Dall’esplosione all’esilio della tradizione cubana

Le rivoluzioni hanno da sempre una estetica curiosa, sono sempre state un pendolo che oscilla fra ciò che è il cambiamento radicale e tutte le conseguenze che scaturiscono, a volte in contraddizione con gli ideali di cui la rivoluzione stessa si è fatta portatrice durante il processo di trasformazione. E’ successo con la rivoluzione francese e il conseguente “Regime del Terrore” di Robespierre, con la rivoluzione russa e le “Grandi Purghe” poi applicate da Stalin una volta consolidato il processo rivoluzionario e il governo dell’Unione Sovietica. Una storia a cui siamo stati abituati fra i due secoli trascorsi tra l’800 e il ‘900, e che non ha nemmeno risparmiato la rivoluzione cubana del 1959 capitanata da Fidel Castro e Ernesto “Che” Guevara. Qualcuno dirà che i processi rivoluzionari sono così, una trasformazione che muta nel profondo la società e che come ogni “trauma” che ha scosso l’assetto societario ha bisogno di essere assorbito e metabolizzato lentamente, spesso anche con metodi non del tutto ortodossi. Ed è vero.

Ma facciamo un passo indietro, precisamente nella Cuba a cavallo fra gli anni ’30 e gli anni ’50. Nel 1933 Fulgencio Batista guida il colpo di Stato “dei sergenti” rovesciando il governo provvisorio. Intanto un anno prima nasceva a L’Avana il Club Social Buena Vista nel quartiere Buena Vista. Durante la dittatura di Batista e prima della rivoluzione del 1959 a Cuba esistevano diversi club legati alle varie etnie che popolavano il paese, tutti con più o meno lo stesso scopo associativo che fece nascere sale da ballo, orchestre e artisti che diedero poi lustro alla tradizione cubana nel mondo. Il Club Social Buena Vista era uno dei più noti, tanto che ha visto nascere e suonare al suo interno il bassista Cachao López e Arsenio Rodriguez. Rubén Gonzàlez, pianista della band di Rodriguez descrisse gli anni ’40 a Cuba come “L’era musicale di Cuba, dove nonostante ci fossero pochi soldi tutti avevano voglia di suonare, perchè era l’unica cosa che volevamo.” Ed è probabilmente la cosa che meglio descrive il popolo cubano, sempre gioioso e terribilmente creativo, propenso da sempre a sfornare musicisti di un certo calibro, anche se qualche decennio dopo qualcuno non sarà esattamente d’accordo. Il Club Buena Vista raggiunse una certa notorietà, grazie anche alle orchestre che accompagnavano i balli della tradizione cubana. La strada su cui affacciava il club spesso era gremita di persone, a volte curiosi, fra cui turisti bianchi che puntualmente venivano cacciati via. Alcuni musicisti di allora dedicarono al club canzoni come ad esempio Israel “Cachao” López e la sua “Club Social Buena Vista”.

Il Club Social Buena Vista durante il suo periodo d’oro ha visto nascere il mambo e la rumba, tutti nati dal genio della comunità afro-cubana, senza mancare all’appello balli come il Pachanga o il cha-cha-cha. Erano anche gli anni del son cubano trasformato poi in son montuno con l’aggiunta di altri strumenti da Arsenio Rodriguez e una sorta di dialoghi tra solista e coro detti montuno, da cui nasce appunto il nome .

Arsenio Rodriguez

Il decennio fra gli anni ’40 e gli anni ’50 è possibile definirlo come la golden age del Club Social Buena Vista, una amalgama di artisti passava e suonava per il club lasciando per sempre la propria impronta e il proprio contributo. Lo stesso decennio vide l’alternarsi di vari governi che minarono non poco la stabilità del paese, fino ad un altro colpo di stato sempre inscenato da Fulgencio Batista che prese il potere di nuovo nel 1952. Furono attuate numerose riforme che però videro lo stato depauperarsi inesorabilmente, specie dopo un ventennio passato ad attuare riforme economiche che non hanno mai rialzato veramente il paese e donato il tanto agognato benessere. Cuba divenne lentamente il cosidetto “luna park degli Stati Uniti”, colpa anche di un tessuto sociale che non riusciva ad assorbire tutta la nuova forza lavoro proveniente dalle classi più giovani, e di una classe media che si trovò presto insodisfatta e vittima di persecuzioni politiche sopratutto dopo che il governo bandì il partito comunista dal paese.

Ma la rivoluzione era alle porte, e nel 1959 il governo di Batista venne rovesciato dal “Movimento del 26 luglio” guidato da Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara. Batista finì in esilio e il governo rivoluzionario prese pienamente le redini della nazione applicando sul paese una politica prettamente di stampo socialista. Fu l’inizio della fine per i tanti club stanziati a Cuba, specie dopo l’ondata riformatrice dei primi anni della rivoluzione con il presidente Manuel Urrutia Lleó che ritenevano club come il Buena Vista luoghi di decadenza, che appartenevano al passato della Cuba di Batista e quindi di intralcio al nuovo governo. Con Castro al potere e la svolta totalmente comunista tutti i club furono definitivamente chiusi per impedire che nel paese ci fossero associazioni totalmente votate ad ospitare determinate etnie, e quindi permettere un processo di socializzazione più ampio, senza discriminazioni sociali. Il Buena Vista passò un periodo ad organizzare eventi solo nel fine settimana, dove però gli incassi delle serate venivano puntualmente confiscati. Nel 1962 il club fu costretto a chiudere i battenti, ormai alle strette fra confische e riforme che mettevano in cattiva luce la musica popolare in quanto ritenuta “poco consona al socialismo reale”. Con la campagna “medidas especiales” la musica popolare acquistò molto velocemente un ruolo di secondo piano, contribuendo al fenomeno degli esuli cubani scappati poi negli Stati Uniti.

Succede però che nel 1995 Juan de Marcos González durante un viaggio a Londra per promuovere un suo disco, incontra Nick Gold proponendogli di mettere insieme una orchestra composta da tutte le Afro-Cuban All Stars, in onore del Social Club Buena Vista. L’obiettivo era quello di produrre un album che contenesse oltre che la partecipazione di tutti i membri storici, anche i suoni più straordinari del son cubano formando una big band di jazz tutto afro. Nel 1996 vengono fuori “Buena Vista Social Club” prodotto insieme a Ry Cooder e “A toda Cuba le Gusta”. Buena Vista Social Club vince addirittura un Grammy nel 1998 e vende 12 milioni di copie in tutto il mondo. Un successo che, dopo la fine dell’Unione Sovietica e la conseguente crisi economica di Cuba dovuto allo stop di aiuti sovietici, ha aiutato tanto a non far dimenticare Cuba al mondo. Il Social Club Buena Vista non ha dimenticato le sue origini, nonostante le contraddizioni della rivoluzione e la condizione di compromesso in cui poi si è trovata tutta la cultura tradizionale cubana. Alcuni hanno deciso di scappare, altri sono rimasti, altri ancora oggi esultano per la morte di Fidel che probabilmente segna la fine di un governo sempre oscillante fra luci ed ombre, pregi e difetti. Nello stesso anno è calato il sipario sulle due facce della rivoluzione, con la morte di Fidel Castro e “L’Adios Tour” del Buena Vista Social Club che al teatro Karl Marx de L’Avana hanno salutato per l’ultima volta il loro pubblico. Un nuovo inizio per Cuba? Intanto la storia ha “assolto” un po’ tutti.