Ci si interroga spesso su cosa sia il Punk. Il primo scoglio sul quale si abbatte qualsiasi discussione in merito è “quando è nato? chi l’ha inventato?”, come se fosse una dottrina filosofica. Sarà bene chiarirlo subito: non ne daremo risposta qui. Di sicuro c’è che i Damned, se il punk non l’hanno creato propriamente, ne hanno contribuito fortemente, per lo meno a quello made in UK. Siamo stati a vederli in una fredda e piovosa serata di maggio al Circolo Magnolia ed ecco come è andata.

I Damned sono per lo più noti per essere i capostipiti del punk inglese, prima ancora dei Clash e della grande truffa del Rock n’ Roll, c’erano loro. O meglio, c’era una loro canzone. Quella New Rose famosa per ognuno dei suoi (pochi) secondi di durata, come esige il manuale del punk, pubblicata nel 1976 come singolo e poi contenuta nel disco d’esordio Damned Damned Damned del 1977, anno di grazia per la corrente. Da quel giorno fino ad oggi, una decina di dischi, dei quali i più memorabili i primi tre appunto, un paio di scioglimenti, qualche decesso e molti cambi di formazione. Ma l’attitudine Punk, quella tanto romanticizzata negli ultimi 40 anni, quella resta. Eccome.

I Damned sono oggi in tour per promuovere il loro ultimo, bel disco, Evil Spirits, pubblicato l’aprile scorso e prodotto da Tony Visconti (lo storico produttore di David Bowie, dietro al mixer anche per gente come Iggy Pop e U2). I superstiti della formazione originale sono il vampiresco Dave Vanian e l’iconico chitarrista Captain Sensible, accompagnati da metà anni ’90 dal tastierista Monty Oxymoron e il batterista Pinch.

La serata, dicevamo, è una parossistica fredda serata di pioggia torrenziale di un maggio che sembra un novembre inoltrato. Questo non ferma però i vecchi punks, sia quelli sul palco che quelli tra il pubblico. La band si presenta ironicamente sul palco intonando a cappella la bacharachiana Raindrops Keep Fallin’ on my Head, per poi attaccare subito con un classico dal Black Album, la furiosa Wait for the Blackout. Da qui inizia un’ora e mezza di punk inglese e power-pop veramente tirata, che passa in rassegna tutta la discografia dei Damned. Un altro pugno in faccia arriva con Anti-Pope, uno dei tanti brani riproposti dall’album più celebre, quel Machine Gun Etiquette del 1979 che conteneva tante hit rock n’ roll che ancora oggi sanno farti il pelo. Love Song e Smash It Up in chiusura infatti sono ancora dinamite pura. C’è spazio anche per i brani nuovi in grado di dare risalto alla grande maestria tecnica di tutti i componenti, che mica per caso fanno questo mestiere da più di 40 anni. Ed è qui che si possono apprezzare le trame degli arrangiamenti, gli inserti di tastiere e i contrappunti vocali di un gruppo di musicisti esperti capace di toccare abilmente anche punte di rhythm & blues, surf rock e ballate soul elettrificate.

Non manca di certo la passerella per i classici intramontabili del genere: la già citata New Rose (vi ricordate la versione dei Guns N’ Roses? ecco), la scheggia folle Neat Neat Neat, il riff di Fan Club e il testamento punk So Messed Up.

Concerto per irriducibili nostalgici, sì, ma affollato di nuove leve venute per assistere alla celebrazione di una band di culto ancora attualissima.