8 Gennaio 1991, Richardson, Texas.
Potrebbe sembrare una giornata come tante altre e forse per qualcuno lo è, di certo non lo sarà per un ragazzo di nome Jeremy Wade Delle. Jeremy è il “classico” ragazzo introverso, taciturno e per i suoi compagni strano. Lo accuseranno addirittura di fingersi triste, lo maltratteranno, lo derideranno.
Fino al fatidico 8 Gennaio, dove Jeremy come ogni mattina entrerà a scuola, si dirigerà verso la sua classe e con passi misurati e risoluti farà la sua entrata. Si fermerà di fronte i suoi compagni che sono seduti dietro i banchi e voltandosi verso la professoressa esclamerà “Professoressa, ecco ciò per cui sono realmente venuto.” e con un movimento fluido estrarrà una revolver calibro .357 e si sparerà un colpo mortale sotto gli occhi.

Jeremy ha parlato in classe oggi

Jeremy-Pearl Jam

Jeremy non era strano, né tantomeno introverso, probabilmente però era affetto da Autismo, malattia purtroppo poco conosciuta che unita alla discriminazione subita a scuola e alla poca attenzione dei genitori hanno portato Jeremy a spararsi di fronte ai suoi stessi carnefici.
Un paragrafo di giornale è quello che Jeremy riesce a rimediare, il grande sacrificio di sfuggire ai suoi carnefici e quelle poche righe sono l’unica cosa che ci resta di Jeremy prima della sua scomparsa nell’oblio.
Così sarebbe stato se una banda di scapestrati di Seattle capitanati da un certo Eddie Vedder, non avesse inciso quella che diventerà una canzone simbolo della loro discografia, un ricordo a Jeremy ed un’accusa per niente velata ai suoi carnefici.
Jeremy è contenuta in Ten album d’esordio di Vedder e soci, i Pearl Jam.
È una canzone tagliente che si apre con un riff di basso inconfondibile per lasciare spazio alla voce inconfondibile di Vedder. Sporca, rabbiosa, potente tanto che ci sembra che voglia condensare tutta la rabbia che lui stesso ha accumulato leggendo del povero Jeremy e voglia buttarla addosso all’ascoltatore. Non possono permettersi di lasciare il povero Jeremy nel dimenticatoio, vogliono che sia sempre davanti gli occhi di tutti.
Per la prima volta nella loro carriera si ergono a voce dei dimenticati, degli inermi, dei discriminati.
La prima volta certo, ma non l’ultima.

Lei tiene la mano che la tiene giù
Lei si risolleverà… ooh… oh
Non chiamarmi figlia, non si addice
La fotografia me lo ricorderà

Daughter-Pearl Jam
Daughter tratta dall’album VS. è la continuazione di quella lotta intrapresa con Jeremy, stavolta per una bambina con problemi di attenzione, picchiata dai genitori perchè non vuole imparare.
Stone Gossard, chitarrista ritmico della band, ci regala una linea di chitarra unica nella quale si va ad innestare il resto della band in modo perfetto. Stavolta il tono è meno rabbioso, ma più tagliente che mai. Sono accuse ai genitori che non cercano nemmeno di capire la bambina ed ai vicini che, nonostante l’abbassarsi delle tapparelle, non si pongono delle domande.
Questa Bambina non ha voce, non può denunciare il fatto, così i Pearl Jam gli doneranno un canale unico per denunciare il tutto.Potrei citarvene tanti altri di questi esempi, per esempio Love Boat Captain splendido epitaffio per nove ragazzi morti durante un festival dove i Pearl Jam si stavano esibendo, oppure ancora Unemployable pezzo quanto mai attuale su di un padre di famiglia che perde improvvisamente il lavoro.
Non l’ho fatto, però, perché i due pezzi citati all’inizio sono le colonne portanti di questa particolare strada intrapresa da questa band.
Dare voce agli inermi.

Signori, benvenuti nel mondo della realtà: non c’è pubblico. Nessuno che applauda, che ammiri. Nessuno che vi veda. Capite? Ecco la verità: il vero eroismo non riceve ovazioni, non intrattiene nessuno. Nessuno fa la fila per vederlo. Nessuno se ne interessa.

David Foster Wallace-Il Re Pallido

Nessuno se ne sarebbe interessato, come dice Wallace, se nessuno gli avesse dato voce. Lo sforzo di tenerlo sempre davanti gli occhi di tutti, come un constante promemoria delle loro azioni, è questo l’impegno che si sono accollati questi cinque ragazzi che sono partiti da Seattle; impegno che non è mai banale e tante volte nemmeno semplice.

È un’impegno che vuole cambiare qualcosa dentro di noi, anche se tante volte nessuno si mette in coda ansioso di ascoltarlo o vederlo, come farebbe con un cinepanettone a Natale.

Traduzioni a cura del sito www.pearljamonline.it