Chuck Berry ha dato un contributo molto importante nell’evoluzione del modo di suonare la chitarra elettrica. Il rivoluzionario musicista ha certamente dato una bella spinta alla strada del rock and roll fino a quello che conosciamo, o meglio, quello che ricordiamo oggi. A 90 anni, in Missouri, Chuck ha salutato questo mondo lasciando un’eredità certamente molto più ampia di quelle poche note che costituiscono il suo pezzo più celebre Johnny B. Goode.

È una vita sregolata passata un po’ dietro le sbarre e un po’ a delinquere al di fuori di queste. Charles Edward Anderson Berry – nome di nascita – è stato un criminale che rapinava elementi provenienti da diversi generi, sparava solos mai sentiti e rapiva gli ascoltatori con quella sonorità folle e con quella sua “danza”.

Riconoscibile certamente per la sua chitarre rosse, le camicie colorate, il suo cappello da marinaio e un atteggiamento irresistibile sul palco, Berry l’alchimista fuse ingredienti diversi e presenti negli anni Cinquanta in quantità molto diverse: blues, country, rockabilly. Tutta una preparazione accurata per arrivare alla pozione della ribellione, il rock and roll.

Non fu una vita semplice. Nato nel 1926, crebbe in un ghetto afroamericano che certamente lo mise in contatto con un ricco panorama musicale composto da blues, jazz e gospel (tutti elementi stilistici intuibili in un contesto simile). È da ragazzino che ha i suoi primi guai con la legge: Chuck venne arrestato per rapina a mano armata che era ancora minorenne, dopo aver derubato alcuni negozi a Kansas City. Tre anni in riformatorio, un diploma come barbiere e il lavoro in salone lo tennero lontano dalla sua tendenza a delinquere per un poco, giusto il tempo di “sistemarsi” e metter su famiglia.

Solo per campare più agevolmente la moglie e la figlia, si impegnò nell’utilizzo della chitarra elettrica con cui suonò in giro per i locali di St. Louis. Col susseguirsi dei “tour” con i Sir John’s Trio utili ad arrotondare lo stipendio da coiffeur, perfezionò la sua tecnica e cominciò a cambiare radicalmente la musica di quel periodo, anticipando quello che avrebbe fatto impazzire di lì a poco milioni e milioni di giovani nel mondo. Più o meno quello che succede nella celeberrima scena di Ritorno al futuro con un imbarazzato Marty McFly (Michael J. Fox) davanti i ragazzi del ballo della scuola dopo una strepitosa Johnny B. Goode e una serie di richiami stilistici da chitarristi ben più recenti che spiazzano il pubblico.

Ma è una tecnica poco diffusa a decretare Berry innovatore e pioniere di un nuovo modo di strapazzare la chitarra elettrica: la “plettrata” contemporanea su due corde durante gli assoli. Non è un caso che questa scelta stilistica all’interno dell’esecuzione di un solo abbia preso il nome di Chuck Berry lick. Non si tratta puramente di un discorso musicale quello che investe Chuck di una nobile carica nella storia del Rock. Il chitarrista americano cambiò infatti anche il modo in cui stare sul palco durante un’esibizione. Berry si muoveva in modi mai visti e provocatori, danzava con la chitarra in braccio e un passo morbido. Il personaggio Chuck Berry in concert aiutò molto nella costruzione di questo mito del rock and roll. Persino la “duck walk”, la sua famosa camminata ondeggiante, divenne oggetto d’ispirazione di un altro grande chitarrista della storia del rock, Angus Young degli AC/DC.

Fu con l’entrata nella casa discografica Chess Records che arrivò il successo, a partire dalla prima canzone destinata a rimanere tra i pezzi indimenticabili di Berry: era il 1955 e il pezzo s’intitola Maybellene, inseguimenti e donne da acchiappare. Tutto un miscuglio di temi giovanili che aveva molto appeal. Sarà sul finire degli anni Cinquanta che il trentenne Chuck registrò le sue canzoni più famose, con testi che andavano dalle avventure liceali a “birbonate” da ragazzini. Arrivarono infatti School Day, Roll Over Beethoven e Johnny B. Goode, sempre ai primi posti delle classifiche statunitensi.

È il 1959. Berry viene arrestato per una sua relazione con una ragazza di 14 anni e per averla portata con sé da uno stato all’altro. La condanna a tre anni spense temporaneamente la sua vena creativa (che nel frattempo stava subendo uno spostamento tematico verso un pensiero più impegnato sul sociale). Uscito di prigione nel 1964, compose You Never Can Tell, altro brano che è rimasto impresso nella memoria di tutti noi, soprattutto per la scena della competizione di ballo in Pulp Fiction in cui, a detta dello stesso regista Tarantino si percepisce “a uniquely ’50s French New Wave dance sequence feel”.

Nei primi anni Settanta si rinnovò il successo di Chuck grazie alla hit My Ding-a-Ling che gli riservò nuovamente le cime delle classifiche di mezzo mondo (in particolare, negli Stati Uniti fu il suo primo brano a stare in vetta alle altre pop songs). Nel 1979 tornano i guai con la legge: fu condannato alla prigione per evasione fiscale. Nel 1990 – alla tenera età di 64 anni – ebbe altri problemi legali per il possesso di marijuana e per i nastri delle telecamere contenenti riprese fortemente private di bagni femminili di un ristorante di sua proprietà. Ha continuato a suonare per il mondo, impegnandosi ultimamente nelle registrazioni di un album l’uscita del quale è prevista per questo giugno e dal semplice titolo Chuck.

Vecchio mattacchione, fragola sopra quelle nuvole di panna,

ora possiamo dirlo: Chuck Berry is (really) on top.