Allora, lei è uscita dal conservatorio, è entrata nei Dambuilders, era la ragazza di Jeff Buckley quando è morto e poi ha viaggiato tanto, ma davvero tanto. L’ultimo luogo visitato è stato l’Etiopia per poi registrare questo album con Benjamin Lazar Davis, un polistrumentista con i controcoglioni che potresti scambiare con un Mika in versione grezza.

Joan Wasser è stata sempre un po’ irrequieta, sempre in contatto con qualcuno e qualcosa, ha collaborato con Lou Reed, Nick Cave, Anohni cercando di accumulare maggiori esperienze possibili senza prendersi un po’ di tempo per cazzeggiare. Tutto questo per dire che Joan ha uno stile musicale che di conseguenza si muove molto e per  giustificare un album che con i precedenti c’entra poco.

Let It Be You è sostanzialmente un album mainstream. Apparire spettinati indossando tute blu fa alternativo (ci manca solo Calcutta in mezzo), ma non fa sembrare l’album più “grezzo”. Però in questo pop che i fan giudicano “fastidioso”, Joan inserisce del r&b e del soul che in fondo non stonano. I (pseudo) ritmi afro raccontano l’esperienza esotica che sparge qua e là tra le tracce, una raccolta di suoni ed emozioni di una cultura diversa che si intrecciano benissimo con l’elettronica di Davis.

La loro è quasi la celebrazione del pop, non sono riusciti a staccarsi dai classici versi amorosi ormai diventanti cliché, però ci sono dei momenti davvero alti. In “Let It Be You” e “Motorway” riescono nella sperimentazione stilistica tra soul e musica elettronica senza cadere nel banale (“Hurts So Bad, “Easy Money”). In fondo va tutto bene, non puoi aspettarti che musicisti eclettici come loro ripetano in eterno le stesse sonorità. Magari potevano puntare di più sulle armonizzazioni tra di loro, ma apprezziamo l’azzardo dai. E poi  la chiusura con “Station” merita tutto l’album, dove la chitarra fa da mantra alla voce etera di Joan. Nel finale ti aspetti quasi che si aggiunga Jeff Buckley.

È un disco dagli alti e bassi, troppo pop per i fan e troppo poco per gli altri. Insomma tutti avrebbero qualcosa da dire. Se però volete rompere la routine e fare una cena esotica a casa di amici, questo album è perfetto.