Tutto nasce, muore e risorge a New York.
Milioni di storie s’intrecciano fra le vie trafficate, i lividi grattacieli e le acque gelide del fiume Hudson. Milioni di storie che l’arte ha raccontato in centinaia di modi. La “Manhattan” Woody Allen, le “Follie di Brooklyn” di Paul Auster, la “Broadway Boogie Woogie” di Piet Mondrian. E poi la musica. Il primo che viene in mente è George Gershwin, le sue composizioni jazz che sembrano sollevarsi dal manto stradale e guardare la città dall’alto, tra mille luci e piccoli sprazzi d’umanità. Ma c’è anche un’altra musica, più recente, quella degli LCD Soundsystem, una band che in poco meno di dieci anni è diventata un fenomeno mondiale.
Una band nata, morta e risorta a New York.

Fuori di senno
Corre, anzi arranca, l’anno 2002. In cima alle classifiche ci sono i Nickleback e Jennifer Lopez. Nei piccoli club scavati nei sotterranei di New York un nuovo dj comincia a creare scalpore grazie a uno stile inedito basato su una semplice regola: chi ha detto che in discoteca non si possono mettere pezzi rock?
Quel dj è James Murphy e nei locali di New York diventa famoso come il “cool disco rock guy”. Ma James Murphy è anche un tipo permaloso. Quando il suo stile rock inizia a essere imitato da altri si incazza e quella rabbia diventa una canzone, un’invettiva contro i kids che credono di conoscere la musica degli anni ’60 e ’70, ma che negli anni ’60 e ’70 non c’erano. Non c’erano al primo concerto dei Can, non c’erano ai tempi dei Pink Floyd, dei Talking Heads, dei Joy Division, dei Daft Punk e non c’erano in quel buco del CBGB o al Paradise Garage. Nasce “Losing My Edge” e quel miscuglio disco rock dei dj set di Murphy diventa la base del suo nuovo gruppo.
Gli LCD Soundsystem.

Il party privato dei Daft Punk
Ci avviamo verso il 2005 e i neonati LCD, un gruppo dalla forma inedita (a metà fra one man band alla Tame Impala e collettivo di musicisti alla Broken Social Scene), cominciano a contagiare la scena underground americana. Il loro sound è un strano mix di tutta la musica della seconda metà del ventesimo secolo. Si sente il funk, la techno di Detroit, la psichedelica, la New Wave, ma soprattutto si sentono i Daft Punk. Quello è il primo nome che viene in mente.
A sgomberare ogni dubbio ci pensa il singolo che anticipa l’album d’esordio, “Daft Punk is Playing at My House”, un pezzo potentissimo che lancia gli LCD Soundsystem verso la fama mondiale. La formula musicale è inspiegabilmente originale: non propongono nulla di nuovo e le loro canzoni sono collage musicali composti da percussioni elettroniche e acustiche in perfetta sintonia, synth che sprizzano fervori analogici da ogni frequenza, groove ipnotici e cori degni dei migliori Talking Heads. Eppure in pezzi come “Too Much Love” o “Tribulations” c’è qualcosa di particolare che trasversa i generi e i target musicali. Qualcosa che rimane impresso nelle orecchie dell’ascoltatore.

Musica per hipster invecchiati
Nei testi, James Murphy, la vera mente del progetto, esprime tutto il suo essere alternativo, lo snobbismo tipico di New York e la falsa superiorità intellettuale del borghese medio americano, ma tutto condito con tocchi di autoironia e inquietudine. L’etichetta che viene affibbiata agli LCD è quella di band hipster (anzi, secondo Pitchfork per aging hipster), una definizione mai ripudiata e abbastanza meritata, nelle accezioni positive e negative del termine.

Col crescere della fama cresce anche la portata mediatica del gruppo. Nel 2006 Nike li incarica di creare un pezzo che possa essere usato per fare jogging. James Murphy il jogging non sa nemmeno cosa sia (e si vede), ma accetta lo stesso. Ne viene fuori “45:33”, un allenamento musicale, un ep composto da un solo brano lungo 45 minuti e, inaspettatamente , 58 secondi (il 45/33 è riferito ai giri del vinile).
In quei tre quarti d’ora di musica è racchiuso il futuro degli LCD Soundsystem.

