Se stai leggendo questo articolo avrai già ascoltato milioni di volte Sleep Well Beast e forse sai anche che ha raggiunto la prima posizione nelle vendite nel Regno Unito. Ti ha già lacerato il cuore, tenuto sveglio la notte e reso sopportabili delle giornate di merda. Sei stato attento a non confonderlo come un disco di rottura, autobiografico, e a coglierne invece un messaggio più ampio, più maturo, sul modo di affrontare le incertezze che ti tormentano in auto, in treno, in pausa pranzo.

Ora, se ti viene in mente una parola, è eleganza. Perché davanti ad un opera tale puoi rimanere soltanto affascinato. Quella dei The National è musica che ti seduce, ti cattura e non ti lascia più, al contrario delle relazioni di cui parla. Sleep Well Beast  è tutto concentrato negli arrangiamenti intorno alla voce, nei rapporti che cadono e nel loro superamento, nella sperimentazione e nel pathos che mancava da tempo nelle tue cuffiette.

Volevi sentire parlare d’amore? C’è “Born To Beg”.

Volevi la love song? C’è “Dark Side of the Gym”.

Volevi piangere? C’è “Guilty Party”.

Volevi la politica? C’è “Turteneck”.

“Let’s just get high enough to see our problems”

Riguarda la caduta del matrimonio e per questo l’hai paragonato ad un racconto post moderno americano. Ma non è la relazione del cantante Matt Berlinger ad essere in pericolo, lo sai. La Carin di “Carin at Liquor Store” la conosci, è proprio lei, la moglie del cantante ed ex giornalista del New Yorker che lo ha aiutato per scrivere i testi, raccontandosi le proprie difficoltà. Parlare fa bene, dicono.

Sai che ogni canzone dei The National è un viaggio intimo e intenso, accompagnato dalla voce di Matt e i fratelli Dessner e Devendorf. Questa volta il viaggio è notturno, in bianco e nero, aiutato da un bicchiere di vino. Una malinconica ninna nanna. Sarai fortunato, eh.

Sai però che se anche sono inguaribile romantici. non sono depressi. Sono cinque papà che hanno trovato un perfetto equilibrio nella loro musica, tra texture elettroniche e melodie crepuscolari. Ah, sai anche un’altra cosa. La bestia del titolo è il futuro ed è addormentato. Ci penseranno i bambini poi, a svegliarlo.