Il film è dedicato a Lotte Eisner, figura importante per registi come lo stesso Wenders, ma anche Herzog, Fassbinder etc, poiché rappresenta il simbolo della rinascita del cinema tedesco di fine anni ‘70 inizio anni ‘80.
Morta proprio durante le riprese di
Paris, Texas Wenders decide di farle questa importante dedica.

è stata la prima a far vedere i nostri film tedeschi all’inizio degli anni ‘70 a Parigi, alla Cinémathèque”

Paris, Texas non è solo una sperduta località nel cuore dell’America vicino ai confini dell’Oklahoma e presso quel Red River che ha fatto la gloria della scenografia di non pochi wester classici (basti pensare a Red River di Howard Hawks e Arthur Rosson con John Wayne) , ma è anche un melting pot culturale che si cela nell’ossimoro del suo stesso nome : Paris che evoca tutte le suggestioni di una metropoli europea, accostata al Texas, patria di petrolieri e cowboys, ricca di vallate di deserto dove tutto diventa minimalista. Ed è forse proprio per questo ultimo che Wenders decide di aprire il film in questo modo : un uccello che sorvola il deserto, che per caso scopre la piccola figura del nostro Eroe dispero nel nulla.

 

Era comunque un paesaggio mitico del western americano e volevo fare un film che non seguisse quel tipo di film. Non volevo fare un film che fosse basato su altri film

I personaggi di questo film escono dall’immaginazione di Sam Shepard, durante la sua ampia carriera da sceneggiatore ha avuto modo di lavorare anche con Bob Dylan (Renaldo and Clara, diretto e interpretato dallo stesso Bob, datato 1978), Terrence Malick (I giorni del cielo, 1978, premio oscar come migliore fotografia e nel 1979 riesce ad aggiudicarsi il premio per la miglior regia al Festival di Cannes. Dopo questo film rivedremo Malick dopo 20 anni con una delle sue opere più belle : La sottile linea rossa), drammaturgo della rabbia e dell’alienazione, e Wim Wenders, un regista della Germania occidentale che spesso fa “road movie“, in cui gli uomini perduti cercano risposte nella vastità del grande città americana. Wenders vedeva Shepard nei panni del protagonista Travis, ma una volta ultimata la sceneggiatura Sam Shepard si rende conto che “recitare quel personaggio che era già sé stesso sarebbe stato uno sdoppiamento”.  L’uomo perduto è interpretato, quindi, da Harry Dean Stanton, il più abbandonato e arrabbiato di tutti i grandi attori di personaggi americani. Non scopriamo mai quale cataclisma personale ha portato alla sua passeggiata nel deserto, ma mentre la sua memoria comincia a tornare, impariamo quanto ha perso. Era sposato, una volta, e aveva un bambino. Il ragazzo è cresciuto negli ultimi anni dal fratello di Stanton (Dean Stockwell) e dalla cognata (Aurore Clément). La giovane moglie di Stanton (Nastassja Kinski) sembra essere scomparsa completamente negli anni del suo esilio. Il loro figlio è più o meno un tipico ragazzo americano, nonostante gli strani adulti della sua vita. Stanton ha un folle sogno di trovare sua moglie e rimettere insieme i pezzi del suo passato. Va a cercare, e trova Kinski dietro lo specchio a senso unico di uno di quei tristi empori sessuali in cui gli uomini pagano per parlare con le donne al telefono.

Era importante che fosse sconosciuto. E Harry Dean Stanton benché avesse fatto già più di 100 film, era praticamente sconosciuto. Aveva avuto solo ruoli secondari ed era bravissimo”

 

Girato a ridosso della traumatica esperienza di Hammett (opera in cui ha dovuto confrontarsi con le rigide regole dello Studio-System Usa, pur avendo un autore, Francis Ford Coppola, come padre-padrone), Paris, Texas segna il ritorno di W. Wenders alle sue tematiche predilette : il rapporto con il proprio passato e la ricerca di se stesse esemplificati ed ampliati nella metafora del viaggio e del movimento, però questa volta il viaggio non è soltanto il movimento fisico quanto spirituale dei personaggi per ritrovare un unità familiare, ma si svolge in parallelo ad un analogo movimento dentro le dinamiche di un genere, il western, rivissuto in una lucida logica del tutto contemporanea.

Se da un lato ci troviamo immersi nei paesaggi tipici del Texas, nella seconda parte del film entriamo in un peep-show, che non è un bordello ma piuttosto un convento, dove le donne che si mettono al servizio di questi uomini, ma no per quanto riguarda il sesso, bensì li ascoltano.

mi hanno mandato delle foto di un peep-show in Brasile che si chiamava “Paris, Texas” e che funzionava esattamente con il nostro sistema. Ma alla fine è un luogo che non esiste”

Il film, sostenuto dalla suadente musica di Ry Cooder filtra una sensibilità assolutamente europea: Paris, Texas, così lontani.. così vicini.

Non è un film sulle persone scomparse, ma sui sentimenti mancanti. Le immagini del film mostrano persone incorniciate dalle vaste forme impersonali dell’architettura moderna; le città sembrano vuote come ha fatto il deserto nella sequenza di apertura. Eppure questo film non è l’attacco standard all’alienazione americana. Sembra affascinato dall’America, dalla musica, dalle dimensioni delle città e da una terra così grande che un uomo come il personaggio di Stanton potrebbe facilmente essere mal riposto. E’ un film tanto brillante quanto vero e profondo