Tornano per la prima di due date nel Belpaese i londinesi Public Service Broadcasting con il tour a supporto dell’ultimo disco Every Valley. La loro formula sample vocali e video d’epoca su brani art rock e dance punk, unica nel panorama internazionale, è stata riproposta nella serata di giovedì 9 novembre in un puntualissimo show in Santeria Social Club a Milano, mentre il giorno successivo sarà in scena al Monk Club di Roma.

Quello che presentano è forse il loro lavoro più cupo e socialmente impegnato. Every Valley mette in musica la tragica vicenda dell’ascesa e caduta dell’industria del carbone nel Galles degli anni ’80. Fatiche, sfruttamenti, rivolte sindacali, proteste e tragedie umane: tutto ciò viene ripercorso dai soliti estratti audiovisivi d’annata a cominciare dagli opener The Pit e la ironicamente accusatoria People Will Always Need Coal, creando un’atmosfera straniante a tal punto da costringere i PSB quasi a scusarsi se i temi trattati non sono di stretta attualità o appartenenti al vissuto culturale degli italiani, tuttavia invitando a calarsi in quella che è stata la vicenda di “potentissime persone ordinarie”.

Il pubblico risponde comunque bene e viene subito premiato da alcuni classici come Theme From PSB e Signal 30 tratti dal disco d’esordio Inform – Educate – Entertain, accolti dai boati dei presenti. Si torna poi alle atmosfere oppressive di Every Valley con la cantereccia Progress, singolo di lancio del disco cantato da Tracyanne Campbell dei Camera Obscura, Go To The Road e il devastante grunge à la Alice in Chains di All Out. La hit Spitfire è una vera corsa ritmica resa ancora più vertiginosa dai video raffiguranti i celeberrimi aerei da guerra inglesi sfrecciare alle spalle della band.

Non si possono citare i brani tratti dal secondo album The Race for Space, scenicamente i migliori e senza dubbio i più graditi dal pubblico. La trasognante pioggia di synth di The Other Side invade il posto creando un’atmosfera incantevole, Go! è una scarica che fa urlare la gente a tempo con la musica e infine Gagarin si conferma la solita mina indie funk in grado di far ballare anche i condotti dell’aria. Chiude il set Everest con una nota di patriottismo britannico e il suo contributo visivo mozzafiato: le riprese della prima scalata in vetta alla montagna più alta del pianeta ad opera di Sir George Everest.

Tutti i brani crescono di intensità e si orchestrano di minuto in minuto grazie alla capacità dei ragazzi londinesi di loopare i propri strumenti, che pur essendo solo in tre riescono a fare il lavoro di almeno il doppio degli elementi. L’esperienza visiva e uditiva che riescono a offrire i Public Service Broadcasting è, lo ribadiamo, quantomeno singolare. Uno spettacolo capace di informare, educare ed intrattenere, le parole d’ordine per qualsiasi servizio pubblico che si rispetti.