E così se ne va uno degli ultimi illustri padri del rock and roll. Termine abusato, forse. Elvis Presley o Buddy Holly? macché, Jerry Lee Lewis! No no, Carl Perkins! E Chuck Berry?

A ben guardare, è proprio lui il depositario del brevetto per la musica rock and roll, cronologicamente e storiograficamente. Se poi è vero, e lo è, che il rock and roll è rivoluzione, è amore sovversivo, è libertà, Chuck Berry meglio di chiunque a metà anni cinquanta fa sue queste caratteristiche. Un bluesman della scuderia Chess Records che prende a piene mani dal country per dare al blues spensieratezza e al country scabrosa rilevanza, il tutto traboccante di allusioni sessuali. Rock and roll, appunto. Disprezzato dai neri per suonare frivola musica per bianchi, disprezzato dai bianchi per essere un nero.

Ci piace tuttavia pensare che un vero padre del rock and roll non esista, in quanto sia solo frutto di un loop temporale come documentato da Ritorno al Futuro, il primo episodio cult della saga di Robert Zemeckis. Marty McFly suona un brano di Chuck Berry in una festa dei primi anni cinquanta e il caso vuole che Marvin Bery sia presente per alzare la cornetta e far sentire “quel sound che stava cercando” a suo cugino Chuck. Il rock and roll che inventa se stesso, però sempre per mezzo di Chuck Berry, comunque vada.

Oggi facciamo un bel salto indietro: nessuna novità, nessuna esclusiva, nessun suggerimento da non perdere. Solo un tributo a un grande musicista. Perché da Chuck Berry poi arriva Run Run Run dei Velvet Underground e dai Velvet Underground arrivano i Sonic Youth e come è andata poi lo sapete. Rock and Roll.

Buon ascolto e, concedetecelo, rip Chuck Berry!