Il personaggio su cui vorrei buttarmi questa settimana si tratta di uno dei più caratteristici e “strani”, se proprio vogliamo, nell’ambiente reggae e giamaicano in generale. È una delle maggiori figure del genere, ha praticamente avuto a che fare con qualsiasi cantante uscito dall’isola, ha prodotto diverse canzoni famosissime, eppure in pochi conoscono la sua storia e tutto ciò che ha apportato alla musica degli ultimi 50 anni.

Lee Scratch Perry nasce come Rainford Perry in un piccolo villaggio nella campagna giamaicana. La sua gioventù è segnata dall’estrema povertà tanto che per vivere doveva girovagare di villaggio in villaggio raccattando qualche moneta ballando per strada o giocando d’azzardo.
Alla fine degli anni ’50 decise di stabilirsi a Kingston con in testa un sogno che, forse, contemplava fin da quando era ragazzino: entrare nel vasto e ricco mondo della musica.

Agli inizi fu molto difficile finché non incontrò un mostro sacro della scena musicale giamaicana: Clement “Coxsone” Dodd. Quest’ultimo negli anni ’60 era forse il più famoso e importante produttore discografico dell’isola, conosciuto anche sul continente e, soprattutto, fondatore della casa discografica Studio One (quella che ha prodotto gli Wailers prima che diventassero le leggende che sono adesso).
Lee, in questi anni, entrò così a far parte della scena musicale più esotica ed, in parte, innovativa dei favolosi anni 60. Dapprima aveva solo il compito di dirigere il Sound System che Coxsone aveva messo in piedi nelle strade di Kingston, per poi applicarsi nello studio di registrazione.
Ebbe una grande influenza nella vita di Clement Coxsone; fu Perry a consigliargli di ingaggiare i Maytals ed effettivamente non fu scelta più azzeccata.

In mezzo a tutti quei ritmi e a quei cantanti decise, oltre a produrre, di abbandonarsi anche alla musica vera e propria: incominciò ad incidere qualche canzone. Fu grazie alla sua prima registrazione che gli fu affibbiato il soprannome “Scratch” in quanto il suo album si intitolava “Chicken Scratch”.

Nonostante la sua crescente popolarità decise, verso la fine degli anni sessanta, di staccarsi da Coxsone ritenendo di essere sfruttato e sottopagato. Nello stesso anno fu accolto nello studio di un altro produttore che fece la storia musicale della Giamaica: Joe Jibbs.
Con Jibbs Perry incide la sua invettiva contro Coxsone, I am the Upsetter, la quale poi diede il nome alla futura casa discografica del produttore. Incredibilmente Lee, dopo Coxsone, ne avrà da dire anche a Jibbs incidendo un’altra canzone “denuncia” contro lo stesso Jibbs, separandosi definitivamente anche da quest’ultimo.

Le sue canzoni dai ritmi fantasiosamente nuovi (potendosi definire come precursori del reggae) e includendo suoni extramusicali – pianti di bambini, vetri rotti – riscossero un incredibile successo in Giamaica, un successo che pochi potevano vantare.
Cavalcando l’onda decide di fondare la sua casa discografica: la Upsetter Records. È grazie a Perry che nel ’70 Bob Marley poté incidere Duppy Conqueror e incominciare a farsi conoscere in tutta la Giamaica. È fantastico vedere i filmati del tempo in cui Lee cerca di farsi capire da Marley su come voglia il sound della chitarra o la voce; infatti Perry, nonostante operasse in questo settore da molti anni, non sapeva assolutamente niente di musica e per cercare di spiegare ciò che voleva usava mani, braccia, gambe… sembrava quasi volesse farsi capire tramite il ballo.
Marley e Perry recisero ogni rapporto nel ’73, quando Chris Blackwell entrò nella vita di Bob.

Nel ’74 fondò uno studio di registrazione, il Black Ark, da cui passarono grandi nomi della musica giamaicana: Max Romeo, Junior Marvin, Jah Lion.
Nel ’79 la vita di Lee “Scratch” Perry cambiò in modo completamente inaspettato. In un impeto di pazzia diede fuoco al Black Ark, distruggendolo completamente, e giustificando il gesto con frasi sconclusionate che ancora oggi lasciano un velo di mistero sull’intera faccenda.

Perry, forse per cercare di dimenticare, lascia la Giamaica in vista dell’Europa.
La sua grande carriera di innovatore e di produttore incomincia a eclissarsi, lasciando spazio solo a sparuti concerti in giro per il mondo.
Nonostante la sua avanzata età (81 anni) Lee “Scratch” Perry continua a esibirsi in America e in Europa regalando ai fan, nostalgici di quegli anni in cui il reggae padroneggiava le radio, emozioni dimenticate.