Era da un pezzo che ci eravamo accorti del cambiamento radicale di look nel frontman degli Arctic Monkeys, Alex Turner, che più o meno dall’album Suck it and See (2011) aveva deciso di creare una fortissima immagine intorno a sè, diventando un vero e proprio divo del rock, con tanto di ciuffo ingellato, giacca di pelle e simili, per abbandonare definitivamente la figura del ragazzino trasandato che strimpella la chitarra e canta con il gruppo nei locali della periferia del nord dell’Inghilterra.

Sarà stato un cambiamento naturale? Un processo di maturazione che ha portato il cantautore di Sheffield a rivedere le sua immagine dal punto di vista estetico (e musicale se si ascoltano le canzoni)? O sarà stata l’influenza di quel poco di buono di Miles Kane (ex Little Flames e Rascals) ad aver messo sottosopra il nostro cantante, dall’abbigliamento ai pezzi composti? Se si guarda il primo lavoro dei The Last Shadow Puppets, progetto parallelo che vede protagonisti i due, l’impressione che abbiamo è quella che i gli autori siano complementari e si influenzino l’un l’altro creando pezzi indie rock e piazzandosi sin da subito al primo posto della classifica inglese.

L’album, The Age of the Understatement (pubblicato il 21 aprile 2008), presenta tracce con giri frenetici quanto melodici, con l’accompagnamento degli archi, i quali spesso fungono da pura fonte di noise mentre le incisioni di Kane alla chitarra elettrica evidenziano un gusto molto profondo per i tremoli e i suoni vintage in generale. Le voci dei due risultano timbricamente in sintonia, sovrapponendosi nei ritornelli ed alternandosi nei pezzi; invece al basso i riff di Zach Dawes (Mini Mansions, entrerà successivamente in pianta stabile) spingono come se non si trattasse di musica fondamentalmente pop, ricorda spesso invece un cantautorato volto ad uso come colonna sonora di un fittizio film retrò le quali trame sono tese dai testi passionali della coppia Kane-Turner:

“And there’s affection to rent
The age of the understatement
Before the attraction ferments
Kiss me properly and pull me apart”

Dopo aver suonato qualche volta dal vivo in occasioni speciali come brani encore dove Miles Kane invitava Turner o viceversa ai concerti dei rispettivi gruppi, nel 2016 esce il secondo Lp, l’eclettico Everything You’ve Come to Expect, e segna la doppietta tanto sperata dal gruppo.

In copertina vi è Tina Turner che balla, ritratta da Jack Robinson del 1969 a New York, l’album è identificabile nel baroque pop per la strada che prende verso ambiti che uniscono la psichedelia ai beat fortemente revival e soul della Motown. Il disco è proposto a primo impatto dall’ambigua “fratellanza” tra i due, i quali sembrano amarsi non solo artisticamente (guardate il video del pezzo Miracle Aligner e capirete perfettamente), ma è pregno di validissima musica non solo dal punto di vista della ricerca in studio ma anche nella resa live, con il quartetto d’archi sempre presente per provocare tensioni all’interno delle ballate.

La voce di Turner inizia ad essere più stucchevole, resosi conto di aver preso pieno controllo del proprio taglio baritono, migliorando molto anche tecnicamente dal punto di vista del canto mentre Kane invece tende ad emergere di più nei live urlando e facendo uscire l’anima rock del progetto (si esatto, siamo stati all’Alcatraz di Milano e non c’è stata storia, Alex è stato quasi oscurato dal folle Kane). I due con questo album iniziano a comportarsi come dei veri e propri adoni del panorama rock ‘n’ roll, vestendosi talvolta in maniera scandalosamente glam e chic, ricordando delle star degli anni 70′.

Cosa è successo dopo questo album? Un Ep, The Dream Synopsis, pubblicato pochi mesi dopo l’album, contenente due brani dell’Lp precedente e quattro cover arrangiate in maniera brillante fra cui la fantastica Is this what you wanted di Leonard Cohen. Cosa è successo davvero a questi due artisti non posso dirvelo, ma il cambiamento si vede alla grande nei due video che trovate nell’articolo. Ma a noi che cosa importa? Se le musica è sempre così densa e carica…