Canzoni natalizie alla radio, pubblicità a tema, decorazioni, luminarie e panettoni; da settimane siamo circondati, ventiquattr’ore su ventiquattro, da stimoli festivi. Quand’eravamo piccoli, questo era probabilmente uno dei nostri periodi preferiti dell’anno e tutt’ora lo spirito natalizio richiama ogni inverno studenti erasmus e lavoratori emigrati a casa.

Forse sapete già che il 25 di dicembre era in origine una festa pagana, e che il Natale non si festeggia in tutto il mondo lo stesso giorno (le Chiese ortodosse orientali festeggiano il Natale il 6 gennaio e quelle slave il 7). Comunque un po’ di nozioni generali su una delle feste più importanti che festeggiamo ogni anno possono tornare utili.

La data del 25 dicembre viene proclamata ufficialmente giorno di Natale nell’anno 354, pochi anni dopo la più antica celebrazione natalizia documentata in questo giorno; tuttavia, già all’epoca dei romani questo era un periodo di festeggiamenti. Saturnalia era la celebrazione pagana in onore di Saturno (Crono nella mitologia greca) che occupava tutta la settimana dal 17 al 23, e durante la quale le leggi normalmente applicate non vigevano, momentaneamente, più. Praticamente una specie di “purga”, uno sfogo per le classi meno abbienti, dalla modalità simile a quella utilizzata per i festeggiamenti carnevaleschi. I Saturnali (altro nome con cui si può indicare queste feste romane) erano il momento più atteso, all’epoca dei nostri antenati latini, poichè l’ordine sociale veniva invertito e gli schiavi potevano considerarsi uomini liberi; veniva anche eletto un princeps, che rappresentava la divinità infera (Saturno o Plutone) e al quale veniva affidato ogni potere.

Rappresentazione di una scena durante i festeggiamenti di Saturnalia

I Saturnali precedevano il “dies natalis Solis Invicti” (giorno di nascita del Sole Invincibile), che cadeva, appunto, il 25 dicembre. In realtà, anche nelle civiltà diverse da quella romana, il 25 dicembre era spesso oggetto di celebrazioni poichè coincideva, più o meno, col solstizio d’inverno, ovvero la notte più lunga nonchè giorno più breve dell’anno. In questo giorno il sole si trova al massimo della sua debolezza, per poi rinascere più forte passato il solstizio. Celebrazioni differenti ma dallo stesso significato di fondo si trovavano anche nella cultura vichinga e celtica, ad esempio. Lo Yule (o Yuletide) è l’insieme di tradizioni celebrative di questo periodo dei popoli germanici.

Rappresentazione di una tradizione nordica facente parte dello Yule

Il Natale come lo conosciamo oggi risale quindi al Medioevo, anche se le sue origini certe non sono storicamente note. Ovviamente, le celebrazioni alle quali siamo stati abituati fin da bambini hanno poco a che vedere con i festeggiamenti tipici anche solo della prima metà del secolo scorso. Il Natale tradizionalmente mescola connotazioni teologiche ad elementi folkloristici, ma più recentemente ha acquisito una dimensione senza dubbio mondana. La mondanità di questa festa secolare è oggetto di critiche da parte delle comunità religiose più rigorose, ma non solo; basti pensare ai dibattiti che ogni anno, in questo periodo, infiammano sui social riguardo alla legittimità o meno di tenere aperti i servizi commerciali durante i giorni festivi.

Babbo Natale che scende dal camino

Uno dei simboli principali del Natale, riconosciuto a livello globale, è Santa Claus, ovvero Babbo Natale. Questo personaggio, protagonista della famosissima leggenda metropolitana raccontata ai bambini di tutto il mondo (e anche testimonial della Coca Cola, tanto per immergerci nella dimensione mondana di cui si parlava prima) riguardo alla consegna dei doni la notte della Vigilia di Natale, si è delineato nel corso del XIX secolo. Trae origine dall’iconografia di San Nicola, vescovo di Mira nato intorno al 280 d.C., diventato nell’immaginario collettivo protettore dei bambini a causa di alcuni miracoli attribuitigli.

Col passare del tempo, a San Nicola verreno attribuite caratteristiche tipiche di divinità pagane preesistenti; Odino, il dio principale della mitologia germanica e norrena, era ad esempio spesso rappresentato come un vecchio dalla barba bianca ed in grado di volare. Quando la Riforma protestante abolì il culto dei santi in gran parte del Nord Europa, nacquero figure a metà tra il folletto e il demone, come i famosi Krampus, aiutanti di Babbo natale dall’aria poco rassicurante.

San Nicola fa visita a dei bambini, accompagnato da un per nulla inquietante krampus.

 

In realtà quindi il Natale, a discapito di quanto ci venne raccontato durante la nostra infanzia, è un grande miscuglio di tradizioni diversissime tra loro all’origine; si tratta da un certo punto di vista di una festa culturalmente comune tra i vari paesi europei e il Nord America, per via dell’eterogeneità dei suoi elementi di base. Allo stesso tempo, si tratta anche una festività in evoluzione, che ha senza dubbio sentito (e continua a sentire) gli effetti della globalizzazione e del consumismo.