It was 50 years ago today!

O quasi. Si sono consumate questa settimana le celebrazioni per il cinquantesimo compleanno del disco più significativo della storia della musica pop, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, pubblicato dai Beatles il primo giugno del 1967.

Chilometri di rotocalchi e fiumi di inchiostri sono stati spesi su questo album, iconico sin dal titolo e dalla copertina: il concept alla base, la genesi canzone per canzone, i rimandi, i messaggi nascosti, la battaglia coi Beach Boys di Brian Wilson, l’LSD. Ogni singolo brano di insuperata bellezza nasconde una prosopopeica aneddotica, amplificata certo dal feticcio che quest’opera è diventata per migliaia di ascoltatori nel corso di cinque decadi. Opera forse è la parola più indicata per indicare simile disco, pensato e strutturato per disintegrare l’idea di raccolta di canzoni che fino ad allora rappresentava appunto un album: la Pop music non era solo musica leggera, intrattenimento, divertissement, poteva essere una propulsiva forma d’arte capace di influenzare per anni musicisti, grafici, registi, parolieri e costumisti.

E di artisti da queste tredici canzoni ne sono stati influenzati parecchi. Il Sgt. Pepper ha vissuto nel tempo rivisitazioni, tributi, celebrazioni. Dalla compilation per il ventennale pubblicata dal New Musical Express a firma di, tra gli altri, Sonic Youth, Billy Bragg e Michelle Shocked, ai riarrangiamenti orchestrali della London Symphony Orchestra, dalla cover di With a Little Help From My Friends di Joe Cocker sul palco di Woodstock alla versione in salsa raggae degli Easy Star All-Stars col loro Easy Stars Lonely Heart Dub Band, fino alla più recente incisione da capo a coda dei Flaming Lips insieme a Miley Cyrus e J Mascis dei Dinosaur Jr.

Quest’anno il Sgt. Pepper rivive ancora una volta con un’ennesima ristampa in versione deluxe, rimasterizzata e arricchita dalle solite rarità che per qualsiasi Beatlesfan sono pane quotidiano, ma che proprio non riesce a stancare. Abbiamo quindi preparato una playlist composta da una cover per ogni brano del disco, in alcuni casi bizzarre, kitsch, profane, ma con alla base un profondo amore per quelle musiche che dopo cinquant’anni ancora sanno far innamorare.

Buon ascolto e tanti auguri Sergente Pepe!