,
Grida la tua vita al mondo adesso


Certo, in molte occasioni le strumentali sembrano quasi sigle di anime, ma il coraggio e l’attenzione di Haru nel mescolare sound diametralmente opposti spiccano e brillano in modo unico anche per gli standard giapponesi. Se, da una parte, il Paese del Sol Levante non è estraneo alla contaminazione di generi e alla sperimentazione, dall’altra pochi lo sanno fare bene come l’artista di Yokohama: Jpop, Punk, Metal, Hip Hop ed Elettronica si mischiano con una naturalezza disarmante, rendendo quasi impossibile distinguere quale sia l’influenza maggiore.

見つめあえたらここが宇宙!
一晩で消えちゃう生命の記録
アンダーグラウンド 呼吸を教えて
アンダーグラウンド いのちを燃やして

Se guardi, ecco l’universo!
La registrazione di una vita che sparisce in una notte
Sottoterra, insegnami a respirare,
Sottoterra, vite che bruciano

Le sorprese tuttavia non finiscono qui: Haru si dimostra anche un’ottima rapper sia per capacità tecnica che di espressività nella performance. Il flow è serrato, velocissimo e alcuni extrabeat potrebbero tranquillamente competere con quelli di molti colleghi americani e l’interpretazione è magistrale nell’urlare la propria frustrazione in maniera a dir poco straziante fino a sconfinare quasi nello scream.
Gli argomenti possono sembrare a prima vista banali storie d’amore (superata la barriera linguistica) ma, anche qui, le aspettative vengono tradite: il romanticismo è certamente un punto cardine, ma ciò che veramente porta avanti l’album è uno spiccato individualismo. La ragazza ha un peso da togliersi dal petto: non vuole sentirsi realizzata in qualcosa o in qualcuno (sia esso un amante o la società nel complesso), lei vuole gridare la sua presenza al mondo, vuole essere una persona che ha valore per ciò che è, non per il contributo che dà alla società: un messaggio di cui il Giappone ha disperatamente bisogno.

ぼくの孤独もきみのさみしさもわかりあわなくていいからおなじゆめをみよう
Va bene anche se non capiamo la tristezza e la solitudine l’uno dell’altra, facciamo lo stesso sogno

Dalla prima traccia, MAKE MORE NOISE OF YOU, questa dichiarazione di individualismo è lampante: il breve testo, rappato su un beat dalla calma potenza, denota un pessimismo quasi impotente rispetto alla propria condizione, eppure il finale taglia questa coltre di sconfitta con le semplici parole “Grida la tua vita adesso”. Parole che si collegano alla traccia successiva: 鳴らして (Narashite – Grida).

Nettamente differente dal punto di vista sonoro è アンダーグラウンド (Underground), dove sono i sintetizzatori –e non le chitarre– a dominare. Qui il testo è molto meno complesso da analizzare ed è più incentrato su una vera e propria relazione; tuttavia non si concentra tanto sul sentimento in sé, quanto sulla gratitudine per degli insegnamenti ricevuti che hanno aiutato Haru a capire qualcosa in più del mondo.

ぼくがぼくの孤独を愛した日 せかいは初めてぼくのものだった
正しい
呼吸のしかたでぼくは生命をうたっていた
神さまが
死んだ日もせかいは終わらなかった それがすべて

Il giorno in cui ho iniziato ad amare la mia solitudine,
Il mondo era mio per la prima volta.
Con il giusto modo di respirare,
Cantavo la vita.
Anche nel giorno in cui Dio è morto,
Il mondo non è finito
Questo è quanto.


In せかいをとりかえして (Sekai wo Torikaeshite – Riprenditi il Mondo), emerge un ulteriore lato dell’artista che, su un beat un po’ più movimentato, dimostra una notevole sicurezza di sé, trasformando le sconfitte e la solitudine in forza che non si fermerà davanti a nulla. La parte finale poi trasmette un senso di urgenza e di determinazione allo stesso tempo grazie all’accelerazione del flow e all’aumento del tono di voce che culminano in un urlo liberatorio.

Decisamente un album ambizioso e realizzato in modo magistrale, Haru to Shura è una vera e propria perla del panorama musicale asiatico. Un disco che non teme né di sperimentare col suono né tantomeno di comunicare una verità tanto importante quanto scomoda per il Giappone: la necessità di dare più importanza alle persone in quanto individui che compongono una società e non un alveare.