Ritornano con un nuovo tour, nuova musica, una nuova veste, un nuovo sound, una nuova lingua. Nuova Speranza è il titolo del nuovo EP del collettivo di base a Verona, non a caso.

I C+C=Maxigross sono noti nella scena per il loro progetto discografico lungo ormai otto anni in cui folk, psichedelia, ricordi di montagna, ritmi tribali e celestiali vocalizzi si fondono. L’idioma con cui i ragazzi hanno sempre comunicato, a parte rare eccezioni, è stato l’inglese. Rivoluzionano oggi il loro sound non solo dal punto di vista compositivo, ma anche comunicativo. Tutto l’ultimo EP, nonché il concerto che siamo stati a vedere il 19 gennaio al Circolo Ohibò, è stato cantato in italiano.

Il chitarrista Tobia spiega questa scelta come un ritorno alle origini, Torna a casa è proprio il titolo di una delle nuove canzoni. Anacronistico quindi usare la lingua inglese per raggiungere più persone quando si vuole trasmettere sé stessi all’altro più vicino, in questo caso il pubblico italiano. E vicinissimi al loro pubblico i Maxigross lo sono eccome: tutto il set si svolge giù dal palco, alla stessa altezza degli spettatori, avventurandosi di volta in volta tra il pubblico tambureggiando e intonando cori. Incitano ad avvicinarsi, a curiosare tra la strumentazione, annullando il muro che da secoli esiste tra artista performante e pubblico spettatore. Musicalmente tutto il concerto è in linea con le nuove tre canzoni presenti sull’EP Nuova Speranza: un onirico afrobeat impreziosito da chitarre elettriche e tastiera. Una scelta che segna una letta linea di demarcazione dalle prove che il gruppo aveva intrapreso negli scorsi lavori e negli scorsi tour. Tuttavia la proposta stilistica risulta più che convincente in questo nuovo formato. La novità è l’elemento più presente in questo nuovo progetto.

Il musicista moderno, nell’atto di scrivere una canzone, quando inizia a prendere confidenza con la melodia nel momento stesso in cui la stessa scaturisce fuori dalla musica, si abbandona a una sorta di glossolalia. Quest’estasi di parole senza ancora un significato oltrepassa i confini della performance stessa e, quando viene il momento di dare un senso compiuto, alcune volte ci si risolve a scrivere in inglese, la koinè della musica moderna, la lingua che più di tutte ha modellato il rock sull’una e sull’altra sponda dell’Oceano atlantico. I C+C=Maxigross si riappropriano in questo lavoro della loro lingua madre, l’italiano, certi del fatto che appropriarsi delle parole che rappresentano l’intorno quotidiano delle loro esistenze darà forza al significato e anche al suono stesso delle parole. Quelle parole giungeranno più forti e più significanti anche per chi non le potrà comprendere. Non è chiudersi quindi all’interno dei confini dove l’italiano si parla, ma aprirsi alle emozioni e alle suggestioni che solo la lingua madre, legame profondo è inscindibile, è capace di rendere in tutta la sua forza. I C+C=Maxigross sono diventati in questi anni quello che hanno sempre detto di essere: è passato un po’ di tempo, ma ci sono riusciti. Collettivo unico di musicisti che, attorno a un nocciolo essenziale, germoglia musicisti.