Si sa, Dargen D’Amico è noto principalmente per i suoi testi complessi e all’apparenza deliranti, ma ricchi di significato e di metafore e, proprio per questo, quasi ogni singolo brano meriterebbe un articolo a sé; tuttavia sarebbe un lavoro mastodontico e quindi ci limiteremo ad analizzare i punti più salienti della sua carriera musicale fino ad oggi.

La sua prima apparizione di spicco è nell’album 3 MC’s al Cubo del collettivo Sacre Scuole formato da Dargen, Jake La Furia (all’epoca Fame) e Guè Pequeno (all’epoca Il Guercio). L’album è un fantastico esempio di Rap Old School, e qui il nostro JD (anche più degli altri componenti) dimostra una tecnica impeccabile, con degli incastri sensazionali soprattutto in Sul Filo del Rasoio e Salvation Army Part I.

Dopo il disco, il nostro lascia il collettivo per intraprendere la carriera solista, pubblicando Musica Senza Musicisti, che sancisce fin da subito la direzione completamente differente che l’artista ha intenzione di prendere. Già dall’introduzione notiamo un suono nuovo, molto sperimentale e più legato all’Elettronica che al Rap in senso stretto; dal punto di vista dei testi, Dargen mette da parte (anche se non del tutto) gli incastri estremi che aveva utilizzato in precedenza, risultando però molto più naturale e apparendo più elegante e posato: Lo Amore per tutti ne è un esempio lampante.

Con quest’album inizia anche il periodo di stretta collaborazione con i Two Fingerz, che lo porta a essere considerato da molti un terzo membro “fantasma” del gruppo.

Successivamente esce quello che viene considerato da molti il lavoro più importante e significativo dell’artista: Di Vizi Di Forma Virtù.
Quest’album (diviso in due CD) prosegue sonoramente sul percorso aperto dal precedente, con qualche esperimento in più qua e là e l’impiego di alcuni strumenti acustici; ma è dal punto di vista lirico che il disco spicca così tanto: è proprio qui che la tecnica di Dargen arriva al punto culminante, raffinandosi al massimo e, non a caso, la copertina raffigura una farfalla che esce dalla crisalide, quasi a simboleggiare la fine del suo percorso di formazione.
È estremamente difficile citare i brani più caratteristici e indicativi di questo lavoro dal momento che sono così numerosi, sicuramente sono degni di nota SMS alla Madonna, Arrivi stai scomodo e te ne vai e la title track, ma il pezzo che forse caratterizza di più l’artista Dargen è Il Rap per me, il cui ritornello sancisce definitivamente la sua separazione dal genere: “Il Rap per me è dire cose che non credi su una musica non tua”.

L’album seguente è CD’, che aggiunge qualche elemento leggermente più acustico, sorprendendo di nuovo i suoi fan, ma mantenendo costante la propria tecnica per esplorare il tema dell’amore, argomento scontato e abusato, da un punto di vista nuovo e fresco, per niente banale, con brani incredibilmente complessi come Malpensandoti, L’Amore è quell’intertempo e sconfinando nel Reggae con Orga(ni)smo (uni)cellulare.

Particolarmente interessante è un esperimento (per ora) isolato: quello dei Macrobiotics, quando con il produttore elettronico Nic Sarno, ha adattato in chiave Rap su base Elettronica i testi di svariati cantautori italiani come De Andrè, Battisti e molti altri, nel disco dal titolo Balerasteppin.

A questo punto il picco della sperimentazione di Dargen D’Amico: Nostalgia Istantanea.

Un album composto da due tracce di 18 minuti l’una, in cui l’artista recita più che rappare, su un beat minimale e onirico, dei flussi di coscienza scritti, per usare parole sue “nei momenti che seguono e precedono di poco il sonno”, con un risultato delirante e disorientante ma al contempo profondo e riflessivo.

Subito dopo una caduta di stile: Vivere Aiuta A Non Morire.
Disco in cui Dargen sembra non aver più le idee chiare sulla strada da percorrere, alternando brani acustici ed elettronici senza una precisa logica e corredandoli con testi che non risultano particolarmente rilevanti nel migliore dei casi, come nell’imbarazzante Bocciofili con J-Ax e Fedez.
Poche tracce si salvano in questo album, forse solo Continua a Correre con Andrea Nardinocchi.

Dopo questo scivolone, il nostro JD non torna in carreggiata, la cambia completamente.
Nell’album D’iO, infatti, tende la mano all’acustica molto più di quanto avesse fatto in precedenza e ritrova nell’alternanza tra ironia e profondità la sua strada lirica in brani scherzosi come La Lobby dei Semafori e Crassi, per sfociare in meravigliose considerazioni sulla vita come Modigliani e Essere non è da me.

L’ultimo lavoro del rapper meno rapper di tutti è uscito la settimana scorsa, si intitola Variazioni e fin dal primo ascolto fa capire quanto sia aumentata l’attenzione per la base.
Questo disco, infatti, è stato realizzato in collaborazione con Isabella Turso, pianista classica che si è prestata benissimo alla sperimentazione con il Rap non Rap di Dargen, creando degli accompagnamenti melodici che risultano importanti quanto il testo, pur rimanendo minimali e “sottili”. Anche la batteria è cambiata molto, costituita in gran parte da beatbox e sparendo addirittura in alcune tracce.
La ragione dietro al titolo appare evidente ascoltando alcuni brani come la struggente e ansiogena Ma è un sogno, variazione (per l’appunto) della sua precedente canzone Arrivi stai scomodo e te ne vai, o L’aggettivo adatto, che riprende Tra la noia e il Walzer. Con poche eccezioni, infatti, i pezzi di quest’album sono rivisitazioni di vecchi lavori dell’artista, che ampliano il tema trattato o lo riesaminano sotto un altro punto di vista. Anche negli inediti non manca tuttavia l’ironia che maschera la serietà, caratteristica tipica della scrittura di Dargen, come in Cambiare Me o Il ritornello.

Ascoltare Dargen D’Amico non è semplice, la sua lirica e la sua musica non sono accessibili a tutti, o quantomeno non nell’immediato: i suoi lavori vanno ascoltati e riascoltati, capiti (per quanto possibile) e assimilati e, anche facendo questo, non è detto si riesca a comprendere del tutto un suo testo. Nonostante questa sua complessità, anzi forse proprio a causa di essa, Dargen D’Amico è uno degli artisti più geniali e innovativi del panorama musicale italiano.