L’obiettivo era chiaro e certamente inedito: trasformare il più importante palazzetto atto ad ospitare musica dal vivo in Italia in un enorme e pulsante dancefloor per la durata di circa sei ore. Alle 23.30 del 2 febbraio 2019 possiamo assicurare che l’impresa è riuscita ed è stata a tutti gli effetti una nuova asticella per la musica italiana tutta.

L’antefatto risiede in Cosmotronic, che a sua volta risiede in Ivreatronic e così via. La storia è nota ai più: il cantautore di Ivrea Marco Jacopo Bianchi in arte Cosmo aveva un preciso obiettivo: portare un format di intrattenimento internazionale ad oggi inedito in Italia, uno show di cantautorato su un flusso elettronico senza soluzione di continuità, da inizio serata fino a notte inoltrata. Missione compiuta nei club e nei festival, con una trionfale tourné a supporto del disco Cosmotronic (uscito in gennaio 2018), ma per suggellare questo percorso l’ultima sfida rimaneva quella di trasportare quest’apparato musicale in un palazzetto sportivo, vale a dire far vivere a più di 8 mila persone, siano esse su parterre o spalti, una vera esperienza di clubbing. Così è stato. Missione compiuta. Il 2 febbraio 2019 va in scena al Forum di Assago, nei pressi di Milano, la serata conclusiva del Cosmostronic Tour ed è a tutti gli effetti un successo.

Non mancano le increspature. Un occhio attento (anzi sobrio…) nota subito che qualcosa nella produzione, per altro encomiata a priori e reclamizzata a più riprese, non va. Gli enormi ledwall posti alle spalle di Cosmo per i due terzi della serata vanno a nero. Non è facile dire se ciò sia solo una scelta artistica, è certo che a un certo punto gli schermi iniziano pure a “frizzare” e a proiettare un’interfaccia di Windows in crash per qualche secondo, in concomitanza con un blackout di luci e addirittura l’impianto KO per dieci minuti buoni. Chi ha già visto Cosmo sa che il cantautore non è nuovo a certi scherzetti, ma qui qualcosa sembra essere andato storto per davvero, benché non infici di nulla la resa musicale di tutto lo show nel suo complesso.

Piccole annotazioni a parte, lo show è di tutto rispetto: la sensazione diffusa è quella di star assistendo a qualcosa di veramente innovativo, almeno per l’Italia. Il fulcro dell’azione non è più il palco, come esige un canovaccio pop-rock, bensì tutto l’ambiente, le persone stesse nel loro atto di ballare, cantare, saltare. Un enorme strobo penzola dal tetto e sovrasta tutto il Forum: appena colpito da raggi laser provenienti da più direzioni l’ovvia conseguenza è quella che ci si aspetta da una strobo, ovvero illuminare il dancefloor. Dal palco Cosmo incita gli spettatori su tappeti beat francamente devastanti, capaci di smuovere anche il più legnoso dei presenti. Non si limita a cantare i suoi flussi di coscienza scaturiti da una scrittura se non altro singolare quando non esasperatamente sincera, balla anche lui, ordina alla security di lasciar divertire tutti quanti fin dove concesso, sprona a bersi un goccetto in più se necessario a fini ludici. Insomma è la sua festa, la sua ultima festa, e vuole che tutti ne escano con un bel ricordo, uno di quelli che spuntano fuori a caso anni dopo. Poco importa quindi se qualcosa non va come previsto, se qualche base salta nella concitazione del momento (solo i più sobri, ripeto, se ne potrebbero accorgere in quel “delirio, in mezzo alla gente”). Cosmo è il vero demiurgo ritmico di tutta la situazione, chiede uno sforzo in più al pubblico (“lo buttiamo giù questo posto eh, lo buttiamo giù?”) perché lui, d’altra parte, sta veramente spingendosi al limite e lo dimostrano sudore e fiatone.

Descrivere i brani è senz’altro riduttivo: lasciamo immaginare a chi legge quello che sono stati brani come Tristan Zarra, Ho vinto o Turbo o, perché no, l’ampia mezz’ora di techno strumentale lanciata dal mixer posto in centro al parterre che Cosmo raggiunge tramite scontati crowdsurfing (senza mai cadere…). Rispetto agli show precedenti si nota l’implementazione di alcuni vecchie canzoni dal disco di debutto Disordine, momenti intimi come solo Le cose più rare potrebbe regalare. E poi l’apertura con Cazzate o anche Dicembre, che avranno sicuramente fatto esplodere il cuore dall’emozione agli aficionados della prima ora.

Doveroso spendere qualche parolina sugli special guest: la prima sorpresa entra in scena durante l’intermezzo di Le Voci, fa infatti il suo ingresso Marracash che con il suo flow dilania e dilunga il pezzo fino alla ripresa del groove originario; più prevedibili, ma ugualmente devastanti sono le sortite di Achille Lauro e Boss Doms su Angelo Blu (gli unici che intervengono per eseguire un brano del proprio repertorio ndr); sopraggiungono nel finale anche Calcutta e MYSS KETA, il primo solo per scompigliare le carte e creare entropia, la seconda, la cui esibizione ha già funto da opening act, per uno stacchetto anfetaminico e sensuale.

Il baccanale del forum si conclude, ma prosegue al Dude Club di Milano con un aftershow per i pochi superstiti. Cosmo torna sul palco, nudo e stravolto, per prendersi un ultimo applauso di un palazzetto che ha saputo letteralmente portare all’estremo, nonostante qualche problema tecnico. Gli amanti del genere così come i neofiti hanno assistito commossi e sbalorditi a qualcosa che probabilmente non avrebbero mai immaginato in questo Paese, in un palazzeto. Per tutto il resto ci piace pensare che, Marco, sono tutte Cazzate.