Domani qualche giornale del cazzo dirà che Gazzelle è un sessista, ma che ci posso fare: a me di una ragazza interessano gli occhi, la bocca, il viso, le tette.

Si potrebbe sintetizzare così l’autoproclamato genere “sexy pop” e poi riassumere con questo divertente intermezzo il frenetico anno che Gazzelle ha concluso ieri al Fabrique di Milano con il minitour di supporto alla ristampa Megasuperbattito, sempre per Maciste Dischi. Un anno in cui il cantautore romano ha tempestato i festival estivi e i locali invernali con le sue cento e passa date, invaso le piattaforme digitali con il disco Superbattito e i successivi singoli sfusi, poi inclusi nella ristampa di cui sopra, tenuto banco sulle piattaforme social grazie a un’efficace comunicazione, sia essa attiva o passiva. Piaccia o non piaccia il suo fare scazzato e quasi indolente, Gazzelle funziona e ieri ne è stata ultima ennesima dimostrazione.

Ci piace pensare che noi di WMag ci avevamo a suo tempo visto giusto con questa recensione+intervista, ma in tutta onestà non ci saremmo mai aspettati che un anno dopo avremmo celebrato una serata sold out al Fabrique di Milano (conclusione di una trilogia di concerti di commiato finale iniziata con la doppietta di Roma, anch’essa tutta esaurita).

La serata inizia proprio con gli ultimi due brani rilasciati singolarmente, Meglio così (corredata da una vivace sezione d’archi) e Martelli. Questa furbata aiuta sicuramente a incendiare il pubblico, specie quello che più recentemente si è avvicinato a Gazzelle, a nostra sorpresa (ma nemmeno più di troppo) molto teen. Da lì inizia la carrellata di canzoni “vecchie”, benché uscite soltanto un anno fa: Balena, Démodé, SayonaraMeltinpot e la super hit Zucchero filato (“la canzone più dolce che ho scritto”) tengono alto il tiro che si andrà sempre più allentando verso il finale con i lenti, vero punto di forza dell’ascendenza che Gazzelle ha verso il suo pubblico, giovane e femminile.

Impossibile non spendere qualche parola sulle ospitate della serata, ormai quasi un must per qualsiasi concertone della scena indie italiana: Flavio si ferma, preso dall’emozione, per avvisare che la canzone che seguirà “è eterna”, inizia a intonare una Ci vuole un fisico bestiale piano e voce, che esplode full band nella seconda strofa con l’ingresso di Luca Carboni stesso, uno dei tanti padrini di battesimo di questo nuovo fenomeno cosiddetto ITPOP. Si torna alle origini e ai baccanali estivi con l’arrivo dell’amico di lunga data Matteo Mobrici, voce e penna dei Canova e compagno di roster per Maciste Dischi. I due intonano proprio due canzoni dei Canova, rispettivamente Manzarek e Santamaria.

Come si diceva, il concerto scorre fino alla sua conclusione abbassando i BPM: Nmrpm, Non sei tu, Nero e Quella te sono sovrastate dalla voce del pubblico, vissuti come inni, filmati dal solito fastidioso ma inevitabile oceano di smartphone. Le canzoni del repertorio di Gazzelle sono finite, ma il pubblico invoca a suon di cori un bis che immancabilmente arriva. E allora ecco il ritorno della sezione d’archi e la riproposizione di due brani già suonati, l’opening Meglio così e una versione quasi da camera di Non sei tu.

Si chiude infine così la serata e il capitolo Superbattito nella carriera di Gazzelle, atteso ora al varco con nuove future pubblicazioni. Siamo curiosi di sapere che piega prenderà la storia di questo ragazzo romano con un piede nel supersexy pop da classifica e l’altro nella scena indie italiana. Forse siamo solo curiosi di sapere che piega prenderà tutta la storia in generale. Fino ad allora Cin Cin!