Tutti i miei amici
Il 2007 è l’anno del capolavoro. Esce “Sound of Silver”, un disco che chiude il cerchio e che influenzerà centinaia di band negli anni a venire. Gli LCD raggiungono un equilibrio acustico/elettronico, rock/disco, cinismo/delicatezza incredibile. I brani, soprattutto quando suonati dal vivo, sprigionano groove coinvolgenti in continuazione e i testi che Murphy tira fuori dalla sua mente in piena crisi esistenziale farebbero venire la pelle d’oca a chiunque. Poi c’è “All My Friends”, un pezzo che racchiude tutta la disillusione del ventesimo secolo, i rimpianti di una vita, gli anni persi dietro alla musica, dietro a qualcosa che non esiste. Tutti gli amici persi e tutti quelli ritrovati.

It comes apart
The way it does in bad films
Except in parts
When the moral kicks in

Si potrebbero fare discussioni infinite su quale sia il miglior pezzo dei primi dieci anni del ventesimo secolo, ma “All My Friends” se la giocherebbe fino ai rigori con tutti.
C’è la potenza dirompente di pezzi come “Us v Them” o “Sound of Silver”, contrapposta a brani più emozionali e distesi come “Someone Great” (nato da “45:33”) e il pezzo di chiusura del disco, un ritorno verso casa, una dichiarazione d’amore. Con “New York, I Love You But You’re Bringing Me Down” finisce “Sound of Silver” e il progetto LCD Soundsystem raggiunge il suo apice musicale.

Un lungo addio
Già nel 2008 inizia a girare la voce di un possibile scioglimento. James Murphy smentisce subito, ma sarebbe meglio abituarsi fin da subito al fatto che James Murphy non è una persona affidabile. Dopo un paio d’anni di registrazioni, più o meno discontinue, viene annunciato quello che sarà l’ultimo album degli LCD Soundsystem. “This Is Happening” esce il 17 maggio 2010, anticipato dal singolo “Drunk Girls”. In generale il disco ricalca tutto ciò di buono fatto nei precedenti due album e soprattutto non delude le grandi aspettative. Anche qui ci sono un paio di perle come “I Can Change” e il pezzo di chiusura “Home”.

La critica è soddisfatta e il pubblico anche, almeno fino al tragico annuncio dell’ultimo concerto il 2 aprile 2011 al Madison Square Garden di New York (ovviamente). Tutto finisce esattamente dove è iniziato. Quel concerto dura quasi 4 ore, vengono suonati tutti i pezzi degli LCD Soundsystem e sul palco salgono tanti ospiti fra cui Win Butler e Régine Chassagne degli Arcade Fire, che molto devono alla musica di James Murphy e con cui produrranno, due anni dopo, l’eccezionale “Reflektor”.
Proprio di Win Butler è la fatidica frase Shut Up an Play the Hits, che darà il nome al documentario omonimo uscito nel 2013 che racconta le 24 ore di Murphy precedenti al concerto.
Dopodiché gli LCD Soundsystem si sciolgono definitavamente.

James Murphy, I Love You but You’re Bringing Me Down
Come tutti sanno, lo scioglimento è durato poco meno di cinque anni. Lo scorso natale gli LCD rilasciano il pezzo “Christmas Will Break Your Heart” e il 4 gennaio 2016, tramite la sua pagina facebook, James Murphy annuncia che il gruppo si riunirà per nuovi concerti e nuova musica.
Forse James ha preso in giro un po’ tutti, forse ama troppo il progetto o forse semplicemente gli servivano soldi. Comunque la si veda è difficile non essere contenti della rinascita degli LCD.
Non ci resta che aspettare fino al momento in cui da quel piccolo studio, fitto di sintetizzatori e macchinari vari nel cuore di Manhattan, esca nuova musica; che dalle strade di New York si risollevi quella magia che ha reso gli LCD, secondo Rolling Stone, i Nuovi Immortali della storia musicale contemporanea.