Cosa succede se uniamo un personaggio per certi tratti mitico, come Elvis Presley, con una campagna di sensibilizzazione in favore della vaccinazione? Sembra incredibile ma è quello che è successo. Il re del rock’n’roll si sta godendo il successo di pezzi indimenticabili come Heartbreak Hotel, e stava per apparire all’Ed Sullivan Show nel 1956, quando gli viene richiesta la collaborazione per una sfida tutta medica: essere vaccinato contro la polio di fronte alla stampa prima dello spettacolo.

Tutto nelle numerose foto dell’epoca: Elvis super testimonial di una causa importantissima. Una vera e propria operazione pubblicitaria, un tentativo di correggere la campagna nazionale di vaccinazione antipolio, efficace per la fascia infantile ma non ancora “sentita” tra gli adolescenti, anch’essi soggetti a rischio.

«Il vaccino Salk contro la polio era appena stato prodotto e i bambini venivano vaccinati a milioni. Tuttavia, gli adolescenti, anche loro vulnerabili alla polio, non stavano prendendo il vaccino» si legge in un articolo dell’Observer.

Elvis non è l’unico testimonial “di lusso” di cui si è servita la campagna pro-immunizzazione. Negli Stati Uniti sono stati importanti anche gli input di star come Clark Gable e Mickey Rooney. Un punto di svolta – come si nota negli anni successivi, e fino a oggi – che ha avuto luogo tra le celebrità nel loro atteggiamento verso i vaccini e altri programmi di salute negli ultimi 60 anni.

Cos’è questa poliomielite?

Si tratta di una malattia infettiva causata dal poliovirus. Apparse per la prima volta negli Stati Uniti intorno al 1900. Un regolare caso di epidemia di polio distrusse le città nordamericane dagli anni ’30 agli anni ’50 con migliaia di casi e migliaia di morti. La malattia normalmente non porta alla morte, ma alcuni casi portano a paralisi permanente e casi più rari provocano la morte.

La paura negli Stati Uniti era così forte che furono molti i governi locali che minacciarono di “chiudere” i luoghi pubblici e bloccare le loro città in caso di epidemie di poliomielite. La polio cambiò radicalmente anche interi sistemi e abitudini di vita, con la gente diventava sempre più ossessionata dall’igiene personale e dalla pulizia. Solo dopo diversi anni di ricerca insieme a diversi esperimenti su animali e umani, il dottor Jonas Salk annunciò finalmente la sua scoperta di un vaccino antipolio efficace nel 1955.

In quegli anni le star erano chiaramente favorevoli a quella campagna di vaccinazione. Oggi abbiamo la crescita di movimenti “no-vax”, anche a partire da star del cinema. Basti pensare a Robert De Niro che ha supportato il film Vaxxed: From Cover-Up to Catastrophe, pellicola a sostegno delle controverse opinioni anti-vaccino del medico britannico “scomunicato” Andrew Wakefield, che ha diretto il film. E non è il solo tra le star a dubitare dell’efficacia dei vaccini: tra gli “scettici” troviamo celebrità come Jim Carrey, Jenny McCarthy e Charlie Sheen, tutti personaggi che in un modo o nell’altro hanno criticato l’utilità dei vaccini.

Sembra che i vaccini siano periti sotto il peso del proprio successo. Innegabile come gran parte di noi non abbia contezza di cosa significhi avere a che fare con un’epidemia che travolge una popolazione. Non possiamo immaginare cosa significasse vivere nella metà del 20esimo secolo, periodo in cui una serie di epidemie di polio colpì centinaia di migliaia di bambini in tutto il mondo. Lo stesso Franklin D. Roosevelt, presidente degli Stati Uniti dal 1933 al 1945, morì in seguito al contagio.

Fu così che Elvis è stato reclutato per potenziare l’adozione da parte degli adolescenti del vaccino antipolio. Fu Certamente importante la sua partecipazione a questa campagna, ma l’apporto più importante arrivò dai ragazzi stessi che propagandando da porta a porta la necessità del vaccino, dimostrarono il vero potere degli adolescenti nella comprensione e nella gestione del problema polio. L’incidenza annuale della poliomielite negli Stati Uniti diminuì di quasi il 90% tra il 1950 e il 1960. La campagna ebbe successo sfruttando la potenza mediatica delle star e l’azione di tutti i ragazzi che si riuscivano a coinvolgere di stato in stato. Risultati importanti che il potere della musica tra i giovani, ma soprattutto i giovani stessi, sono potuti essere resi possibili per salvare tante vite umane.