È da una decina di giorni circa che uno scandalo ha colpito il mondo di Hollywood; il produttore Harvey Weinstein, fondatore insieme al fratello Bob della casa di produzione e distribuzione Miramax, è stato a più riprese accusato di molestie sessuali. In seguito si è licenziato dalla compagnia di cui era co-creatore; è stato inoltre espulso dall’Academy Awards.

Ma cosa sta succedendo più esattamente? Alle prime accuse rivolte nei confronti di Weinstein se ne sono intanto aggiunte molte altre, tant’è vero che ad oggi sono circa cinquanta, ed in continuo aumento, le donne che lo hanno denunciato, tra cui voti molto noti del mondo dello spettacolo.

Hollywood producer H. Weinstein

Questo fenomeno ha avuto una risonanza tale che giornali del calibro dell’Independent parlano di weinstein effect, o di weinstein ripple (ondulato) effect. Come si può immaginare, polemiche e dibattiti in merito non sono mancati; molti personaggi del mondo dello spettacolo e non solo hanno fatto dichiarazioni in merito ed espresso opinioni sia favorevoli che contrarie nei confronti dell’ondata di accuse rivolte al produttore.

Al di là delle implicazioni morali e sociali della controversia per se, è innegabile che quest’ultima abbia assunto una connotazione virale. Negli ultimi giorni è comparso sui social network l’hashtag #MeToo, nato per spingere le persone a raccontare le proprie esperienze, seguito poi da altri hashtag altrettanto utilizzati.

Insieme all’incoraggiamento verso un nuovo tipo di dibattito circa le molestie sessuali, questa tendenza ha avuto l’effetto di una crepa profonda nella facciata scintillante del mondo di Hollywood. Qualche giorno fa lo sceneggiatore, attore e produttore Scott Rosenberg ha pubblicato su Facebook il seguente post: “Let’s be perfectly clear about one thing: Everybody f***ing knew.” Scott Rosenberg, i cui primi due film sono stati distribuiti proprio da Miramax, la compagnia di Harvey e Bob Weinstein, ha poi dichiarato che la maggior parte delle persone era a conoscenza non tanto degli stupri quanto di un atteggiamento piuttosto aggressivo, di un generale “appetito” e della “rapacità vorace” di Weinstein. Lo sceneggiatore si è infine scusato con “tutte le donne che hanno dovuto vivere questo… sono eternamente dispiaciuto”.

Scott Rosenberg

Queste dichiarazioni appaiono problematiche dal momento che, dallo scoppio dello scandalo Weinsten, le risposte più comuni alle domande sull’argomento negavano ogni conoscenza circa l’atteggiamento del produttore: “avremmo fatto qualcosa se l’avessimo saputo”.

È dalla prima pubblicazione sul New York Times, il 5 ottobre, dell’inchiesta che raccoglieva varie testimonianze di donne risalenti fino agli anni ’90, che in molti hanno deciso di seguire l’onda. Sicuramente la partecipazione (dopo neanche una settimana dallo scandalo) di attrici estremamente famose, come la Paltrow e la Jolie, ha contribuito ad espandere il fenomeno.

Tuttavia, ciò che il ripple effect ha portato alla luce è ancora più vasto; tra le varie denunce compaiono anche quelle di Terry Crews e James Van der Beek. In questo modo l’intera questione acquista una dimensione ancora più ampia, poiché non è più solo una prerogativa delle attrici e delle donne in generale quella di denunciare le molestie.

Le conseguenze non sono però circoscritte al mondo dello spettacolo. Tramite la diffusione virale offerta dai social, gli hashtag, i tweet, i video, questa tendenza ha raggiunto una grande quantità di persone. Complici la sicurezza dettata dalla massa e quindi l’impressione di un rischio ridotto, in molti hanno deciso di aprirsi e confidare le proprie esperienze alla rete. Al momento Weinstein rimane indagato in tre diverse città- Los Angeles, New York e Londra. Nel frattempo, i movimenti contro le molestie sessuali stanno acquistando vigore in ambito industriale, politico e in molti altri.

La scorsa settimana, uno dei content manager più importanti di Amazon si è dimesso per via delle accuse di molestie ricevute. Intanto, anche il creatore di uno show animato su Nickelodeon e un dirigente della compagnia di media digitale Vox sono stati licenziati. Dal canto suo, Harvey Weinstein continua a negare ogni accusa di molestia sessuale. Oprah Winfrey (che ha recitato nel film Un Maggiordomo alla Casa Bianca, prodotto dalla Miramax) ha definito il caso Weinstein un “momento di svolta”, e in effetti l’inchiesta del New York Times sembrerebbe aver dato inizio ad un vero e proprio processo di cambiamento culturale.