Portare innovazione in un genere musicale non è mai un’impresa facile, ma al giorno d’oggi, soprattutto nell’Hip Hop, sembra quasi impossibile. È vero, tutto è già stato provato e la nostra cara Doppia H negli anni si è mescolata a un sacco di altri generi, pare quasi non ci sia più niente da sperimentare a livello sonoro.
Abbiamo avuto l’influenza del Jazz, prima con i De La Soul e Nas e ultimamente un po’ anche con Kendrick Lamar; c’è stata poi la corrente Rock con i pionieri Rage Aainst The Machine, i Run DMC e qualche esperimento dei Public Enemy; e non ci siamo fatti mancare neanche l’Elettronica con interventi di innumerevoli artisti.

Chiaramente i testi possono differire notevolmente tra loro, trattando argomenti molto vari affrontati da nuovi punti di vista: il primo e forse più banale esempio è $ave Dat Money di Lil Dicky, che parla dell’eterno tema dei soldi, ma anziché inneggiare a spenderli, incita a risparmiarli.
Autoironia a parte, i topic sono virtualmente inesauribili visto quante cose succedono al mondo tutti i giorni, il problema è, per l’appunto, come creare un suono nuovo? Cosa mescolare all’Hip Hop ora che praticamente tutto è stato provato?

La risposta più semplice e banale è quella di aggiungere qualcosa di personale al genere e, per quanto scontata, è la soluzione più efficace.
Basti pensare agli album che nello scorso anno hanno scosso maggiormente la scena: Run The Jewels 3, Atrocity Exhibition di Danny Brown e Coloring Book di Chance The Rapper sono solo gli esempi più eclatanti.
Cos’è che ha permesso a lavori come questi di differenziarsi così tanto da dischi che, per quanto qualitativamente validi (4 Your Eyez Only di J. Cole salta subito alla mente), non hanno saputo costruire qualcosa di nuovo?

Molto semplicemente sono i piccoli dettagli che riescono ad alterare completamente una canzone, come l’influenza dei Joy Division in Dance In The Water di Danny Brown, aggiunta ad una batteria volutamente fuori tempo, che rende il pezzo infinitamente più dinamico.

Una coraggiosissima sperimentazione è stata fatta dai Run The Jewels in Thursday In The Danger Room aggiungendo al loro proverbiale suono Electro/Hip Hop il sassofono di Kamasi Washington, che permette alla canzone di assumere un tono ancora più cupo ed emotivamente pesante, colpendo in pieno il bersaglio.

Un’altra ventata di aria fresca è stata portata da Childish Gambino, che combinando suoni elettronici al suo Funk è riuscito a sorprendere tutti noi, unendo oltretutto un testo a dir poco inquietante a un suono sensuale e “intimo” in Redbone, con un risultato a dir poco sorprendente.

Il caso di Chance The Rapper è ancor più clamoroso: è riuscito a svecchiare un genere quasi completamente abbandonato come il Gospel Rap e, con l’aggiunta di temi completamente estranei a esso, a farlo suonare incredibilmente attuale.

Un ultimo esempio può essere Starboy di The Weeknd, che al suo Pop/R’n’B ha aggiunto dei pizzichi di Elettrofunk che tanto ricorda i Chromeo e i vecchi lavori dei Daft Punk (che non a caso compaiono in ben due tracce dell’album).

In chiusura innovare un genere che ha già ampiamente spaziato non è assolutamente impossibile, è soltanto diventato più difficile. Che questa difficoltà nello sperimentare permetta solo ai più capaci di farlo regalandoci album sempre più rivoluzionari e di qualità? Possiamo solo sperare e stare a vedere.