La de-costruzione per de-territorializzare.

Francoforte è conosciuta ai più come il cuore della finanza tedesca, e allo stesso tempo come uno dei fortini della scuola di pensiero anticapitalista, grazie anche alla celebre “scuola di Francoforte” da cui provenivano diversi pensatori neo-marxisti. Una realtà al limite del paradossale che ha prodotto negli anni uno scenario pregno di sfumature ricche di spunti dal punto di vista culturale. In questo panorama non possiamo non ricordare Theodor Adorno, che nei suoi tanti studi sulla società ha ben evidenziato il suo disprezzo per la cultura di massa, specie per quanto riguarda le sue uscite sulla musica jazz e lo swing statunitense. Fra l’altro, alcune decisamente opinabili. Ma a parte ciò, Francoforte negli anni ha conservato e portato avanti con decisione la sua contrarietà nei confronti dell’industria culturale d’Occidente, che era definita senza mezzi termini come l’apoteosi del degrado in cui versava la sponda ovest del mondo.

Nello stesso contesto, a Francoforte, nacque negli anni ’90 una etichetta discografica che nutriva gli stessi sentimenti di disprezzo nei confronti della cultura di massa che i predecessori del Meno avevano già fatto presente anni prima. Parliamo della Mille Plateaux, etichetta tedesca indipendente fondata da Achim Szepanski. Nel “manifesto” della Mille Plateaux è possibile rinvenire il pensiero di William Borroughs e Jack Kerouac, unito a quello dei filosofi della scuola di Francoforte (Walter Benjamin, Theodor Adorno, Max Horkheimer) e, soprattutto, ai post-strutturalisti Deleuze e Guattari, autori di un’attenta analisi sulla schizofrenia della società contemporanea. Fra l’altro il nome “Mille Plateaux” si rifà al più celebre scritto di quest’ultimi a cui l’etichetta deve una grandissima influenza. Per meglio comprendere il tutto, “Low and theory”, del critico Simon Reynolds, fornisce la spiegazione più lucida per comprendere il complesso panorama artistico berlinese, tra ambient sperimentale, techno e minimalismo, in cui si muoveva gente come Alva Noto, Cristian Vogel e gli Oval, giusto per citare le “star” dell’etichetta.

Nello scritto di Reynolds, la cultura rave, l’house, la techno, il progressive rock, vengono criticati per il totalitarismo e l’omologazione che essi ormai esprimevano. In antitesi si individua tutta una serie alternativa di sottosistemi contestuali e indipendenti “post-rave” che vanno dal digital hardcore all’hip hop, ideologicamente ricollegabili alla scena sperimentalista post-punk e new wave tedesca, che sfuggono al controllo delle masse imposto dal determinismo tecnologico implicito nell’uso di software e strumenti commerciali e nei concetti di efficienza, ottimizzazione e controllo che essi diffondono. Influenzata dal post-strutturalismo, l’etichetta Mille Plateaux produceva elettronica decostruita usando materiale non più definibile ‘di scarto’ ma strutturale, come click, glitch, fruscii, distorsioni, rumori, ronzii, che si ponevano come strumentali alla contestazione di una visione della società come tangente alla sua classe dominante offrendo l’interpretazione più interessante del cosiddetto “minimalismo digitale”. Il sintetizzatore viene visto come uno strumento per creare “consistenza”, per rendere “udibile l’impercettibile”.

Tutto ciò nasce come risposta all’emergere della cultura rave in Germania, a cui Szepanski, fondatore di Mille Plateaux assiste atterrito. Szepanski guarda all’evoluzione della musica rave tedesca alla luce dei concetti di deterritorializzazione e riterritorializzazione, elaborati da Deleuze e Guattari. Si ha deterritorializzazione quando la cultura è completamente sconvolta, dove consegue una nuova identità determinata in funzione di interessi comuni. La riterritorializzazione, diversamente, si presenta come l’inevitabile stabilizzazione del caos in un nuovo ordine. Szepanski in merito a ciò definisce il fenomeno rave, una volta così liberatorio, come una “prigione-godimento”. Come lui stesso rivela in una celebre intervista a Simon Reynolds:

“Le tecniche di mobilitazione di massa e di coscienza di massa hanno somiglianze con il fascismo. Il fascismo mobilitava le persone a favore di macchine da guerra, il fenomeno rave sta mobilitando le persone a favore di macchine da godimento“.

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Achim Szepanski

Quando nel 1994 Szepanski lanciò Mille Plateaux  si presentò come una sorta di risposta alla “elettronica d’ascolto” e al boom della musica ambient. Szepanski vede in questo tipo di produzioni una traduzione in termini di prassi musicale del pensiero deleuziano, la materializzazione del concetto di rizoma. Il pensiero rizomatico è in grado di stabilire connessioni produttive in qualsiasi direzione. Giusto per rifarci all’idea di elettronica decostruita, consistente, che come già detto prima rendeva udibile l’impercettibile.

Le teorie di Deleuze e Guattari gli avevano, come già detto, influenzato tantissimo Szepanski, oltre che a dare un perchè alla Mille Plateaux. Come affermò sempre nella intervista di Simon Reynolds: “La militanza, anche se si lotta contro qualcosa di veramente malvagio, non implica necessariamente la tristezza e la negatività. La scuola di Francoforte e il marxismo esprimono una interpretazione estremamente lineare della storia e una visione globalizzante della società, mentre per Deleuze e Guattari la società non si riduce solamente all’economia e allo Stato ma si presenta come una moltitudine di sottosistemi e di lotte locali.”

Alla morte di Deleuze, Szepanski si mise subito a lavoro per dedicargli un doppio cd intitolato “In Memoriam Gilles Deleuze” con il contributo dei post-rocker americani Rome e Trans Am, del dj DJ Spooky e di tutto il gruppo di musicisti appartenenti al giro della musica sperimentale europea. Probabilmente l’opera magna dell’etichetta.

I ronzi ed il fruscio si sovrappongono in molteplici strati, sotto una base di clangori e rumore lentamente variata.

Szepanski proprio disse a proposito: “Con la produzione meccanica di questi rumori è diventato chiaro che la follia è di per sé una metafora delle tecniche. L’uso di queste tecniche nella musica porta alle correnti di deterritorializzazione. Si disintegrano forme musicali, si frantuma il materiale audio in vari elementi che sono ordinati in base ai nuovi rapporti di velocità e di relazioni temporali variabili, come la permanenza e l’indolenza. Anche le relazioni spaziali diventano instabili.”

Il caos che crea un nuovo ordine, o che quanto meno anzichè sciogliere la matassa decide di dargli fuoco.