Approcciarsi oggi ad un album di Kanye West non è cosa facile; da qualunque prospettiva lo si prenda i commenti ovvi e banali rischiano di essere sempre dietro l’angolo. Kanye è diventato in questi ultimi anni una sorta di mostro sacro dell’Hip Hop, un oggetto di culto protetto dalla stampa e dai fan. Non nego in nessun modo che tutto questo sia stato assolutamente meritato -sfido chiunque a produrre due album come MBDTF o Yeezus- ma ciò rende il giudizio su questo disco ancora più complesso di quanto esso non sia.

“Pablo chi?” Si domanderanno i più. La risposta, se non si conosce bene Kanye potrebbe essere spiazzante. Il Pablo che da il titolo a questo album è proprio Picasso, quello che lo stesso West ha definito come il più grande artista del ventesimo secolo. Il parallelismo viene da sé; “Picasso è stato il più grande artista del ventesimo secolo, mentre io sono stato il più grande del ventunesimo”. “Sparate mediatiche” a parte, è giunto il momento di concentrarsi sul disco vero e proprio.

Kanye West ci ha abituato negli anni a proporci dei dischi molto omogenei da un punto di vista sonoro e lirico. In The Life Of Pablo tutto questo non c’è. Ascoltando per la prima volta questo disco si ha l’impressione di essere davanti ad un lavoro confusionario e caotico come non mai. I pezzi che si susseguono l’uno dietro l’altro spaziano senza sosta da sonorità club (Highlights ft Young Thug) ad altre di elettronica minimale (Wolves – Real Friends), virando poi su intermezzi confusi (I Love Kanye) e canzoni che incarnano la quintessenza del mainstream (Famous ft. Rihanna).
[Correzione Aprile 2016: Nulla da fare; dibattito ancora aperto. Ora la voce più accreditata dice che Pablo starebbe per San Paolo Apostolo. Probabilmente non arriveremo mai alla verità].

I testi poi seguono a ruota la varietà dei beat. The Life Of Pablo è un affresco che racchiude in sé tutto ciò che Kanye è stato e sarà. Si parla della solita Good Life, della fede in Dio, delle Yeezy (e quindi di Nike ed Adidas), della sua megalomania e del suo amore per la moglie Kim Kardashian; che ora più che mai sembra essere la sua più grande fonte di influenza.

Il lancio di The Life Of Pablo è stato in qualche modo lo specchio della confusione che aleggia al suo interno. Kanye in questi ultimi mesi si è probabilmente divertito a prenderci tutti in giro cambiando per ben 4 volte il nome del disco (in ordine: So Help Me God, SWISH, Waves prima di giungere a quello definitivo) e altrettante volte il numero e l’ordine delle tracce. Non è chiaro sapere se tutto fosse già deciso sin dall’origine o se davvero Kanye West fosse indeciso sino all’ultimo secondo su quali canzoni inserire. A giudicare dalla caoticità di questa musica sarei più propenso a sostenere quest’ultima tesi, anche se, come ben sapete, quando si parla del suddetto rapper non bisogna mai dare queste cose per scontate.

Ma, alla fine, com’è questo disco? Stiamo parlando di 18 canzoni di cui più di metà si sarebbero potute evitare (forse). Ma c’è un ma; sarebbe infatti disonesto non riconoscere l’indubbio valore di pezzi come Wolves – Real Friends – Ultralight Beam – Father Stratch My Hands Pt1 and Pt2 – Highlights.
Se l’album terminasse, come in effetti doveva inizialmente essere, con Wolves ora molto probabilmente sarei qui a parlarvi di un disco diverso. Concettualmente l’album può essere sezionato in due parti, divise proprio dall’inutile Silver Surfer Intermission. Nella prima troviamo i pezzi migliori mentre nella seconda alcuni fra quelli peggiori mai pubblicati da Kanye (Facts su tutti) o semplicemente canzoni con poca identità (30 Hours). E poi parliamoci chiaro; chiudere il disco con Wolves piuttosto che con Fade non è proprio la stessa cosa.

Una menzione particolare va a No More Parties In LA che, se presa singolarmente potrebbe essere un pezzo interessante (anche se, per onestà intellettuale lo ammetto, io ho nei suoi confronti una certa avversione). Il punto è che questo brano sembra una canzone di Kendrick Lamar che si sarebbe potuta inserire magnificamente nel capolavoro To Pimp A Butterfly. In The Life Of Pablo questo pezzo stride invece non poco, andando ad alimentare quel senso di confusione che sopra vi menzionavo.

Per concludere; questo album va accettato. Che lo si voglia o no questo è il Kanye West degli anni dieci. Certo, si potrebbe passare ore a ricordarci della superiorità dei vari MBDTF, Yeezus o College Dropout. Ma a cosa servirebbe? Probabilmente a nulla.
Sarebbe più intelligente quindi concentrarsi su The Life Of Pablo riuscendo a coglierne i pregi e i difetti. Perché, se è vero che questo non è certamente il disco più riuscito del rapper della windy city, lo è altrettanto constatare che le canzoni grandiose in pieno stile West qui non mancano di certo.

Considerando l’hype mostruoso che si portava dietro, The Life Of Pablo è un’opera che viene certamente promossa. Starà a voi dimenticare tutto ciò che avete amato nei dischi di Kanye West per abbracciare completamente questa sua nuova svolta, forse non altrettanto originale, ma certamente creativa come sempre. Ce la farete?